«Crisi di governo, in fumo 50 miliardi»

Il caso La stima dei contraccolpi effettuata da Confartigianato tra minori investimenti e stop agli aiuti anti rincari

«Crisi di governo, in fumo 50 miliardi»
Gionni Gritti, presidente di Confartigianato Sondrio

L’annuncio delle dimissioni di Mario Draghi dal ruolo di presidente del Consiglio dei ministri hanno avuto una certa risonanza anche nel mondo del lavoro della provincia di Sondrio. La crisi di mezza estate – l’ennesima, verrebbe da dire – sicuramente non lascia presagire scenari positivi e le preoccupazioni dei settori coinvolti sono davvero tante.

«Da normale cittadino la ritengo una crisi che non ha senso. In un momento, peraltro, in cui i problemi sono già tanti, l’attenzione da parte della politica dovrebbe essere rivolta a ben altro». Per il presidente di Confartigianato Imprese Sondrio, Gionni Gritti, il messaggio del premier Draghi di giovedì è stato un vero e proprio fulmine a ciel sereno. Chiaro, «le tensioni all’interno della maggioranza erano note, ma da qui a fare questo passo per me è follia pura», aggiunge.

Il decreto Aiuti

«A essere sinceri, dopo l’approvazione del decreto Aiuti ieri – ovvero giovedì per chi legge, nda – non pensavo minimamente alla possibilità delle dimissioni. Sinceramente non ho capito bene la volontà di Draghi, anche se, chiaro, il comportamento di certi politici è emblematico».

Va da sé, quindi, la riflessione sul Movimento 5Stelle, la cui fiducia – in termini di intenzioni di voto – dal 2018 a oggi si è più che dimezzata, dati alla mano. «È un partito che è imploso, con una spaccatura enorme al suo interno», aggiunge sempre il numero uno di Confartigianato Sondrio. «Una volta c’era Beppe Grillo che riusciva, tutto sommato, a fare da collante e a tenere insieme il gruppo. Ora, invece, è sparito».

Spariti gli amministratori

In più, «in tutta onestà, per ora non riesco a individuare altra figura carismatica del livello di Draghi all’interno dei vari partiti politici parlamentari. Credo sia un dato di fatto su cui riflettere: manca una scuola di politica che formi seriamente i futuri amministratori. E poi non c’è più nemmeno voglia di crescere».

L’auspicio, dunque, è che Draghi ritorni sui propri passi, anche grazie all’intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Adesso non vedo altre soluzioni – confida Gritti – anche perché, davvero, sul tavolo le questioni aperte sono molte e una ulteriore crisi di governo non potrebbe far altro che comprometterle».

Il debito pubblico

E si fa in fretta a dire quel che c’è da fare. «Abbiamo – aggiunge – un debito pubblico da far spavento e, in più, ci bisognerebbe metter mano al Pnrr: è evidente che, in questi due anni, sono cambiate molte cose e, quindi, converrebbe pensarci bene prima di rischiare di buttar via i fondi concessi». Non si possono nemmeno nascondere le altre urgenze del Paese, Covid in primis, ma anche crisi idrica – tema di scottante attualità – e relazioni internazionali in seguito al conflitto in Ucraina.

Confartigianato nazionale ha calcolato le conseguenze che potrebbero essere provocate dalla crisi di governo. Gli otto differenti effetti mettono a rischio 49,5 miliardi di euro, pari a 2,5 punti di Pil e delineano un rischio occupazione per 253mila lavoratori.

In particolare, secondo l’analisi di Confartigianato la crescita degli investimenti si ridurrebbe di 5 miliardi di euro, verrebbero meno circa 11 miliardi di interventi contro il caro-energia per famiglie e imprese che pagherebbero anche 3 miliardi in più per il rialzo dei tassi di interesse sui prestiti bancari, dovremmo rinunciare a 3,9 miliardi di effetto espansivo della legge di bilancio 2023, mentre peserebbe per 3,6 miliardi la deviazione dal sentiero di riduzione della pressione fiscale.

L’occupazione

E ancora, un incompleto raggiungimento degli obiettivi del Pnrr metterebbe a rischio 17,8 miliardi di finanziamenti Ue, il blocco dei crediti fiscali per i bonus edilizia peserebbe per 5,2 miliardi sulle imprese con la perdita di 47mila occupati e la minore domanda di lavoro e i mancati effetti espansivi della politica fiscale potrebbero mettere a rischio oltre 206mila persone, con un effetto recessivo complessivo su 253mila posti di lavoro. Lo scenario politico senza Draghi porta pure ad altre considerazioni. «In generale cresce la mancanza di fiducia nei confronti della politica: oggettivamente, figure potenzialmente valide sono sempre più rare e si ha l’idea che poco cambi tra un’assemblea condominiale e una seduta parlamentare».

Figura equilibrata

L’attuale premier, invece, «in questi mesi si è dimostrato una figura equilibrata e determinante per il ruolo dell’Italia all’interno dell’Unione Europea, un uomo che ha sempre saputo relazionarsi con gli altri leader politici».

La situazione è estremamente difficile. «E non è nemmeno pensabile, come soluzione, a governi lampo, che non riescono ad andare oltre l’anno. Come Confartigianato ce ne siamo accorti: il lavoro diventa impossibile se a Roma ogni tre per due salta chi governa il Paese».

«Mi auguro – conclude –, comunque, che questa situazione possa essere di monito a molti». Costi quel che costi, whatever it takes.

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