Il Green pass anche in parrocchia

Solo a Messa non è obbligatorio

Diocesi Protocollo di monsignor Cantoni: «È un dovere morale, proteggere se stessi e gli altri»

Il Green pass anche in parrocchia Solo a Messa non è obbligatorio
Autocertificazione obbligatoria anche per cantori, direttori e coro e strumentisti
(Foto di gianatti)

Il green pass entra anche nella vita delle parrocchie. Ieri il vescovo della Diocesi di Como, monsignor Oscar Cantoni, ha firmato una disposizione, immediatamente entrata in vigore, che regola la ripresa delle attività pastorali in condizione di sicurezza.

«La cura delle anime non può prescindere dalla tutela della salute dei corpi», scrive il presule, ricordando che, durante il periodo di emergenza sanitaria «la Chiesa non è venuta meno al suo compito di annunciare il Vangelo, di celebrare i Sacramenti e di aiutare i poveri», invitando però sia sacerdoti che fedeli al rispetto dei protocolli per prevenire i contagi.

Monsignor Cantoni richiama anche gli inviti giunti più volte dalla comunità civile affinché si tengano comportamenti prudenti e responsabili. E ricorda quanto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha dichiarato al Meeting di Rimini: «Vaccinarsi è un dovere non in obbedienza a un principio astratto, ma perché nasce dalla realtà concreta che dimostra che il vaccino è lo strumento più efficace di cui disponiamo per difenderci e per tutelare i più deboli e i più esposti a gravi pericoli».

Inoltre, il vescovo Oscar insiste anche su come la Chiesa consideri parte integrante della sua missione la tutela dei più deboli. E per questo cita papa Francesco, che il 18 agosto ha affermato che «vaccinarsi, con vaccini autorizzati dalle autorità competenti, è un atto di amore».

L’invito del Papa era poi stato raccolto, lo scorso 8 settembre, da una nota della Conferenza episcopale italiana in cui si ribadiva la necessità di «rispondere per primi a “un atto di amore” per noi stessi e per le comunità che ci sono affidate».

Ecco, allora, che valutando come «alcuni servizi svolti dagli operatori pastorali espongono, per loro natura, a un particolare rischio di contagio», secondo monsignor Cantoni «è compito della comunità cristiana adottare tutte le misure necessarie a ridurre tale rischio».

Quindi, considerata l’importanza dei vaccini e dei test diagnostici, il vescovo Oscar offre alcune indicazioni «che sono per tutti moralmente vincolanti».

Per partecipare alla Messa e alle altre celebrazioni liturgiche, comprese le processioni, non sarà richiesta alcuna certificazione: l’invito è quello ad attenersi scrupolosamente ai protocolli in vigore. Ma per lo svolgimento di qualsiasi altro servizio che comporti il contatto e la vicinanza con altre persone, «al dovere di attenersi alle comuni misure di protezione - scrive il vescovo Oscar - si aggiunge l’obbligo di autocertificare».

In particolare va autocertificata una delle seguenti condizioni: avere ricevuto da almeno 14 giorni la prima dose di vaccino contro il Covid-19; essere guariti da non oltre 180 giorni da un’infezione da Sars-Covid2; essersi sottoposti, da non oltre 48 ore, con esito negativo ad uno dei testi diagnostici approvati dal ministero della salute.

A questo sono moralmente obbligati - espressione forte e vincolante secondo il diritto della Chiesa - i ministri ordinati, cioè presbiteri e diaconi nella visita ai malati (tranne che in pericolo di morte), nella visita alle famiglie, negli incontri parrocchiali di qualsiasi tipo; i ministri straordinari della Comunione; i catechisti e gli educatori, gli insegnanti al doposcuola o alle scuole di italiano per stranieri gestiti dalle parrocchie; gli operatori maggiorenni impegnati in attività educative, caritative e didattiche gestite dalle parrocchie; i coristi, cantori e strumentisti.

L’autocertificazione, attraverso moduli pubblicati sul sito internet della Diocesi, permetterà di evitare controlli puntuali dei green pass, che dovranno invece essere effettuati in occasioni di particolari attività che coinvolgano partecipanti non abituali: convegni e grandi raduni, anche se all’aperto; spettacoli teatrali e concerti in chiesa, in teatro o in altri luoghi; attività di centri culturali, sociali e ricreativi; bar degli oratori o proposte di pranzi e cene per il servizio al tavolo al chiuso; esperienze di vita comune o campi scuola; sport di contatto, individuali e di squadra, a livello amatoriale o associativo per la pratica al chiuso e per l’uso degli spogliatoi.

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