Danza visionaria
In fila al Sociale
per vedere Carmen

Sociale Interpretazione superba dell’opera di Bizet Coreografie ad effetto che incantano il pubblico Un crescendo di emozioni e energia fino al gran finale

Danza visionaria In fila al Sociale per vedere Carmen
Una scena della Carmen al Sociale piena di pathos

Una interminabile fila innanzi al Teatro Sociale, sotto una leggera pioggerellina della sera, ha sottolineato il concorso scenico degli aficionados dell’arte di Tersicore a una visionaria “Carmen” coreografica affidata all’estro danzante del “Balletto di Milano”.

Rosso e nero

Il rosso e il nero. Eros e Thanatos a confronto. Il rosso sangue che incombe sin dall’esplosione dell’ouverture bizetiana sul vermiglio scabro delle pieghe vellutate del sipario illuminato dall’occhio di bue, e il nero profondo di un darviscio imperioso che tra inquietanti dissonanze underground traccia le linee ineluttabili di una tragedia annunciata.

La “Plaza deToros” sivigliana echeggia degli squilli di tromba della guarnigione al servizio dell’aitante brigadiere Don Josè irresistibilmente attratto dalla bella sigaraia che gli lancia una rosa. Tutto un proclama di una vita incline alla seduzione in cui la carnale Carmen non ha rivali, nemmeno la fresca Micaela nell’azzurro sensuoso di un’ingenua adolescente, a cui mette immantinente le cose in chiaro con una focosa “Habanera” che celebra la sensualità acerba di un’odalisca prescelta, o meglio, da una conturbante Salomè, che non ha alcun bisogno di sciogliere i suoi veli, come petali di un fiore tutto da sfogliare, per il disinganno dei sensi.

Cocciuta e spavalda

È lei la più bella del reame, e lo sa con pervicace certezza, è lei l’antesignana di un femminismo cocciuto e spavaldo che non esita a venire a contatto all’arma bianca con chi le si oppone. Alle sue spalle, ovunque, nascosto negli angoli bigi della mente, in un villoso legame di morte e di sangue, c’è lui, il destino avverso, pronto a ghermire la sua preda inesorabilmente, e serpeggia maligno nel torbido disegno dei celli tra schermaglie d’amore in cui la fiera sigaraia rivendica la libertà assoluta del suo corpo al miglior offerente.

Ammaliante

Maliosa come una dea sensuosa, è pronta a danzare melliflua sul tavolo di una taverna da postribolo come sul cubo di una discoteca, sotto lo sguardo attonito delle maestranze del buon vino. E il destino è sempre lì, in agguato mentre le gente, muta spettatrice, guata quieta, dietro le quinte, lo scorrere dei giorni degli uomini, a scavare nella comedie humaine o la tragedie humaine, oltre il velo impalpabile di un opaco controsipario vitreo.

E sulla scena ci siamo sempre noi a consumare le battute di un copione già scritto da tempo. È la stessa Pellegrina ferale, l’atro darviscio, inquietante asessuato, o meglio maschio possente e femmina incantatrice che dà le carte camuffandosi di rosso, innamorato dell’amore che dovrà sopprimere, soggiogando l’improvvida Carmen ai suoi desideri, quasi possedendola in un pas a trois, in un mènage forzoso, senza speranze, all’arrivo del caliente toreador Escamillo che le fa perdere la testa facendosi “espada” che le trafigge il cuore tra spasimi d’amore cocente.

La gelosia

E la morte è sempre lì accanto, come un’ombra fugate nell’ombra, dietro gli specchi incrinati della vita, che ci guarda in attesa dell’ultimo bacio fatale. Ed è inutile scalciare, dibattersi, lottare con feroce alterigia nell’ultimo epico scontro tra la furia ingelosita di Don Josè e lei che sfacciatamente lo sfida sapendo di andare al macello, condotta per mano dall’insano destino.

Il gran rifiuto scatenerà l’ira infernale dell’uomo tradito che supplica e minaccia, che aborrisce la sfida che potrà vincere, purtroppo, solo affondando la lucida lama di un pugnale nel petto di Carmen che cade senza un lamento mentre di lontano giunge l’eco gioiosa dell’ultima conquista di Escamillo nella torrida arena infuocata dagli olè cincensi di chi vuole il sangue del male sporcandosi gli occhi e le mani nel cruento duello scontato. Quasi sempre.

Superbo il “Balletto di Milano” che ha raccontato la vicenda della sigaraia dagli occhi di bracia e il corpo di fuoco, con sapidi tocchi scenografici ed evoluzioni coreografiche d’alto lignaggio. Su tutto l’immensità palpitante della musica di Bizet.

© RIPRODUZIONE RISERVATA