Ferì il padre in baita a colpi di accetta. Tre anni e otto mesi per tentato omicidio

Castione Ha patteggiato Silvano Giana per l’aggressione nel giugno 2021 a Valfurva

Ferì il padre in baita a colpi di accetta. Tre anni e otto mesi per tentato omicidio
L’udienza preliminare ieri mattina a palazzo di giustizia

Un anno e mezzo fa fu arrestato dai carabinieri con l’accusa di tentato omicidio per aver colpito ripetutamente il padre con un’accetta. Ieri Silvano Giana, 60enne di Castione Andevenno, ha patteggiato davanti al giudice una condanna a 3 anni e 8 mesi di reclusione.

L’episodio

Il drammatico episodio risale al 25 giugno del 2021, e avvenne nel maggengo a Plaghera, in Valfurva. a 2.100 metri di quota, dove padre e figlio si trovavano con la mandria al pascolo per il periodo estivo.

Secondo quanto ricostruito, il litigio ebbe inizio da un rimprovero del papà Augusto, 88 anni, per la mancata o cattiva pulizia della mungitrice. Più tardi, quando il figlio tornò in baita ubriaco, il padre lo rimproverò di nuovo e questo scatenò la sua violenta reazione. Non immediata: Silvano Giana entrò nella stanza dove l’anziano padre stava riposando e, «senza dire una parola - si legge nel capo di imputazione – lo aggredì violentemente colpendolo ripetutamente alla testa, all’orecchio, alla mano, alla tibia sinistra e alla coscia destra con un’accetta».

L’accetta era in tutto e per tutto un’arma, con una lama di dieci centimetri e un manico lungo 92 centimetri.

Secondo il capo di imputazione, Silvano Giana aveva tutte le intenzioni di uccidere il padre ma «non riuscì nel suo intento – si legge sempre nelle carte del tribunale – per cause indipendenti dalla sua volontà, in quanto il padre, fortunatamente, era ancora sveglio ed accortosi dell’aggressione si è difeso strenuamente riuscendo alla fine a togliere l’ascia dalle mani del figlio, riportando numerose ferite alle mani, da difesa».

Una prontezza di riflessi a dispetto dell’età avanzata, che ha salvato la vita ad Augusto Giana, il quale riportò ferite lievi: subito ricoverato all’ospedale di Sondalo, venne infatti dimesso dopo pochi giorni.

Questo, ovviamente, poco o nulla cambia rispetto all’imputazione, tentato omicidio, che punisce l’intenzione di uccidere, che per l’accusa c’era eccome. Tanto che sin da subito il sostituto procuratore Stefano Latorre gli ha contestato questo reato.

L’udienza

Ieri, in sede di udienza preliminare davanti al gup Antonio De Rosa, l’imputato ha dovuto rispondere anche dell’accusa di evasione. Nell’ottobre 2021, dopo quattro mesi di carcere, Silvano Giana venne messo agli arresti domiciliari nella casa del fratello a Castione (non con il padre, ndr) e ottenne il permesso di lavorare nella stalla di famiglia. Provvedimento emesso dal Gip di Sondrio e concesso sulla base dalle dichiarazioni del papà, che attraverso una nota trasmessa dal suo legale, Giuseppe Romualdi, disse di aver perdonato il figlio per quello che aveva fatto. Ma un mese dopo Giana si allontanò dal domicilio, per cui ha dovuto rispondere anche dell’accusa di evasione.

Silvano Giana ha quindi patteggiato una condanna complessiva a 3 anni e 8 mesi di reclusione, dovrà pagare le spese processuali e quelle per il mantenimento in carcere durante il periodo detentivo. Il giudice lo ha inoltre interdetto dai pubblici uffici per cinque anni.

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