Cavalcavia Sassella

«No allo scempio

con l’alibi dei Giochi»

L’intervento Alcide Molteni rompe anni di silenzio

«Non vanifichiamo gli sforzi per preservare i luoghi

Se fare turismo è nascondere il santuario, si dica di no»

Cavalcavia Sassella «No allo scempio con l’alibi dei Giochi»
Sondrio SS38 rotonda della Sassella
(Foto di Luca Gianatti)

«Non vanifichiamo tutti gli sforzi fatti in questi anni per preservare la bellezza paesaggistica di quell’angolo cittadino in virtù di dieci giorni di gare». Come a dire: le Olimpiadi passano, le ferite inferte all’ambiente, patrimonio di tutti, poi rimangono.

«Non si può tacere»

Lontano dalla vita pubblica da più di tre anni, dal termine del suo quarto mandato a palazzo Pretorio - sindaco di Sondrio per eccellenza - sull’ipotesi di realizzazione di un cavalcavia alla Sassella, all’entrata ovest della città, Alcide Molteni rompe il silenzio che aveva scelto come linea di condotta. «Forse me ne pentirò, me ne sto già pentendo - premette - ma ci sono cose su cui proprio non si può tacere».

La soluzione prospettata dalla Regione per risolvere il problema degli ingorghi che si formano alla rotonda all’uscita ovest della città rendendo più veloce lo scorrimento tra Milano e l’Alta Valle con una soprelevata che partendo all’incirca dall’ultimo capannone andrebbe a ricongiungersi con l’attuale Statale (già su viadotto) rischia di avere un impatto devastante sullo sperone della Sassella che con il suo Santuario del 1500 circondato dalle vigne, non solo è uno degli scorci più fotografati in assoluto per la sua bellezza, ma rappresenta il perfetto biglietto da visita del capoluogo.

«Chiunque arrivi vedendo la Sassella - dice Molteni - sa già di che natura è la città che sta per visitare: un capoluogo alpino, terra di vino e di passeggiate slow. La stessa città in cui al termine della stagione degli alpeggi è possibile vedere le mucche al pascolo nei prati immediatamente a ridosso delle case e dove i terrazzamenti fanno da cornice naturale».

E se la Sassella è luogo del cuore dei sondriesi (e non solo) che la raggiungono in bicicletta o a piedi attraverso i sentieri tra i terrazzamenti, dove vi trovano oltre che il santuario anche una palestra di roccia, appena sistemata e particolarmente apprezzata è perché negli anni le politiche di pianificazione sono state pensate a tutela di quell’angolo di territorio. Lo ricorda e lo rivendica Molteni.

Piano regolatore

«Quando c’è stato da predisporre il Piano regolatore - ricorda - come amministrazione abbiamo scelto di preservare quell’angolo e le aree del parco Bartesaghi lì davanti, bloccando un insediamento commerciale. Lo abbiamo fatto per valorizzare una zona di Sondrio di grande pregio ambientale così com’è incorniciata dai corsi d’acqua, Adda e Mallero, foriera di un modo moderno di intendere una città alpina. Tant’è che guardando dalla Sassella o da Triasso anziché vedere i capannoni che sono nascosti dallo sperone della Sassella si vede il parco con tutto il suo verde. In tutti questi anni la Sassella è rimasta inviolata dagli scempi di qualsiasi natura. Ora si pensa a una colata di cemento come se fosse qualcosa di poco importante o transitorio, ma quel cavalcavia se sarà realizzato resterà anche dopo la fine delle Olimpiadi, segnando per sempre in maniera negativa il nostro territorio».

L’indicazione da Milano

Molteni ricorda anche che all’epoca dei confronti tra i tecnici per la stesura del Piano regolatore fu per prima la Regione Lombardia, la stessa che ora spinge sull’intervento, ad esprimersi a tutela della Sassella, raccomandando di non ipotizzare interventi di alcun genere.

«Noi - racconta Molteni - eravamo perfettamente d’accordo, solo faticavamo a capire perché solo un metro prima, a Castione, fosse possibile invece costruire tutta quell’area commerciale che ancora vediamo».

Sequela di capannoni che peraltro è parte del problema degli ingorghi, «perché - sostiene l’ex sindaco - sono stati realizzati senza tener conto dell’impatto che avrebbero prodotto sulla viabilità. Tanto che poi è stata fatta la prima rotonda e poi la seconda e ora si pensa addirittura al viadotto. Ma l’alibi delle Olimpiadi per cercare di fare uno scempio non può reggere».

Secondo Molteni dovrebbero essere per primi gli amministratori di Sondrio, che spingono tanto sulla vocazione turistica della città, a dire di no all’ipotesi progettuale.

«Se fare turismo è nascondere la Sassella che è un punto di richiamo sotto una pseudo tangenziale c’è qualcosa che non va. Bisogna avere il coraggio di mantenere le caratteristiche peculiari della città e dire di no».

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