Tanti cervi sulle strade: «Si sono sparsi in giro a causa dell’incendio»

Secondo Marchesini, presidente del Comprensorio caccia alpino della Bassa Valle, c’è anche il bosco distrutto a Caspano tra i motivi degli incidenti. «L’habitat è rovinato, gli ungulati andranno alla Colmen».

Tanti cervi sulle strade: «Si sono sparsi in giro a causa dell’incendio»
Enrico Marchesini, presidente del Comprensorio caccia alpino della Bassa Valle

«Un numero così alto di casi in poche settimane può essere ricondotto in parte all’incendio che ha distrutto la zona sopra Caspano. Di certo fa capire quanto il problema sia pressante, come facciamo presente da tempo». Così il presidente del comprensorio alpino di caccia di Morbegno, Enrico Marchesini cerca di spiegare quanto successo a pochi giorni dall’ultimo di tre incidenti - avvenuto venerdì notte a Caspano - che nel giro di un mese che hanno coinvolto cervi e che si sono concentrati tutti nella zona della costiera dei Cech tra i territori di Civo e Dazio.

«Di certo l’incendio che a fine anno ha distrutto oltre 15 ettari di bosco ha influito sugli spostamenti di questi animali - afferma Marchesini - che hanno visto sparire una zona di fitta vegetazione che costituiva un rifugio ma anche un’area di pascolo importante. Da qui probabilmente il riversarsi nelle zone intorno e quindi un maggior numero di avvistamenti sulle strade e purtroppo anche di investimenti. Ci vuole un po’ di tempo prima che questi animali si ridistribuiscano, ma resta il fatto che la loro presenza massiccia è un dato evidente. Il venir meno di una così ampia zona di habitat ideale, compromessa dall’incendio, potrebbe avere come conseguenza anche quella di un ulteriore ritorno alla Colmen. Saranno tutte condizioni da verificare con i censimenti, ma di certo ci sono conseguenze sulla ridistribuzione di questi animali». Dall’ultima stagione venatoria la caccia è stata estesa, proprio sulla base dei dati numerici della popolazione di cervi nella zona, anche alla Colmen di Dazio: «Sono stati abbattuti 44 cervi a fronte di un numero previsto dal piano di 50 - dice Marchesini - è evidente che non si può parlare di problema risolto, ma è pur vero che il nostro ruolo si ferma alla caccia di selezione ed eventuali ulteriori interventi, come quelli in opere e strutture per strade o terreni coltivati, spettano agli enti competenti».

Ormai archiviata la stagione venatoria, la caccia sulla Colmen sarà riproposta anche il prossimo anno «secondo un piano che sarà definito sulla base dei censimenti che regolarmente vengono svolti proprio per definite il numero dei capi da abbattere. I censimenti si tengono in primavera e in estate: sarà da lì che emergeranno i dati per il prossimo anno anche riguardo al territorio della Colmen. Restano ferme le modalità di intervento dei cacciatori su questo territorio, indicati dalla Provincia già per l’ultima stagione venatoria».

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