Il giallo della morte nella miniera

Si ribalta con un camion di cantiere, lo trovano senza vita a centinaia di metri di distanza. Michele Negrini, 55 anni di Sondrio ma originario di Caspoggio, lavorava a Tremenico da una decina di anni.

Il giallo della morte nella miniera
La cava lecchese teatro di una tragedia che non è ancora stata chiarita
(Foto di foto Sandonini)

Un uomo è morto ieri nelle cave dei feldspato di Lentreè, nel Lecchese, precipitando in un dirupo per una settantina di metri. Quello che di primo acchito poteva sembrare un incidente, ha preso via via i contorni di qualcosa di diverso, facendo sospettare che di incidente non si sia trattato.

La vittima si chiamava Michele Negrini, 55 anni, residente a Sondrio ma originario di Caspoggio, ed era dipendente della ditta Camillo Carnazzola di Colorina che ha da qualche anno ha rilevato le cave della Italmineraria a Tremenico, in Valvarrone, ancora attualmente in esercizio.

L’allarme è scattato poco prima delle 11, quando l’uomo si è ribaltato mentre stava guidando un dumper da miniera, quei grossi mezzi adibiti al trasporto del materiale estratto. Il pesante camion è finito al di sotto della strada di cantiere e si è rovesciato, ruote all’aria. Dall’incidente però Negrini sarebbe uscito illeso, secondo quanto è stato possibile ricostruire.

Nella cava ieri, ultimo giorno di lavoro prima della sospensione per il periodo delle ferie, c’erano tre addetti. Uno dei compagni ha visto il mezzo rovesciato al di sotto della strada e ha iniziato a cercare il collega.Non trovandolo nelle vicinanze dell’incidente si è diretto verso il locale che viene utilizzato come mensa, credendo di trovarlo, ma nemmeno lì c’era.

È iniziata quindi la ricerca fino alla macabra scoperta: in fondo alla pista, in terra c’era il cellulare e sotto, parecchie decine di metri più in basso era riverso l’uomo, morto probabilmente sul colpo per effetto della caduta.

Come mai era lì, lontano qualche centinaio di metri dal punto del ribaltamento? Una caduta in seguito allo stato confusionale o che altro? È quanto si sono chiesti ieri i soccorsi che sono stati allertati in codice rosso, nella speranza di poter salvare la vita all’uomo.

Dall’ospedale Sant’Anna di Como si è levato in volo l’elicottero del 118 che ha raggiunto il luogo con l’equipe medica che è stata calata in soccorso. È stata mobilitata la XIX Delegazione lariana del Soccorso alpino per il recupero dell’uomo e sono intervenuti i carabinieri della stazione di Colico ed i vigili del fuoco di Bellano e Lecco. Questi ultimi hanno dovuto raggiungere la cava con la funivia che viene utilizzata dagli operai che dalle porte del paese si recano sull’altro versante della montagna a lavorare e porta al massimo quattro persone per volta.

Tutta la mobilitazione fatta per tentare di salvare la vita al sondriese è stata vana. Sul versante opposto, affacciato a Lentreè, hanno iniziato a raggrupparsi diverse persone, tra le quali anche qualche ex minatore, in attesa di sapere qualcosa sull’incidente.Con il passare delle ore però, oltre alla triste notizia della morte dell’uomo, ha iniziato a spargersi quella del possibile gesto estremo che ha reso ancor più tragico l’evento.

Chi lo conosceva di vista, lo descrive come una persona che parlava poco, dipendente della ditta da una decina di anni con il compito di escavatorista e addetto alla guida dei mezzi di cantiere. Saranno le indagini dei carabinieri a stabilire l’esatta dinamica di quanto è accaduto, sempre che ci siano elementi utili a fare chiarezza.

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