«Arianna piccola
Scalpitava già
per pattinare»

LanzadaParla il primo allenatore Gaggi: «Era caparbia Si usava ancora il campo da calcio parrocchiale gelato»

«Arianna piccola Scalpitava già per pattinare»
Berbenno olimpiadi invernali Cina 2022 medaglia d'argento di Arianna Fontana sui 1500mt
(Foto di Luca Gianatti)

«Mi ricordo come fosse ieri, papà Renato, lavorava in Svizzera e, ogni volta che poteva, si alternava con mamma Luisa, nel portare i figli, Alessandro e Arianna, a pattinare a Lanzada. Parcheggiava nei pressi del benzinaio e, da lì, inamovibile, ci urlava in dialetto di Polaggia, “Si matt, si matt, sta lì a ciapà frécc... No, no, sti lì violter, mi sto chi”. Un mito».

C’era anche il fratello

Sulla fedeltà della trascrizione in dialetto non possiamo vantare certezze, ma il concetto riportato da Luciano Gaggi, coach della Lanzada Ghiaccio e primo allenatore di Arianna Fontana, espresso da papà Renato, era che lui i figli, li portava pure a Lanzada a pattinare, ma di scendere fino al campo sportivo, cosiddetto del Colombino, in riva al Lanterna a gelare dal freddo, non se ne parlava.

«Allora Arianna aveva quattro anni, ed accompagnava il fratello Alessandro, che ne aveva sei, pure molto bravo agli allenamenti al Colombino - dice Luciano, entusiasmandosi come un bambino, nel riandare ai tempi andati -. Me la ricordo ancora come fosse oggi, a bordo campo, scalpitante, perché voleva pattinare anche lei, pur non essendo ancora in età. “Posso entrare Luciano?”, mi urlava e io cosa dovevo fare? Non riuscivo a dirle di no. “Entra Arianna, entra”, le dicevo, andava sempre a finire così, perché, lei, era caparbia già allora. Determinata era e determinata è rimasta. Per questo, oltre che per le innegabili capacità, è andata avanti».

Partendo, tuttavia, da una pista di pattinaggio artigianale che più artigianale non si poteva, fatta dal ghiaccio naturale che ricopriva, ogni inverno, il campo di calcio parrocchiale. Un’area molto grande, quindi, alla fine, più grande di altre piste artificiali, nella quale, Luciano Gaggi e i suoi disegnavano la pista “regolamentare” da short track.

«Ci si allenava, così, alla buona, sulla pista gestita dalla Palmira Colombino - ricorda Gaggi -, priva di strutture, di spogliatoi, tant’è che ci si cambiava in una sorta di baracca. Però, mi piace sottolineare che siamo stati anche la prima società in provincia di Sondrio a lanciarci nel pattinaggio di velocità. Prima di Bormio e di Livigno. Ed avevamo una rosa di atleti molto bravi. Arianna è stata una di loro, ma anche altri, erano bravissimi».

«Il nostro orgoglio»

Suo fratello Alessandro Fontana, ad esempio, Davide Nana, divenuto campione italiano di categoria, Karen Gaggi, figlia del coach, che, pure, si è distinta nelle Giovanili, Simone Parolo, campione regionale di short track con Arianna nella stagione 1996-’97.

«Il problema è stato che, ad un certo punto, siamo stati costretti a mollare la presa, perché, purtroppo, non eravamo strutturati per il grande salto - dice Gaggi, rammaricato -. Avevamo tanti iscritti, e molti ragazzi capaci, che avrebbero potuto andare avanti e distinguersi molto bene, ma non continuando ad allenarsi sul campo del Colombino».

Per cui alla fine , questo importante capitolo, questo vivaio di atleti malench fiorito a Lanzada si è chiuso.

«Peccato, perché la società era storica - dice Marco Negrini, già sindaco di Lanzada, e suo, prima, segretario, poi presidente, per anni -. Risaliva al 1965, ed ha avuto il suo momento di picco negli anni ’80-90, poi, è cresciuta talmente tanto che non poteva reggere se non supportata da interventi strutturali forti. Per cui, nella stagione 2001-2002, ha cessato l’attività, e i ragazzi, quelli che hanno potuto, e sono riusciti, sono saliti a Bormio per gli allenamenti».

Fra questi c’erano Arianna Fontana, Arianna Rizzi, di Postalesio, Karen Gaggi, di Lanzada, ma, certamente, di un lungo tragitto si trattava.

«Era durissima, perché - dice Luciano Gaggi -, si trattava di salire un giorno sì e uno no a Bormio, e stare in giro per ore. Non tutti potevano farlo e se la sentivano di farlo. Luisa Vedovatti, mamma di Arianna, ha tenuto duro, l’ha sostenuta in tutto, e lei, con tanta passione e impegno ha dato il massimo. E’ sempre stata tosta, Arianna, ma, ora, è maturata anche tanto professionalmente. E’ il nostro orgoglio».

Luciano Gaggi e Marco Negrini, come ex Lanzada Ghiaccio e, l’ultimo, anche come allora sindaco, c’erano, nel 2018, a Milano, a ricevere la plurimedagliata di ritorno da Pyeongchang, e, anche ora, l’emozione, per loro, è la stessa.

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