Gite di Pasqua
Covid e guerra
frenano il turismo

Terranostra Cerasa: «Prenotazioni ancora a rilento Siamo fiduciosi, ma i rincari non ci aiutano di certo»

Gite di Pasqua Covid e guerra frenano il turismo

Vacanze pasquali alle porte, ma sul turismo continua a pesare il clima di incertezza internazionale. Dopo quelle vissute negli ultimi due anni a causa della pandemia e delle limitazioni ad essa connesse, questa volta è la a guerra in Ucraina con le sue conseguenze sull’aumento dei costi e dei beni energetici, oltre che del carburante a rallentare la voglia di spensieratezza.

E così alla vigilia della Pasqua e dei week end di primavera che con le temperature di questi ultimi giorni si è ufficialmente palesata anche in provincia di Sondrio, risvegliando la voglia di passeggiate e gite fuori porta, le prospettive non lasciano tranquilli gli operatori.

Ripercussioni

Le preoccupazioni economiche e i timori per il futuro incerto spingono, proprio come durante la pandemia, a prenotazioni dell’ultimo minuto. La conferma arriva da Angelo Cerasa, il presidente di Terranostra Sondrio, l’associazione che riunisce gli agriturismi di Coldiretti e di Campagna amica. Sono centoventi circa le strutture complessivamente presenti in provincia di Sondrio.

«Le prenotazioni vanno piuttosto a rilento ed è un segno dei tempi che stiamo vivendo - dice Cerasa -. Le tensioni internazionali e la ripresa dei contagi negli ultimi giorni stanno dilatando i tempi con cui la gente decide. Negli anni precedenti alla pandemia a meno di un mese dalla Pasqua molte strutture erano ormai già al completo».

Cambiamenti

Ora non è così. Anzi le tensioni internazionali hanno rallentato e di molto le prenotazioni. Nonostante questo Cerasa vuole guardare al domani con ottimismo. «Sicuramente c’è voglia di ripresa - dice -: con l’allentamento delle misure restrittive, anche gli agriturismi di Valtellina e Valchiavenna sono al lavoro per i ponti di Pasqua e primavera che, con il risveglio della natura è una stagione particolarmente apprezzata dagli amanti della vacanza in campagna con le piante fiorite e le montagne che si svelano nella loro bellezza. Un appuntamento particolarmente atteso dalle nostre strutture qui in Valle che sono pronte a ripartire dopo la pandemia e le limitazioni che, fino all’anno scorso, hanno ridotto le attività praticabili nelle strutture e la presenza dei turisti, soprattutto quelli stranieri». Servirà ancora molto per ritornare ai livelli pre-covid, ammette lo stesso Cerasa che sottolinea come i rincari energetici influiscano in maniera importante, oltre che sui budget delle famiglie, anche sui costi di gestione delle strutture di accoglienza.

Pensare positivo

«Nonostante tutto siamo fiduciosi - dice Cerasa - e ci stiamo reinventando per ospitare al meglio i turisti che nelle nostre strutture potranno trovare ampi spazi per stare a tavola in mezzo al verde, immersi in un paesaggio montano unico tra vigneti, meleti, muretti a secco e alpeggi. Sicuramente in questo momento non aiutano i costanti rincari, spinti anche dal conflitto ucraino, che avranno ripercussioni su tutti i costi di gestione delle strutture. Ma la gente ha voglia di uscire e tornare nelle nostre splendide valli anche per regalarsi qualche momento sereno».

L’Italia è leader mondiale nel turismo rurale e può contare su 253mila posti letto e quasi 442 mila posti a tavola negli agriturismi. Tuttavia, nel 2021 le aziende hanno perso il 27% delle presenze rispetto a prima della pandemia nel 2019, «ci auguriamo che adesso possa essere davvero il momento di ripartire, sebbene di certo gli aumenti dei costi di gestione non aiutino» aggiunge Cerasa.

Nell’ultimo anno si è registrata una tendenza alla riscoperta dei piccoli borghi che Coldiretti e Campagna amica si augurano possa portare sempre più persone a visitare le strutture in provincia di Sondrio, «dove - aggiunge il presidente di Terranostra - si possono ammirare fantastici paesaggi, riscoprire le tradizioni del territorio e gustare i piatti tipici della cucina valtellinese e chiavennasca, dai pizzoccheri ai chiscioi, alla bresaola, ai formaggi più identitari come bitto, casera e scimudin, fino ad autentiche rarità come il violino di capra prodotto in Valchiavenna».

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