Presentata a palazzo Ferro Fini l’ultima fatica letteraria di Claudio Ronco, ‘SCI’

(Arv) Venezia 5 mar. 2024  -        È stato presentato oggi, a palazzo Ferro Fini, il libro di Claudio Ronco ‘SCI’, Mazzanti libri, 110 pagine. Ha moderato la presentazione  Luigi Borgo , Presidente del Collegio Veneto Maestri di sci, che ha anche curato la prefazione del volume.

Il presidente del Consiglio regionale del Veneto,  Roberto Ciambetti , ha portato i saluti istituzionali e ha spiegato che il libro “parla di una passione, lo sci. Claudio Ronco è noto ai più per i suoi oltre 1500 testi scientifici dati alle stampe e per il suo impegno di Nefrologo tra i più rinomati al mondo. Figlio di un medico condotto che gli insegnò l’amore per quello che sarebbe diventato il suo mestiere e l’importanza dell’ascoltare il paziente e non parlare in ‘medichese’, il nostro professore è uno spirito libero rispettoso del prossimo. Una lezione di modestia che Claudio Ronco ha portato con sé nella vita eclettica, in cui l’arte del medico nefrologo s’intreccia con la passione per la scrittura o l’amore per lo sport praticato, l’enogastronomia o la passione per il bricolage. Insomma, un esempio di quel multiforme ingegno che spesso ritroviamo negli spiriti illustri del nostro Veneto, e non solo. Non sorprende, per altro, questo suo volume: la passione per lo sci, come per l’hockey, non è cosa strana in un ragazzo nato sì a Noventa Vicentina, ma cresciuto negli anni Cinquanta nell’Altipiano dei Sette Comuni dove, ad Asiago, da ragazzo, dette abile prova di sé, forse entusiasmato dalle imprese di Eugenio Monti, costruendo in una soffitta, assieme ad un amico, uno straordinario Bob a Quattro che non avrebbe mai conosciuto la neve perché troppo grande per essere trasportato per le scale o calato da un abbaino. Questo episodio dice molto di Claudio Ronco e della sua generazione: fantasia e passione infinita, entusiasmo che non voleva conoscere ostacoli. Ma anche, aggiungo io, oltre all’imprinting familiare, una formazione culturale che oggi ce la sogniamo”.  

“Il liceo Pigafetta di Vicenza, in cui si diplomò il nostro Claudio Ronco – ha aggiunto il presidente del Consiglio regionale - fu una fucina di intellettuali, ricercatori, docenti che hanno fatto la storia della cultura italiana, e non solo. Cito solo alcuni nomi, oltre al nostro professore, tra i nefrologi più importanti al mondo: Gian Antonio Stella, altro altipianese che a breve, tra l’altro, ospiteremo qui al Ferro Fini, e poi ancora Ilvo Diamanti, Paolo Coltro, Franco Volpi, Claudio Povolo, Gian Giorgio Pasqualotto, Federico Greselin e via dicendo, finendo, dulcis in fundo, con Piergiorgio Casara che cito solo perché, dopo l’insegnamento scolastico, si è rilanciato nella pasticceria, e il professor Ronco è anche un fine gastronomo: insomma, tutti allievi di professori come Giuseppe Faggin, Vincenzo Fumarola, Andrea Volpato, Carlo Carli, Lino Zio, Francesco Fontana ma, soprattutto, il leggendario Guido Perraro: in una scuola dove imperversava un docente di educazione fisica come Perraro, non poteva mancare un allievo amante dell’hockey e dello sci, caso strano in quel decennio, in una Nazione che negli anni Sessanta aveva avuto solo un grande campione, Carlo Senoner. Ecco, Claudio Ronco è della generazione dei Gustav Thoeni capace di dar vita a quella valanga azzurra che ha segnato l’immaginario, non solo del nostro autore, ma dell’intero Paese, diffondendo l’amore per una disciplina sportiva di straordinaria bellezza, portando lo sci italiano alle vette mondiali. Come Thoeni o Pierino Gros, anche il nostro Ronco ha portato la sua arte a livelli internazionali e possiamo dire che la sua generazione ha trasformato l’Italia grazie a solide basi culturali, straordinarie passioni e, soprattutto, a una generazione veneta e vicentina che nel suo piccolo aveva capito che il nuovo mondo che era cresciuto con loro non poteva sopportare le rigide strutture, per molti versi anacronistiche, di una città di provincia, Vicenza, dominata da un Vescovo, Carlo Zinato, a tal punto compreso nel proprio ruolo da essere chiamato da Camilla Cederna, non senza perfidia, ‘la Wandissima’, una città le cui contraddizioni erano state messe al centro dei loro fortunati film da Pietro Germi ed Ettore Scola che, con ‘Signori e Signore’ e il ‘Commissario Pepe’, avevano svelato la doppia anima e i pruriti della vicentinità. La generazione dei Ronco è quella che ha traghettato il Veneto dall’antica struttura rurale all’essere protagonista internazionale nell’economia, nell’arte, come nella cultura e anche, ovviamente, nella medicina. In definitiva, da piccola provincia, ‘bastardo posto’, a distretto dell’economia globalizzata”.

