«Favori agli amici», a Livigno sospeso per nove mesi il comandate dei vigili

L’inchiesta Indagati gli ultimi due sindaci e un assessore comunale

«Favori agli amici», a Livigno sospeso per nove mesi il comandate dei vigili
Cristoforo Domiziano Franzini, comandante della Polizia locale del Piccolo Tibet

Un vero e proprio terremoto a Livigno: il comandante della Polizia locale interdetto per nove mesi dai pubblici uffici; indagati l’attuale sindaco, il predecessore e anche l’assessore con delega ai rifiuti. E per tutti e quattro la Procura aveva addirittura chiesto la misura cautelare della custodia in carcere, negata dal giudice delle indagini preliminari. Inoltre ci sono una trentina di indagati.

L’indagine avviata dalla Squadra Mobile della Questura di Sondrio in collaborazione con la Guardia di Finanza - Nucleo polizia economico finanziaria di Sondrio (rispettivamente guidati dal commissario capo Niccolò Battisti e dal tenente colonnello Arturo Tacconi) ha portato ieri mattina all’esecuzione della misura cautelare personale dell’interdizione dai pubblici uffici della durata di nove mesi nei confronti di Cristoforo Domiziano Franzini, comandante della polizia locale. Non solo: ieri mattina sono state anche eseguite “perquisizioni locali e personali” nei confronti sia di Franzini che dell’attuale sindaco, Remo Galli, del precedente Damiano Bormolini, e dell’assessore Christian Pedrana.

Al centro dell’inchiesta, condotta dai pubblici ministeri Francesco De Tommasi della Procura di Milano e Marialina Contaldo della Procura di Sondrio, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Milano Alessandra Dolci, sono finiti la gestione e lo smaltimento di rifiuti a Livigno. I reati ipotizzati sono, a vario titolo, traffico illecito di rifiuti e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.

«Si tratta – si legge nella breve nota diffusa ieri mattina in modo congiunta dalla Questura e dalle Fiamme gialle - di attività di indagine relativa a presunte condotte, perpetrate da diversi soggetti economici con sede a Livigno che avrebbero organizzato e gestito un sistema finalizzato alla illecita gestione e smaltimento dei rifiuti derivanti dallo svolgimento delle attività d’impresa dagli stessi esercitate, con il concorso delle autorità locali istituzionalmente preposte alla regolazione ed al controllo delle attività di interesse pubblico in questione. Le condotte criminose ipotizzate sarebbero state finalizzate ad ottenere illeciti risparmi sui costi derivanti dallo smaltimento dei rifiuti in conformità alle norme di legge».

«Erano a conoscenza»

In altre parole, secondo l’accusa, diversi commercianti livignaschi avrebbero, dal 2007 in poi, smaltito rifiuti (per lo più di elettrici ed elettronici, ma non solo) senza affidarsi agli operatori autorizzati (e pagando i relativi costi) ma conferendoli alla discarica comunale, mentre la polizia locale e gli amministratori avrebbero - questa è l’ipotesi accusatoria - chiuso tutti gli occhi.

Il sindaco Galli e l’assessore Pedrana sarebbero infatti stati «a conoscenza del fatto che il corpo di Polizia locale offrisse ai commercianti» della città «un improprio servizio di smaltimento dei rifiuti commerciali» anche «pericoloso per l’ambiente». Lo scrive il gip di Milano Fabrizio Filice nell’ordinanza che ha portato all’interdizione temporanea di Franzini.

Galli, primo cittadino dallo scorso ottobre e prima anche vicesindaco, Pedrana e l’ex sindaco Damiano Bormolini, così come il comandante dei vigili urbani, sono indagati per il caso della presunta gestione abusiva dello smaltimento di oltre «18 tonnellate di rifiuti» dal gennaio 2007 in avanti. Anche per i tre amministratori la Procura aveva chiesto, cosi come per il capo della Polizia locale, la custodia in carcere, ma il giudice per loro tre non ha applicato alcuna misura e ha deciso nei confronti di Franzini l’interdizione dai pubblici uffici per nove mesi.

Galli e Pedrana, in particolare, secondo il gip hanno «omesso di intervenire per verificare cosa stesse effettivamente accadendo e per arrestare la prassi illecita», ma nei loro confronti non sono emerse «condotte di gestione diretta del sistema illecito, né interessi privati o condotte di corruzione, legate allo stesso sistema».

Ma, come riferiamo negli altri articoli, indagando su questo aspetto sono emersi altri fatti e altre contestazioni.

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