Confortola, magia in Valfurva   L’aurora boreale sul Gran Zebrù
Lo scatto dell’aurora boreale immortalata da Mauro Confortola dalla cima del Gran Zebrù

Confortola, magia in Valfurva

L’aurora boreale sul Gran Zebrù

L’orologio del tempo segnava le 7,04 al polso del nostro “Montanaro degli 8.000”, l’alpinista di Valfurva che ha fatto della montagna la sua casa, Marco Confortola.

Era partito, come tante altre volte, nel cuore scuro della notte incamminandosi verso la sua amata cima, quasi un appuntamento desiato verso l’innamorata di sempre: la vetta del Gran Zebrù, adorata, desiderata, conquistata a piccoli passi, uno dopo l’altro, per chissà quante volte. La “strada di casa” per il nostro scalatore, a cui fa sempre ritorno dopo ogni grande impresa.

L’aria frizzante dell’autunno lo teneva desto mentre, solitario, guidato dal chiarore lattiginoso di una luna che gli faceva il filo, percorreva la nuova via che anni prima aveva sperimentato e che ora si rivelava per tutti la via maestra per approdare in cima.

Un percorso conosciuto ormai a menadito, “fixe dopo fixe”, passo dopo passo, un piede dopo l’altro, in ascensione, prima dell’arrivo del “generale inverno”.

Dopo l’orrore bianco vissuto in cima al K2 a cui era scampato lasciandogli in pegno le appendici dei suoi piedi, credeva di aver provato tutto. Di aver visto tutto. Ma…

Era giunto ormai a quota 3.350, e la “Cima del Re” era lì dinanzi a lui, maestosamente signora, che si liberava delle inquiete ombre della notte per destarsi ai primi lucori quando… qualcosa di inimmaginabile si apriva innanzi ai suoi occhi.

«Un’emozione fantastica, assoluta, inaspettata, mi ha percorso la schiena con un brivido, mai visto una magia simile», racconta Confortola. Quasi incollato alla parete Nord, dinanzi ai suoi occhi increduli qualcosa di ineffabile si apriva nella quieta silhouette dell’Ortles-Cevedale.

Una visione impossibile: lunghe strisce rosate che balenavano sfumando verso l’arancio pallido sembravano fluttuare a mezz’aria danzando nell’aria ottobrina come fatate ali di farfalla in volo. Era l’aurora.

L’aurora boreale di Valfurva! Inimmaginabile a questa latitudine. Eppure era lì dinanzi ai suoi occhi ammaliati dall’incanto di una natura meravigliosa.

Una tempesta magnetica o forse più emozionale si dipingeva su un quadro d’autore che sgusciava dal nero pece dell’oscurità emergendo in un gioco di colori inimmaginabili colti appena da un’istintiva istantanea.

Ed è quanto gli rimarrà nel cuore e nella mente a lungo di quest’ultima traversata in alto verso la sommità del “suo” Gran Zebrù”.
Nello Colombo


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