Sanità di montagna, il modello non decolla

Sanità di montagna, il modello non decolla

A poco più di sei mesi dall’avvio del nuovo meccanismo organizzativo, Alcide Molteni, il presidente del consiglio di rappresentanza dei sindaci , prova ad analizzare le attività svolte da Ats e Asst partendo dalle enunciazioni regionali e dalle aspettative del territorio.

«Alla sanità di montagna do un 5 e mezzo perché qualcuno un po’ di lavoro l’ha fatto - sintetizza Molteni -, ma se questo doveva essere il modello pilota da esportare sui territori alpini, come era stato detto, allora l’insufficienza è più alta. Perché per l’integrazione di tipo socio sanitario che era stata sbandierata e che è necessaria in un territorio come il nostro io pretendo un otto. Perché ci sono tutti gli elementi di conoscenza necessari per applicare le enunciazioni e non è stato fatto».

A mancare sono le figure professionali da portare fuori dagli ospedali nell’ottica del “prendersi carico”, ma anche il coraggio di un’organizzazione ospedaliera capace di superare quella attuale caratterizzata da una dispersione che il sistema locale nel suo insieme non si può più permettere.

Molteni, dall’osservatorio privilegiato della sua attività di medico di base e raccogliendo le istanze dei colleghi, indica anche i punti più critici del sistema socio sanitario. A partire dall’avvicendamento dei medici di base che vanno in pensione fino alle liste di attesa.

«Che erano lunghe e tali sono rimaste - dice Molteni - e che ad oggi stanno creando una serie di disagi per la scarsità di medici che si devono occupare della diagnostica. Non è vero che i tempi di risposta delle richieste di specialistica o diagnostica sono rispettati. Sono solo una serie di accorgimenti “tecnici” a rendere positive le statistiche».


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