Il questore Re in pensione: «Territorio sicuro ma anche a Sondrio indagini delicate»

Angelo Giuseppe Re dopo quattro anni in Valle lascia il servizio

Il questore di Sondrio, Angelo Giuseppe Re, dopo quattro anni o poco più lascia la Valtellina. Non lo fa per un nuovo incarico, ma per la pensione e ha colto l’occasione per tracciare un bilancio: il questore, dopo «episodi allarmanti e l’emergenza Covid gestita con capacità ed elasticità», ne è convinto, lascia una provincia e una città ancora più sicure.

Signor questore, è tempo di fare un bilancio della sua esperienza in Valtellina. Se dovesse citare qualche indagine in particolare, cosa le verrebbe in mente?

Parto dal presupposto che sono arrivato in un territorio sicuro e lascio un territorio sicuro, addirittura con tutti gli indici criminalità calati sensibilmente. Un territorio molto diverso dal resto della Lombardia, caratterizzato da una sorta di isolamento e da una propensione agricola che lo accomuna per certi versi ai luoghi da dove arrivo io, l’estremo sud della Sicilia, ma con caratteristiche profondamente diverse rispetto alle zone molto urbanizzate in cui ho lavorato prima di arrivare qui.

Ad esempio?

I problemi, lì, erano altri, disagi delle periferie, campi nomadi e problemi di ordine pubblico che, invece, qui non si incontrano. Eppure, anche in provincia di Sondrio abbiamo affrontato indagini delicate. Mi viene in mente ad esempio il caso, nel maggio di tre anni fa, del vandalo che ha danneggiato la chiesa Collegiata Santi Gervasio e Protasio di Sondrio, rompendo due angeli e cercando di sfondare la teca di vetro che ospita le spoglie terrene del Beato Nicolò Rusca. Nel giro di 24 ore, grazie alle telecamere, alle descrizioni e all’intuito di alcuni agenti siamo riusciti ad individuarlo, si trattava di un giovane richiedente asilo con problemi psichiatrici.

Come mai questo caso l’ha particolarmente colpita?

Con il senno di poi può sembrare un fatto di poco conto, ma in quel momento non potevamo saperlo. Avrebbe potuto trattarsi di un atto terroristico, simile a quello avvenuto in quello stesso periodo in una chiesetta francese. L’uomo avrebbe potuto aggredire un prete. Il punto è che abbiamo trattato questa, e tutte le altre indagini, con grande attenzione e cura, arrivando ad una soluzione in tempi brevissimi, così da poter escludere piste ben più preoccupanti.

Ricorda altri casi?

Sì, ci sono altre indagini che ricordo in modo particolare, come, di recente, l’individuazione di un soggetto che ha vandalizzato 18 auto in una sola notte nelle vie centrali di Sondrio. O la rapina al centro scommesse in via Mazzini: anche in quel caso gli autori di un reato che desta particolare allarme sono stati individuati in poco tempo. Tutto grazie alla professionalità della Polizia di Stato, che ovviamente lascio al mio successore.

Ma non ci sono solo le indagini per reati, più o meno gravi. Il lavoro della Polizia è anche altro. Com’è la situazione a Sondrio da questo punto di vista?

Scherzando dico spesso che è facile arrestare spacciatori o ladri, mentre i lavori complicati sono altri, anche se magari non hanno la stessa risonanza anche a livello mediatico. C’è poi un’attività portata avanti da poliziotti e poliziotte, e dagli impiegati civili del Ministero dell’Interno, che è meno visibile.

A cosa si riferisce?

Mi riferisco all’attività amministrativa, a quella relativa all’immigrazione, al lavoro della Digos e alla logistica. Un’attività molto complessa. La risonanza arriva solo quando si creano disservizi. Mi vengono in mente quelli con i permessi di soggiorno e i passaporti. La provincia di Sondrio è riuscita a mantenere tempi di consegna molto al di sotto della media nazionale e a qualunque altra provincia d’Italia. E anche questo è merito di chi lavora in questa Questura.

Meno di un anno dopo il suo arrivo in Valtellina, nel marzo del 2010, ha dovuto affrontare da questore l’emergenza Covid. Cosa le è rimasto di quel periodo?

Non è stato un periodo “banale” per noi. Come forze dell’ordine abbiamo dovuto reinventare il nostro lavoro. Controllare i cittadini che andavano a lavorare o a fare la spesa non è stato certo piacevole. Credo che abbiamo affrontato queste nuove incombenze con molto equilibrio, usando un’elasticità che è servita a non far sentire i cittadini oppressi dalle forze di polizia. Non è stato semplice, nessuno di noi si era mai trovato in una situazione simile. Certo, non eravamo noi in prima linea, lì c’erano gli operatori sanitari; ma abbiamo dato supporto di seconda linea, e credo che lo abbiamo fatto bene.

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