Casula e la vita a Bollate

«È saldatore, tiene corsi

per gli altri detenuti»

La tragica storia di Veronica Balsamo Il suo assassino fra tre anni potrebbe avere dei permessi

Casula e la vita a Bollate «È saldatore, tiene corsi per gli altri detenuti»
Emanuele Casula, l’assassino reo confesso di Veronica

Forse è la somiglianza con Chiara Gualzetti a far venire in mente, dopo il suo assurdo omicidio, il delitto di Veronica Balsamo, 22enne di Grosotto che ha perso la vita nell’agosto del 2014.

Due ragazze così giovani (ancor più Chiara, che era appena un’adolescente), uccise senza un vero perché da un amico, una persona di cui si fidavano e che ne ha causato una morte prematura e inspiegabile.

Profonda ferita

E dopo il delitto avvenuto pochi giorni fa in provincia di Bologna, anche in Valtellina si riapre una ferita mai sanata. Chiara è andata incontro al suo assassino e lo ha abbracciato. Era contenta di vederlo, era il ragazzo che le piaceva. Era andata un attimo in casa, il tempo di dire alla mamma: “Torno tra dieci minuti”.

Invece non è tornata più. Le telecamere li immortalano così, Chiara e il sedicenne ora in carcere dopo avere confessato di averla uccisa.

Una storia che sembra già vista, perché Veronica Balsamo quel maledetto 24 agosto seguì il suo carnefice. «Non era il fidanzato di mia figlia, ma un amico come tanti», ha sempre puntualizzato in passato mamma Sonia. Poi, senza che ci sia ancora un vero perché, senza una spiegazione, lui, in preda agli effetti della droga, l’ha spinta in un dirupo e l’ha uccisa; poi ha pugnalato con un cacciavite il testimone scomodo, un chierichetto che lo aveva visto passare con Veronica.

La chiave di lettura delle due vicende, però, sembra essere profondamente diversa. Come detto, Emanuele Casula, l’assassino reo confesso di Veronica Balsamo, era sotto gli effetti di sostanze stupefacenti. Su questo ha fatto leva il suo difensore, l’avvocato Francesco Romualdi. Quella sera il giovane apprendista saldatore, che all’epoca aveva 18 anni, è stato ritenuto non pienamente capace di intendere e di volere poiché affetto da un disturbo psicotico riconducibile al consumo di cannabis.

Storia diversa nel Bolognese. Il 16enne fermato per la morte di Chiara l’avrebbe colpita ripetutamente con violenza, con coltellate al collo, al petto e alla gola e, infine, con dei calci, e meditava l’omicidio da giorni. Sarebbe stato, secondo gli inquirenti, del tutto capace di intendere e di volere.

A Bollate

E dal delitto valtellinese, di cui parlarono in tutta Italia, sono passati sette anni nei quali Casula è rimasto in carcere dopo la condanna a vent’anni di reclusione. Ora si trova rinchiuso nel carcere di Bollate, dopo un primo periodo trascorso a Monza.

«Un detenuto modello - fa sapere chi lo segue nel suo percorso -. Lavora, è un saldatore esperto, e addirittura tiene corsi per gli altri detenuti». Insomma, il giovane, ora 25enne, sta scontando la sua pena, mai un problema in carcere ed è seguito passo passo dalla sua famiglia. Certo, però, non potrà mai cancellare quello che ha fatto».

A metà condanna, tra circa tre anni, potrebbe già usufruire di permessi; e ben prima dei 40 anni essere un uomo libero a tutti gli effetti.
S.Zam.

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