«In Valle due ospedali sono necessari»

La proposta Livio Dei Cas, cardiologo e docente universitario: «Il Morelli autonomo serve eccome». Indica quattro motivi per cui la coesistenza tra le due strutture non solo è possibile ma imprescindibile

«In Valle due ospedali sono necessari»
L’ospedale di Sondrio
(Foto di gianatti)

Una lancia in favore dell’autonomia dell’ospedale Morelli la spezza senza esitazione Livio Dei Cas, di Bormio, cardiologo di lungo corso e già professore universitario in questa branca.

Che torna sull’argomento per smentire la convinzione dei vertici di Anaao Assomed (il sindacato della dirigenza medica ospedaliera, autore di vari interventi contro l’indipendenza dell’ospedale di Sondalo) secondo la quale un Morelli autonomo non ha le basi per auto sostentarsi.

«Non è così, assolutamente - dice Dei Cas - perché non solo la situazione attuale giustifica l’autonomia del Morelli ma, arrivo a dire, giustifica anche il suo essere in simbiosi con l’ospedale di Sondrio, di cui riconosco la necessità e l’importanza, proprio per garantire una risposta sanitaria adeguata nella nostra area montana».

La normativa

Il cardiologo spiega su cosa si basa la sua affermazione: «Il tutto considerato che la nuova legge regionale sulla sanità del 2021, all’emendamento montagna - ricorda Dei Cas - autorizza la sperimentazione di gestioni sanitarie innovative nelle aree montane e che, allo scopo, è in fase conclusiva anche il progetto per la costituzione in fondazione del Morelli, elaborato dai professori Marco Vitale e Francesco Florian».

In una parola, per Livio Dei Cas, in provincia di Sondrio sono necessari non uno, ma almeno due hub ospedalieri, tenuto conto - osserva - «che le unità assistenziali hub in tutta la Lombardia, con la sola eccezione della provincia di Sondrio, sono collocate ad una distanza media fra loro di circa 40 chilometri, escludendo le grandi città come Milano, anche, ma non solo, in funzione della densità della popolazione residente».

I punti chiave

Sono quattro i punti chiave su cui Dei Cas si sofferma e dai quali, a suo giudizio, non è possibile prescindere, parlando di sanità di montagna.

«Primo - attacca il medico - poter contare su un duplice hub in Valtellina (Sondalo-Sondrio, nda) è fondamentale perché, parlando di Alta Valle e Tiranese, si deve tener conto che oltre agli 80mila residenti ci sono 3 milioni di turisti l’anno che vi gravitano, destinati ad aumentare a seguito delle Olimpiadi, e in più ci sono anche 500mila residenti temporanei in seconde case. Per cui i due ospedali devono sussistere, in piena efficienza e in rete, anche per garantire la massima sicurezza nel periodo olimpico. Secondo aspetto, quello relativo ai tempi di risposta, di presa in carico, ricovero e cura dei pazienti, che devono essere estremamente brevi, per prevenire mortalità e complicanze, come dettato da tutte le linee guida nazionali vigenti». Tanto più per patologie tempo dipendenti, osserva sempre Dei Cas, come cardiopatia ischemica, ictus, traumi, e fratture.

Verso il futuro

Terzo aspetto su cui, secondo il luminare occorre puntare, «è una stretta integrazione fra popolazione ed ospedale - dice - da attuarsi anche con una rete di telemedicina, pratica ormai comune in tutta Europa, in particolare per i pazienti collocati in aree disagiati. Rete che, a mio avviso, non può far perno solo sull’ospedale di Sondrio».

Non autosufficienti

Quarto e ultimo punto, infine, ma non meno importante, è quello che vuole il Morelli comprendere un «piano organizzativo per anziani non autosufficienti, con gravissime infermità quali malattia di Alzheimer, stati vegetativi, e candidabili all’hospice, così da ridurre - dice Dei Cas - i tempi di degenza nei reparti clinici e consentire, così, anche, un risparmio economico».

Idee chiarissime quelle di Dei Cas, il cui contributo vuole essere, al solito, costruttivo, senza cedere tuttavia di un millimetro rispetto alla dotazione ospedaliera e territoriale dell’Alta Valle.

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