Festa della Repubblica
in nome della pace

Intensa cerimonia Il 76° anniversario celebrato davanti al monumento ai Caduti e poi nel cortile della Prefettura

Festa della Repubblica in nome della pace
Da sinistra: Remo Cestola, Stefano Magnato, Erminio Tognini, il prefetto Roberto Bolognesi, il questore Angelo Giuseppe Re, Carlo Marolda, Fabia Cossi in rappresentanza del nonno Pietro Peraldini, Irene Maria Pedrini
(Foto di foto Gianatti)

Mai come in questo momento la Festa della Repubblica assume il senso del dono prezioso di una pace che ancora una volta pare insidiata da biechi avvolti in nome di oscuri disegni oppressivi.

Il 76° anniversario della fondazione della Repubblica Italiana è stato celebrato solennemente con tutte le forze dell’ordine e le autorità provinciali dinanzi al monumento ai Caduti di piazzale Valgoi.

Tricolore portato dai bimbi

Schieramenti al completo con i gonfaloni della Provincia e del Comune di Sondrio in parata prima dell’ingresso del prefetto Roberto Bolognesi che ha accolto l’ingresso di due dolcissimi fanciulli, Bianca ed Edison, che su un cuscino rosso porpora hanno portato il nastro tricolore da issare in alto per l’alzabandiera scandito dall’Inno d’Italia a cui è seguito il commosso omaggio ai caduti.

La seconda parte della cerimonia si è svolta nel cortile della Prefettura addobbata a festa con tutte le finestre bardate di verde, bianco e rosso per una «festa di tutti quelli che si riconoscono nei valori della nostra Costituzione», come ha ricordato il prefetto Bolognesi che ha letto il discorso del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella . Un invito pressante a guardare al tempo nuovo della rinascita adoperandosi con lucidità e coraggio per porre fine alla «insensatezza della guerra» e «promuovere le ragioni della pace».

Tocca agli uomini di buona volontà. Come sempre. E lo Stato, giustamente, riconosce i suoi uomini migliori con le onorificenze dell’Ordine al merito della Repubblica. Il primo a ricevere l’onorificenza di Ufficiale è stato il questore di Sondrio Angelo Giuseppe Re , “fedele servitore dello Stato oltre che eccellente funzionario”. Ufficiale anche Remo Cestola , una vita intera al servizio della polizia di Stato come commissario del ruolo direttivo speciale, super medagliato per i suoi ampi meriti conseguiti sul campo, ma soprattutto per le sue iniziative di solidarietà a favore delle famiglie bisognose. E ancora Ufficiale Stefano Magagnato , simbolo identitario della Protezione civile e del Gruppo antincendio boschivo di Sondrio.

Antincendio e Protezione civile

Nella sua permanenza nell’Arma dei carabinieri si è distinto negli aventi calamitosi del 1987 e per gli interventi nelle missioni in Kosovo. E poi nell’emergenza pandemica, fornendo assistenza agli ospedali e impegnandosi nell’allestimento dei centri vaccinali. Insignito Cavaliere Erminio Tognini , una vita dedicata alla cultura al Provveditorato agli studi sondriese e per i suoi incarichi politici nel comune di Postalesio. Carlo Marolda , direttore dell’Uos del Dipartimento di emergenza urgenza dell’Azienda ospedaliera di Sondrio, è stato insignito Cavaliere per le sue qualità umane e gestionali durante l’emergenza Covid.

Grande impegno

Cavalierato infine per Iren e Maria Pedrini , impegnata per la collettività nel trasporto di pazienti oncologici e il fattivo sostegno a favore di pazienti affetti da gravi patologie.

È stata inoltre consegnata una medaglia d’onore al defunto Pietro Peraldini , classe ’24, deportato nel campo di Katowice Breslau come internato destinato al lavoro coatto per l’economia di guerra. Il riconoscimento è stato assegnato alla nipote, Fabia Cossi .

Un invito alla pace. Non v’è parola più dolce per chi ha versato il suo sangue per donarla ai figli del domani. E oggi altro non resta che stringersi intorno alla sacra bandiera italiana, arroccati attorno ai sacri valori patrii da tramandare alle nuove generazioni a cui lasciare in eredità quella libertà sospirata perchè troppo a lungo oltraggiata, difesa perché era tempo di scrollarsi di dosso il passo oppressivo di avidi tiranni, amata senza confini perché, senza, non v’è umana dignità né alcuna speranza di un mondo migliore

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