Grido d’allarme
delle case di riposo
«Qui chiudiamo»

AssistenzaFistolera (Uneba) dopo il vertice in provincia «Mancano medici e infermieri, non ci sono alternative»

Grido d’allarme delle case di riposo «Qui chiudiamo»
Oltre ai problemi del Covid che in molte strutture non consentono ancora le visite, le case di riposo sono alle prese con il drammatico problema del personale che manca

«La situazione non solo è drammatica, ma tragica. Mancano medici, mancano infermieri, mancano operatori socio sanitari e di questo passo presto mancheranno anche i reparti dove ospitare ed assistere gli anziani. Perché dovremo chiuderli. E a quel punto chi si occuperà di loro? Chi potrà prenderli in carico?».

A chiederlo è Aldo Fistolera, presidente del Comitato provinciale di Uneba, l’Unione nazionale istituzioni e iniziative di assistenza sociale, organismo che rappresenta più opere assistenziali, fra, cui, in provincia, dodici Rsa, quelle di Bormio, Sondalo, Grosio, Grosotto, Teglio, Tirano, Sondrio, Ponte in Valtellina, Morbegno, Talamona, Delebio, e Chiavenna. In primis, quindi, quelle costituite in Fondazione.

Volontari

«Siamo già al limite, ma per il futuro ormai prossimo vediamo nero come la pece - assicura Fistolera - perché purtroppo ci sono già Rsa in cui abbiamo scoperture di medici, spesso professionisti in pensione che si prestano a titolo volontario ad offrire il loro apporto, così come assistiamo ad un drenaggio continuo di infermieri attratti dalle opportunità offerte dalle realtà ospedaliere. Forse i due casi più emblematici, al momento, sono quelli della Rsa di Grosio che si ritroverà a breve senza direttore sanitario, un medico a sua volta già in pensione, e sappiamo quanto sia fondamentale, per una casa di riposo poter contare su una figura di questo tipo.

«Poi c’è la Rsa “Città di Sondrio” che subisce in pieno il dramma della fuga di personale infermieristico verso la vicina Asst - aggiunge - E qui conta molto la contiguità con la realtà ospedaliera, perché magari in un contesto periferico il miraggio di un posto in ospedale meglio retribuito, attrae meno per via della lontananza dal luogo di lavoro, mentre un’infermiera di Sondrio o del circondario ha l’ospedale ad un passo da casa e, quindi, fa più che un pensiero sulla possibilità di sceglierlo come luogo di lavoro».

Il tema non è nuovo, quello della mancanza di personale sanitario dentro le Rsa della nostra provincia, tutte, va detto, non solo le associate Uneba, ma ora ha assunto connotati tali da spingere sia Aldo Fistolera, sia Simona Tachimiri, delegata regionale Uneba e direttore della Rsa di Sondrio, a chiedere aiuto alle istituzioni locali.

Salvagente

A lanciare il salvagente, in primis è stata la Provincia di Sondrio, che nei giorni scorsi ha organizzato un incontro in videoconferenza con il presidente Elio Moretti, il prefetto di Sondrio Salvatore Pasquariello, l’assessore regionale alla Montagna Massimo Sertori, il presidente della Conferenza dei sindaci e sindaco di Sondrio Marco Scaramellini, oltre che di Fistolera e di Tachimiri e dei presidenti delle Rsa di Grosio, Valentina Tuia, e di Teglio, Donato Valenti.

Da questi ultimi, cioè da coloro che vivono sulla loro pelle il dramma delle realtà in cui operano, sono giunti gli appelli a fare in fretta, a cercare soluzioni utili a tamponare la situazione nel breve periodo, ma, anche, a mettere in campo azioni di più largo respiro, capaci di offrire garanzie, al settore, anche per il futuro.

«E’ già tardi, lo sappiamo tutti, però se aspettiamo ancora, se tentenniamo, sarà sempre peggio - assicura Fistolera - perché la domanda di lunga assistenza non verrà meno, anzi aumenterà, ma non trovando più posto dentro la rete delle Rsa, costrette a chiudere reparti per mancanza di personale, si riverserà sulle aziende ospedaliere, perché i nostri ospit non sono assistibili a domicilio».

È una coperta cortissima, ormai, per cui Uneba Sondrio chiede che si permetta, a stretto giro di posta, il ricorso ad operatori socio assistenziali per coprire i turni notturni, perché le infermiere scarseggiano (Teglio dovrà operare in questo modo da marzo), chiede di permettere il tirocinio sul campo a medici ed infermieri anche nelle Rsa, di “distaccare” infermieri dall’Asst alle Rsa nei casi più urgenti, e di incentivare anche economicamente o fornendo alloggio, la presenza di figure assistenziali in provincia di Sondrio.

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