Emergenza personale

«Così sono a rischio

le politiche sanitarie»

I sindacati chiedono di incontrare Asst e Ats. Turcatti: «In forse anche le decisioni più condivise. Necessario e urgente affrontare questo nervo scoperto»

Emergenza personale «Così sono a rischio le politiche sanitarie»
Il mezzo dell’elisoccorso sopra l’ospedale di Sondrio

«Da tempo abbiamo lanciato l’allarme rispetto alla carenza cronica di personale. Ma il nostro appello è stato, troppo spesso, inascoltato. E ora ci troviamo in una situazione di fortissima emergenza, tale da mettere a repentaglio anche le migliori e più condivise scelte di politica sanitaria».

Parola di Michela Turcatti, della segreteria confederale Cgil e responsabile della Funzione pubblica, la quale, però, interviene sul tema in sintonia con i colleghi confederali di Cisl e Uil che hanno manifestato le loro forti preoccupazioni in una nota stampa unitaria diffusa mercoledì.

«Siamo di nuovo a chiedere un incontro ad Ats della Montagna e ad Asst Valtellina e Alto Lario - dice Turcatti -, perché è necessario e urgente fare il punto rispetto alla situazione complessiva in cui versa la sanità in provincia di Sondrio. Perché abbiamo avuto, sì, un incontro il 30 luglio scorso, con i vertici di Asst, di carattere però più informativo, relativamente al ripristino delle Alte specialità a Sondalo. Tuttavia noi vorremmo ampliare la discussione, e vorremmo che il preziosissimo ruolo del Morelli, per il quale ci siamo sempre battuti, sostenendo che le Alte specialità dovevano ritornarvi, venisse inserito nel contesto più ampio, ospedaliero e territoriale provinciale. E vorremmo che, unitamente ad Asst, al tavolo, ci fosse anche Ats, perché la posta in gioco è troppo alta».

C’è il tema del rilancio del Morelli, sì, ma c’è anche il ruolo da assegnare all’ospedale di Sondalo, ci sono le attese sul Presidio ospedaliero territoriale di Morbegno, ci sono gli investimenti, in essere, sull’ospedale di Chiavenna. E poi c’è tutto il grande capitolo del rafforzamento della medicina territoriale che ai sindacati sta molto a cuore.

«La necessità di implementare i servizi di prossimità al cittadino è urgente e ben vengano, quindi - rimarca Turcatti -, anche quelle opzioni previste nella proposta di legge regionale di revisione della 23, processo rispetto al quale noi vogliamo rivestire un ruolo di attori nel confronto, attivi, non passivi, però c’è un nervo scoperto, un punto dolentissimo, che rischia di inficiare ogni buon proposito, ovvero la carenza di personale».

Un punto per affrontare il quale, per le parti sindacali, occorre un lavoro d’insieme. Occorre un confronto istituzionale serio e pari a quello messo in campo, anche con il supporto della Prefettura, per andare a formare figure di supporto, pure scarse, come operatori socio sanitari e ausiliari socio assistenziali.

«In quel caso, però, col supporto dei centri di formazione provinciali, è stato un po’ più semplice aggiustare il tiro - dice Turcatti -, mentre il percorso di formazione di medici e infermieri esula dalle nostre possibilità. Ecco perché è necessaria un’azione di pressing comune, che parta da noi, dal livello provinciale, per arrivare a quelli più alti».

In primis, aggiunge, «sbloccando i numeri chiusi nelle università per i medici e, in secondo luogo, andando a favorire la frequentazione del corso di laurea in Infermieristica di Faedo da parte di giovani residenti in provincia di Sondrio che, una volta formati, restino da noi. Sappiamo che non è semplice, però sappiamo anche che in pochi, in provincia, frequentano questo corso molto qualificato, per cui, insieme, proviamo a pensare a come promuoverlo fra i giovani».

È un grido disperato quello che arriva dal sindacato, che entro settembre intende anche raccogliere dati che fotografino le carenze espresse, in termini di personale, da sistema sanitario locale.

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