Domenica 22 Agosto 2010

Cuochi in tv: utili o pericolosi?
Ma la gara non aiuta la cucina

PARIGI - Sul canale Tf1 parte un programma di gara tra chef dilettanti. Mai i grandi, veri chef non ci stanno, insorgono e si dividono tra pro e contro questo tipo di trasmissioni, mentre si incrociano i pareri degli psicologi e sociologi dell'alimentazione.
Sotto accusa è l'interpretazione "caricaturale" - è questa l'accusa - che viene data del lavoro dei cuochi. Basta con lo showbiz gastronomico, afferma tra gli altri Gerard Cagna, 64 anni di cui 50 ai fornelli, per il quale nelle cucine della tv tutto è falsato, e soprattutto scompare l'essenza della gastronomia, dai sapori al piacere di mangiare e alla convivialità.
Secondo lui e chi condivide questa "lettura" i cuochi televisivi preparano piatti con la stessa grinta con cui tirerebbero di boxe, tutto è competitivo, mentre cucinare richiede certo concentrazione, ma è anche un momento gioioso, di festa, come rileva Alexandre Bourdas, chef etoile a Honfleur. Ovviamente favorevoli sono i cuochi che hanno accettato di far parte della giuria di Masterchef, come i tre stelle Frederic Anton e Yves Camdeborde, assieme al giornalista gastronomico Sebastien Demorand nei panni di "assaggiatore professionale", che durante la trasmissione grida ai candidati con tono da ufficiale di marina "sortez vos tripes", sfoderate le trippe (invece delle truppe), accolto da sonori "oui chef" che fanno rabbrividire Gerard Cagna.
Jean Bardet, grand chef a riposo, approva che la tv si occupi di cucina anche se spesso "in un'ambiente alla Titanic con lacrime e crisi di nervi", ma si rammarica che si parli così poco di aromi, di sapori, quel che conta insomma. E nota che oltretutto il montaggio serrato fa sì che lo spettatore non riesca a capire le fasi di una ricetta.

u.montin

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