“Claudio Ronco ha un animo indomito, capace di smentire l’anagrafe e dimostrarsi giovanissimo ancora oggi, come testimonia quest’ultima sua prova letteraria, tra aneddoti, memorie e tanto amore per la vita, l’amore di un ‘vagabondo’ che continua a volare nel cielo della vita, per rifarci ai versi di una bella canzone dei Nomadi, che ci riporta all’altra grande passione del nostro autore: la musica – ha chiosato Roberto Ciambetti - Anche Il professor Perraro era un valente musicista, un violoncellista che amava Brahms, Bach, Mendelssohn, Vivaldi o il Boccherini: Claudio Ronchi, invece, uomo del nuovo mondo, che le beat generation andava trasformando, era ed è un chitarrista più appassionato del rock and roll e del pop rock italiano che, appunto, aveva nei Nomadi un punto di riferimento: io credo che la lezione più bella che Claudio Ronco, uomo dal multiforme ingegno, continua a darci sia la capacità di credere ai propri talenti, coltivandoli con la passione e la forza di una cultura di rara solidità. Sono molti i brani musicali che potrebbero spiegarci questa straordinaria vitalità, di una freschezza incredibile, ma ho scelto i versi, del 1966, di una cantante cilena, Violeta Parra, perché mi sembra sintetizzino al meglio le sensazioni che si provano quando si ha la fortuna di incontrare persone come Claudio Ronco:  ‘Grazie alla vita che mi ha dato tanto, Mi ha dato il cuore che batte forte, Quando vedo il frutto del cervello umano, Quando guardo il bene molto lontano dal male’ . E allora: grazie professor Ronco, medico, intellettuale, scrittore, enogastronomo, sportivo, musicista, sciatore e anche, non dimentichiamolo, costruttore di Bob!”.

“Il libro è un ringraziamento che l’autore ha fatto ai maestri di sci, italiani e veneti, per il riconoscimento ricevuto di ‘maestro di sci ad honorem’ – ha spiegato  Luigi Borgo  – Un riconoscimento, questo, che noi diamo a poche persone, per essersi particolarmente distinte, non solo nello sci, ma in diversi settori della vita. E Claudio Ronco è stato maestro assoluto, anche di vita, in campo medico. È una persona d’altri tempi, di stampo rinascimentale, figlio della Vicenza del Cinquecento, che nella sua formidabile carriera, grazie alla totale dedizione riservata alla Medicina, è stato insignito di prestigiosi titoli da parte delle più importanti Università del mondo. E, se una persona del calibro di Claudio Ronco, è corsa a Belluno per ritirare il nostro riconoscimento, credo che questo sia un grande stimolo per la professione di maestro di sci, che ci sprona a fare sempre meglio per mantenere alto il valore e il ruolo del nostro lavoro”.

Claudio Ronco  ha spiegato che “il libro nasce dalle passioni che vivo tutti i giorni e che, come medico, cerco di mettere a disposizione dei miei pazienti. Credo, infatti, che l’amore per la scrittura, la musica e lo sport possa essere trasmesso ai malati che, forse, anche da questo, riescono a trarre una forza ulteriore per guarire”.

“Devo ringraziare la mia Regione, il Veneto, perché, anche per merito dell’ambiente che ci circonda, siamo stimolati a fare, e a fare bene, il nostro lavoro – ha aggiunto l’autore – In questa terra, la cultura del sognare, del fare e del realizzare diventa uno stile di vita. Penso alla nostra Sanità che ci ha insegnato ad essere tecnologici ed etici nell’agire. Siamo stati bravi a valorizzare il cibo e le risorse naturali, che sono parte del nostro DNA. Il Veneto è poi culla delle arti figurative e scultorie. E qui si respira lo spirito della ricerca, dove il bello risiede nel viaggio, non nella meta. Un viaggio da fare tutti assieme, con a fianco il mondo universitario e istituzionale”.

“Sono stato un uomo fortunato – ha ammesso Claudio Ronco - Ho realizzato, anche grazie alla mia terra, tutti i sogni: diventare medico, docente universitario, scrittore e maestro di sci. I nemici sono stati poco importanti, fondamentali, invece, gli amici che ho avuto la sorte di avere vicino a me. Ora, voglio restituire a questa terra quello che ho ricevuto, formando i giovani, dando loro delle speranze e dei sogni che spero, un giorno, sapranno realizzare meglio del loro maestro”.

Il libro dà all’autore “una scusa per raccontare una storia e per dare una mano a chi ha avuto la benevolenza di farmi entrare, sia pure ad honorem, all’interno di una organizzazione per me importante, come quella dei maestri di sci”.

Claudio Borgo sfrutta una serie di aneddoti di vita personale per portare il lettore in un viaggio ideale fra la tecnica e la filosofia dello sci. Il sogno di competere con i campioni e quello di diventare maestro di sci, si affiancano alla carriera di medico e ricercatore. Il tutto legato da un comune denominatore: l’impegno, la determinazione, la cura per i dettagli e le memorie di vita vissuta, trasferite nel presente e proiettate nel futuro.

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