Accordo fiscale per i frontalieri. Ci siamo, dopo quasi 50 anni

Imposizione L’intesa con Berna approvata dalla commissione congiunta, ora passa in aula. Alfieri, primo firmatario: «Il testo tutela i Comuni attraverso il sistema dei ristorni»

Accordo fiscale per i frontalieri. Ci siamo, dopo quasi 50 anni
Guardie di confine svizzere alla frontiera

Primo passo concreto verso la ratifica finale, l’accordo fiscale sui frontalieri fra Svizzera e Italia è stato approvato ieri nella commissione congiunta Esteri e Finanze del Senato e presto approderà nell’aula di palazzo Madama, prima di passare alla Camera.

L’intesa, bloccata dalla caduta anzitempo del Governo Draghi, riprende dunque l’iter dopo che la prima firma era stata messa a Roma nel dicembre del 2020 dal viceministro Antonio Misiani e dalla segretaria di Stato svizzera per le questioni finanziarie, Daniela Stoffel.

Ad annunciare il passaggio, che arriva dopo anni di lavoro e sforzi bipartisan, è Alessandro Alfieri, senatore varesino del Pd, primo firmatario del testo di ratifica. «Finalmente, dopo due anni, è arrivato il via libera che prelude all’approvazione in aula che avverrà a breve».

Dal 1974

Il documento aggiorna, a quasi 50 anni dall’accordo originario che risale al 1974 (pur con qualche tentativo di modifica successiva), l’intesa tra lo Stato italiano e la Confederazione elvetica sul tema tanto importante quanto delicato come quello del lavoro frontaliero che, nella sola provincia di Sondrio, pur in assenza di un censimento strutturato come lamentano i sindacati, conta secondo le statistiche ufficiali dei Grigioni circa settemila persone.

L’intesa costituisce un nuovo quadro normativo di riferimento che mira a salvaguardare soprattutto l’economia di frontiera attraverso il cosiddetto doppio binario, che mantiene le condizioni esistenti degli attuali lavoratori, ma garantisce i ristorni da spendere anche in parte corrente ai Comuni che potrebbero “soffrire” della minore capacità di spesa di chi comincerà a lavorare dopo l’entrata in vigore, presumibilmente il 2024.

«Il testo approvato - spiega infatti Alfieri - tutela i Comuni che potranno continuare ad erogare i servizi per i propri cittadini grazie al sistema dei ristorni che rimane garantito e alla creazione di un fondo specifico per progetti infrastrutturali e socio economici destinati ai territori di confine. Inoltre l’accordo consente a chi oggi è un lavoratore frontaliere di mantenere l’attuale regime fiscale fino al raggiungimento della pensione».

Discorso diverso invece per i nuovi frontalieri: in Svizzera resterà l’80% del gettito dei lavoratori che saranno tassati anche in Italia. Ma che grazie all’introduzione dell’innalzamento della franchigia a 10mila euro, avranno però di fatto uno sconto fiscale rispetto al passato. Una parte del gettito che i nuovi frontalieri pagheranno resterà sul territorio. Secondo i primissimi calcoli a regime, nel 2033, per le province che confinano con la Svizzera si parla di 233 milioni di euro.

Con il nuovo sistema, dovrebbe esserci una minore differenza tra gli stipendi percepiti in Italia e quelli della Confederazione elvetica, a vantaggio della permanenza di più lavoratori in Italia.

Senza lacoro

Insieme alla ratifica dell’accordo, ieri in commissione è stato approvato anche un ordine del giorno a prima firma sempre del senatore Alfieri che impegna il Governo ad innalzare l’indennità di disoccupazione per i lavoratori frontalieri che perdono il posto di lavoro. Una sollecitazione quella dell’innalzamento della Naspi in relazione all’anzianità di servizio che era arrivata anche dai sindacati Cgil, Cisl, Uil, Unia, Ocst e Syna insieme all’appello alla ratifica generale dell’accordo.

«E’ un grande risultato - conclude Alfieri - che ci rende estremamente soddisfatti. Il testo approvato in commissione è frutto di un lungo percorso di ascolto, confronto e concertazione con le forze sociali e le comunità dei comuni di confine per cui mi sono speso in prima persona».

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