Guardia notturna verso l’abolizione

Il «no» dei medici

L’ipotesi della conferenza Stato-Regioni è sostituirla con il servizio di emergenza urgenza. Marco Tam: «Una commistione dannosa per tutti».

Guardia notturna verso l’abolizione Il «no» dei medici
Marco Tam

È sul piede di guerra Marco Tam, segretario provinciale del Sindacato medici italiani, Smi. Non accetta la proposta di smantellamento del servizio di continuità assistenziale, meglio noto come guardia medica notturna, «che le Regioni, nella Conferenza Stato-Regioni - precisa - hanno proposto come passaggio propedeutico alla riforma della Medicina generale che, di qui a due anni, dovrebbe andare in porto attraverso la creazione di aggregazioni di medici capaci di soddisfare, al loro interno, anche la “guardiania” notturna. Non crediamo che la soluzione possa essere, nel frattempo, quella di abolire il servizio facendolo “transitare” sull’emergenza e urgenza 118, perché questa è la soluzione prospettata».

In pratica, dalla Conferenza Stato-Regioni sta venendo avanti il concetto che, in attesa delle suddette aggregazioni di medici, «i “medici pipistrello”, così si chiamano, in gergo, a titolo di provocazione, i colleghi che lavorano di notte - dice Tam - continuino a svolgere il loro servizio di guardia medica nei festivi, mentre, nei feriali, non più dalle 20 alle 8 del giorno successivo, come accade oggi, ma solo dalle 20 alle 24, mentre, dalle 24 alle 8 il servizio passerebbe in consegna ai colleghi dell’emergenza e urgenza 118. Ora, è vero che nella fascia notturna, le chiamate sono molte meno che di giorno o in fascia serale, però, ci sono, comunque, e non mi sembra il massimo che siano i medici del 118 ad essere interpellati per rispondere a problematiche, tutto sommato, minori, come malesseri e mal di pancia. A noi sembra che il servizio di emergenza e urgenza debba essere dedicato ai casi urgenti e che questa “commistione” sia dannosa».

Anche perché Tam mette le mani avanti, ipotizzando che «in caso di chiamata notturna al 118, soprattutto se i colleghi medici fossero già impegnati su casi urgenti - dice -, potrebbe benissimo arrivare a casa un’equipe di soccorso, ma priva di medico, se non, addirittura, di infermiere specializzato, per cui alla fine non so che utilità potrebbe avere il servizio. Peraltro noi, come sindacato, operiamo anche a tutela dell’occupazione dato che, riducendo l’apporto qualificato notturno delle guardie mediche, attive dal 1976, si ridurrebbero anche le opportunità lavorative per i colleghi».

In ultima analisi, di fronte a questa, pur parziale, ma sostanziale, proposta di riduzione della guardia medica notturna lo Smi «intende rivolgersi ai sindaci di tutta Italia, provincia di Sondrio compresa - dice Tam -, per sottoporre loro il problema chiedendo di vigilare sull’evolversi della situazione. Lunedì 9 incontreremo, a Roma, Piero Fassino, responsabile nazionale dell’Anci (associazione nazionale Comuni italiani) e gli consegneremo una lettera in cui sono indicate le nostre preoccupazioni rispetto agli esiti della trattativa Stato-Regioni sul punto specifico. Il giorno 11 - conclude - saremo in piazza Montecitorio per manifestare in favore del mantenimento del servizio».

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