“Guarirsi”, un viaggio intimo nei luoghi dell’anima che racconta i dolori nascosti del nostro tempo

La pancia è il nostro secondo cervello: che si tratti dei morsi dell’ansia o delle farfalle nello stomaco, è nel centro del nostro corpo che abbiamo la possibilità di sentire chiaramente ciò che proviamo . Come una sveglia destinata a suonare all’impazzata fino a quando, finalmente svegli, riusciamo a disattivarla, allo stesso tempo il malessere del nostro corpo non si placa, fin quando non lo prendiamo in considerazione e lo affrontiamo di petto. Davide , il protagonista del libro “Guarirsi” , esordio narrativo della giovane autrice Aurora Aisa per il Gruppo Albatros il Filo , soffre di un mal di stomaco cronico da due anni, ma nessun medico è ancora riuscito a trovare una cura. Il male che prova è sintomo di un dolore più profondo , esistenziale, il risultato di una smarrita voglia di vivere che gli sembra ormai irrecuperabile.

Il romanzo si apre con un lungo dialogo oscuro , criptico, lontano dal tempo e dallo spazio. Le uniche coordinate che abbiamo a disposizione per orientarci sono gli anni interminabili della sofferenza del protagonista, i fattori che lo hanno spinto a rifiutare la vita, a sentirsi rifiutato da essa. Il suo interlocutore gli racconta di Dio come se lo avesse visto in faccia, come se lui stesso fosse Dio, ma rivela la sua natura mortale nell’impotenza di schioccare le dita e far svanire tutto il male. L’umanità del personaggio misterioso risiede nel lavoro, nell’impegno, nella dedizione che richiede a Davide per venire fuori dal baratro in cui è precipitato. È nella speranza che offre, nel tentativo di limitare i danni accompagnandolo in farmacia, dove potrà prendere delle pillole che potranno perlomeno lenire il dolore.

La speranza è in questo caso un luogo fisico . Un palazzone anonimo, persino brutto, dentro il quale – il misterioso interlocutore lo afferma con certezza – Davide troverà ciò che cerca veramente. All’interno tutto è bianco, asettico, ma al tempo stesso tranquillizzante. Tutto ciò che fa parte del mondo è rimasto fuori, tranne il suo gatto, che si è già ambientato nel nuovo appartamento in cui risiederà per guarire. La solitudine di quel luogo è più che mai accogliente, ma durerà poco: presto Davide entrerà in contatto con una serie di personaggi bizzarri , dai nomi evocativi. Dialogare con loro sarà fondamentale, perché attraverso le loro storie avrà l’occasione di ripercorrere alcuni tratti della sua vita, tornare sui rimpianti e sulle frustrazioni che a lungo aveva tentato di nascondere dentro le sue stesse viscere e cercare di affrontarli , una volta per tutte.

La scrittura di Aurora Aisa è densa, completa, sorprendentemente consapevole nel modo di affrontare e raccontare temi tanto delicati. Tra le sue pagine percepiamo chiaramente quel senso di smarrimento e inadeguatezza che appartiene alle generazioni nate a cavallo del nuovo millennio. Immersi in un’era digitale in continua trasformazione, affrontano molteplici sfide legate alla sfrenata evoluzione tecnologica, alla globalizzazione, alle pressioni sociali che, sembrano voler tracciare un percorso unico per tutti , scandito da tappe, obiettivi e successi da raggiungere secondo un ordine precostituito. La vastità delle opportunità , ma anche la complessità delle scelte, possono generare una profonda confusione, con la costante sensazione di dover navigare in un mare tumultuoso di informazioni e aspettative . La ricerca di un equilibrio tra le aspettative esterne e il tentativo di raggiungere un’autentica realizzazione personale possono risultare particolarmente complesse per una generazione ancora in cerca del proprio posto nel mondo.

Occorre fare una precisazione: l’esperienza animica di Davide non viene situata nel tempo e nello spazio in maniera definita. Allo stesso modo, la sua età non viene mai indicata con precisione . La fumosità del protagonista permette al lettore, di qualsiasi età e generazione, di ammettere che in un certo momento della propria vita – o addirittura nel frangente stesso in cui si ritrova a leggere il libro – può aver provato un malessere simile, può aver vissuto un periodo in cui il mondo sembrava troppo grande o troppo piccolo . Il viaggio che permette di affrontare sé stessi e il proprio dolore non ha età né tappe predefinite , può avvenire dopo un lungo travaglio o in maniera inaspettata, può cambiare la nostra vita da un giorno all’altro o essere diluito nel tempo in un movimento lento e costante.

Come un Piccolo Principe disperso tra gli interni del grande palazzo, Davide incontrerà un pittore che non riesce a convivere con la solitudine, un uomo tormentato dalla tristezza , un altro in balìa di dubbi senza risposta. Nonostante la tensione verso la morte , il desiderio di annullare tutte le passioni in favore di un calmo oblio di pace, aleggi come uno spettro su tutta la narrazione, a unire i personaggi è una insaziabile fame di vita . È il desiderio di tentare ancora una volta, di non darsi per vinti, sperare e convincersi che un futuro migliore possa ancora esistere , a tenere in vita i personaggi. Forse è seguendo quella scintilla fioca, che arde ancora nel loro spirito, che quell’uomo misterioso è riuscito a trovarli, a condurli nelle loro nuove abitazioni di guarigione, perché potessero avere una nuova opportunità.

Ciò che colpisce immediatamente del romanzo di Aisa è la relazione che sin da subito si instaura tra i personaggi. Nonostante sembrino – e si considerino – alienati, irrimediabilmente soli con il proprio dolore, senza pensarci due volte entrano in connessione tra loro, parlano liberamente di sé per sciogliere i propri fardelli, vedono nell’altro lo specchio nel quale riconoscersi. Alcuni dei personaggi sperimenteranno l’odio, l’amore, la diffidenza e il fallimento: a qualcuno sarà persino preclusa la strada per la salvezza . Una nota spirituale percorre tutto il testo, nella ricerca di un Dio inarrivabile e forse inaccessibile, nella declinazione terrena di un Gesù che torna a camminare tra gli uomini sotto una nuova veste.

Dopo tanto peregrinare, è nel suo appartamento bianco che Davide incontrerà la sua debolezza , come tutti gli altri personaggi che abitano il palazzo. Una debolezza che ha il sapore del rimpianto , del desiderio di tornare indietro , ricominciare la vita da capo e risparmiarsi quegli errori che sembrano ormai irreparabili. Se fare i conti con il proprio passato è importante, è però fondamentale trovare gli strumenti per andare avanti . Il percorso spirituale che si dipana tra queste pagine vuole sciogliere il nodo che aveva fatto inceppare la carrucola della vita dei suoi protagonisti, lasciandola bloccata in un tempo sospeso, affinché torni a scorrere, a muoversi nonostante tutto.

In questo intricato labirinto di anime , Aurora Aisa dipinge un affresco umano , un racconto in cui la ricerca interiore si fonde con la speranza di un futuro migliore , ancora da scrivere. Tra colpi di scena, metafore evocative e riflessioni profonde, “Guarirsi” è un romanzo che non lascia indietro nessuno , che invita alla condivisione e alla speranza di trovare, finalmente, il proprio posto nel mondo .  

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