Oggi infermiere, nel ’92 cameraman  «Ho girato io le immagini a Capaci»
Massimiliano Messina è la persona in primo piano che guarda dentro l’auto. «Avevo appena finito di fare le riprese», racconta

Oggi infermiere, nel ’92 cameraman

«Ho girato io le immagini a Capaci»

Lavora al Sant’Anna. «Ero l’operatore della tv locale e arrivai per primo. Ecco cosa vidi». Quei filmati trasmessi in tutto il mondo. «In Sicilia omicidi ogni giorno. Via D’Amelio? Uno choc»

.

Massimiliano Messina, oggi infermiere dell’ospedale Sant’Anna, casa a Como, quelle immagini le aveva girate nel pomeriggio, poco dopo le 18, sull’autostrada sventrata dal tritolo della mafia. Lì dove avevano perso la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie e tre agenti della scorta. Faceva il cameraman per la tv locale Retesei, e proprio a quella emittente si appoggiava Mediaset per ottenere e ritrasmettere in tutta Italia le notizie siciliane.

«Non ho mai raccontato pubblicamente queste vicende e dopo i primi anni non ho più partecipato alle commemorazioni, nemmeno in via D’Amelio. Sì, perché anche lì, dove venne ucciso Paolo Borsellino, io c’ero, con la telecamera». Testimone di fatti tragici entrati nei libri di storia, con l’incoscienza di un venticinquenne desideroso di arrivare sul posto prima degli altri, anche a costo di sfrecciare a velocità folli, sulle strade di Sicilia. «Ero stato scelto con una selezione per occuparmi di cronaca nera, anche se poi facevo un po’ di tutto, funziona così nelle piccole emittenti. Anni incredibili, anche per chi come me è originario di Alcamo, al confine con Castelvetrano, e quindi la mafia l’ha sempre respirata. Perché la mafia si sentiva, eccome. La guerra tra le famiglie mafiose lasciava sul campo i morti a decine. Un omicidio al giorno era la norma, capitò anche di arrivare sul luogo di un agguato e trovare i cadaveri di persone che conoscevo bene, con il volto sfigurato. Bravi ragazzi all’apparenza, ma in realtà killer di Cosa Nostra pronti a rischiare la vita. Quando ci sei dentro, e cresci in quel contesto, ti sembra quasi la normalità, anche se di normale non c’è niente».

© RIPRODUZIONE RISERVATA