Incendio di Cedrasco. «Picco di diossina come in ogni incendio, poi rientrato. Nessun problema per la salute».

La prima rilevazione ha fornito valori elevati nelle seguenti è rientrato il livello di pericolo

Incendio di Cedrasco. «Picco di diossina come in ogni incendio, poi rientrato. Nessun problema per la salute».
L’incendio a Cedrasco

Sono giunti i risultati della prime analisi effettuate dai tecnici di Arpa Lombardia sul campionatore ad alto volume per il monitoraggio degli inquinanti installato nei pressi dell’eliporto di Caiolo in seguito all’incendio divampato martedì della scorsa settimana, alla discarica di Cedrasco.

Dati piuttosto elevati, i primi, quelli frutto dell’analisi del primo filtro asportato 10 ore dopo il posizionamento della centralina, ovvero alle 10 di mercoledì scorso e che a loro volta hanno richiesto almeno 72 ore, se non più, di verifica. Dati che poi però dalla rilevazione sul secondo filtro prelevato, intorno alle 8 di giovedì scorso, già si erano di molto abbassati. Facendo rientrare quel pericolo per la salute che se il livello degli inquinanti si fosse mantenuto sui livelli della fase più acuta dell’incendio, avrebbe potuto impensierire.

«I risultati delle analisi sul primo campione prelevato relativi al parametro delle diossine - dicono da Arpa Lombardia - mostrano una concentrazione delle medesime pari a 1,2 picogrammi per metro cubo, valore espresso in termini di tossicità totale equivalente alla cosiddetta “diossina Seveso”, il che è in linea con quanto solitamente si rileva nella prima fase di un incendio. Mentre dall’analisi del secondo campione, come atteso, si nota una diminuzione del valore che scende a 0,117 picogrammi per metro cubo. Campionamento che è proseguito tuttavia fino a domenica e di cui saranno noti i dati nelle prossime ore».

Per Arpa Lombardia è importante ricordare che per le diossine, la normativa sulla qualità dell’aria non prevede un limite di legge. Semplicemente, la loro concentrazione nell’aria da e oltre i 0,30 picogrammi al metro cubo viene considerata, dall’Organizzazione mondiale della sanità, come indicativa di una sorgente locale di inquinamento che deve essere monitorata e controllata, non per gli effetti sanitari diretti da inalazione, ma per evitare la dispersione prolungata di questi inquinanti nell’ambiente e da qui nel tempo all’uomo.

«Nel caso degli incendi, ovvio, la sorgente è nota - osservano da Arpa - per cui nelle 24-48 ore dalla fase acuta i parametri rientrano nei livelli normali».

Pericoli, sembra di capire, per Cedrasco e limitrofi, non se ne intravedono, tuttavia Arpa dopo aver controllato la funzionalità del sistema di raccolta delle acque, cui sono confluite anche quelle di spegnimento dell’incendio e dato indicazioni su come smaltirle, sta proseguendo con le verifiche ambientali sul posto.

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