Colombi (Uilpa). La P.A. non attrae i giovani perché non offre condizioni di lavoro soddisfacenti

Colombi (Uilpa). La P.A. non attrae i giovani perché non offre condizioni di lavoro soddisfacenti
Colombi (Uilpa). La P.A. non attrae i giovani perché non offre condizioni di lavoro soddisfacenti

Dinanzi al flop di diversi concorsi pubblici il presidente dell’ARAN, Antonio Naddeo, propone di istituire un open-day nelle pubbliche amministrazioni. Obiettivo? Informare soprattutto i giovani sulle tante cose buone che fa la P.A. italiana, superare così gli stereotipi che contribuiscono a rendere il pubblico impiego poco attrattivo, ribaltare l’immagine fantozziana del dipendente pubblico. Basterà un open day a convincere i recalcitranti vincitori di concorsi pubblici?

Temiamo di no. Quando si tratta della vita concreta delle persone la realtà raccontata tramite campagne informative si scontra con la realtà fattuale. E i fatti ci dicono che sia nel pubblico sia nel privato per prima cosa occorre migliorare le condizioni di lavoro, a cominciare dalle retribuzioni, se si vuole che le persone accettino di proposte di lavoro.

Limitandoci al comparto pubblico con uno stipendio che nella maggior parte dei casi oscilla da 1.200 a 1.400 euro mensili al primo ingresso nella P.A. è difficile vivere nel proprio luogo di residenza e come spesso accade i parenti debbono intervenire a coprire qual che manca per far fronte alla vita quotidiana. Se poi ci si deve trasferire fuori sede (e nella maggior parte dei casi per i neo-assunti è così) diventa una cambiale per la miseria e i parenti spesso non hanno le risorse sufficienti per affrontare spese così alte. Tanto più che spesso i concorsi pubblici sono a tempo determinato. Trasferirsi da Benevento a Bologna per poi tornare a casa dopo tre anni è una rimessa completa e nessun open day può convincere il giovane del contrario.

Ministri, maestri del giornalismo e industriali di successo probabilmente non si rendono conto di quanto sia diventato insopportabile il costo della vita per il cittadino medio. Li capiamo: loro non hanno di questi problemi. Ma nell’elenco ci siamo dimenticati gli economisti sdraiati in TV a pontificare sul PIL, il debito pubblico, le virtù dei mercati. Questi oracoli del Terzo Millennio lo sanno che perfino i dipendenti pubblici con anni e anni di servizio alle spalle fanno fatica a far quadrare i bilanci familiari?

Del resto, proprio le ultime rilevazioni ARAN sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti forniscono un quadro allarmante. Gli stipendi pubblici sono rimati praticamente fermi per circa dieci anni (2009-2018) per crescere molto modestamente fino al 2021. Aggiungiamo noi che gli aumenti dell’ultimo CCNL sono già stati tutti bruciati dall’inflazione (che peraltro già falcidiava gli stipendi bloccati degli anni precedenti). Ecco qual è lo scaso grado di “attrattività” di un Ministero, di un Ente o di un Comune: impoverimento progressivo in costanza di occupazione.

Il basso livello retributivo non è l’unico fattore a scoraggiare i giovani. In fondo è vero che la maggior parte delle imprese private non offre molto di più, almeno all’inizio. Ma, a differenza delle grandi aziende private, nel pubblico non esiste (o quasi) possibilità di carriera. La partecipazione dei lavoratori alla vita interna delle amministrazioni è scarsa o nulla. Non so se si possa dire in un open-day, ma la prima cosa da spiegare ai giovani è che la P.A. italiana nel 2022 è schiacciata dalla politica come forse mai in passato e, per conseguenza, la struttura organizzativa delle amministrazioni affonda in una palude di gerarchie e di clientelismi legati spesso a interessi esterni. Uno degli effetti collaterali di questa situazione è che l’organizzazione del lavoro non viene discussa con le organizzazioni sindacali. E quindi la possibilità per i lavoratori (specie se giovani e motivati) di incidere sulla qualità del lavoro è minima.

Indirettamente un riflesso di questa distorsione si ritrova nell’abnorme differenziale retributivo che separa i vertici direttivi (specie quelli più legati alla politica) dal resto del personale. Gli ultimi dati diffusi dalla Ragioneria Generale dello Stato rivelano che nei Ministeri la retribuzione media della dirigenza di I fascia è di oltre 5 volte superiore a quella della Terza Area e addirittura 8 volte superiore a quella della Prima Area.

Forse è anche per questa lontananza dei “generali” dal resto della “truppa” che la P.A. oggi sconta un enorme ritardo rispetto alla parte migliore delle imprese private per quanto riguarda il benessere organizzativo dei dipendenti. Gli statali non hanno fondi sanitari integrativi; non hanno forme di bilateralità; non hanno la detassazione dei premi di produttività; non hanno accesso agli organismi di gestione degli enti; non hanno meccanismi di staffetta generazionale o di esodo incentivato; ricevono la buonuscita dopo anni dal pensionamento; pagano una tassa straordinaria per ogni giorno di malattia; non percepiscono indennità se si recano in missione; sono assoggettati a una valanga di leggi speciali in materia disciplinare; la conciliazione vita-lavoro è condizionata da una pletora di leggi regolamenti, circolari interpretative e così via.

Dunque, è poi così strano che il lavoro pubblico oggi venga ritenuto poco attrattivo? Se la P.A. la smettesse di considerare il proprio personale solo in termini di costi da tagliare e iniziasse a considerare i propri dipendenti come persone da valorizzare i concorsi pubblici tornerebbero a richiamare le energie di cui il Paese oggi ha così tanto bisogno.

Sandro Colombi, Segretario generale UIL Pubblica Amministrazione

Roma, 6 giugno 2022

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