Provincia, Moretti ai saluti. «Esperienza positiva, ora le risorse ci sono. Il sogno? Il treno per Bormio»

Il presidente della Provincia in carica dal 2018 domenica lascerà l’incarico

Provincia, Moretti ai saluti. «Esperienza positiva, ora le risorse ci sono. Il sogno? Il treno per Bormio»
Elio Moretti, sindaco di Teglio, e presidente della Provincia dal 2018

Martedì c’è stato il saluto ai dipendenti radunati nella sala degli encausti, domenica le urne per la sua successione, in questi giorni per Elio Moretti, proclamato presidente della Provincia il 1o novembre del 2018 e che da lunedì lascerà la scrivania a palazzo Muzio, è tempo di bilanci. «Anche se - ammette - tirare le somme è sempre difficile e a tratti imbarazzante».

Succeduto a Luca Della Bitta, il primo presidente dopo la riforma Delrio, Moretti lascerà lo scettro a Davide Menegola, il sindaco di Talamona, unico candidato per il ruolo. Qual’è l’auspicio per il suo successore?

«Gli auguro tutto il bene possibile e un mandato proficuo perché sarà quello che lo porterà alle Olimpiadi, sempre che non intervenga prima la riforma degli enti. Ma soprattutto gli auguro di cuore di essere l’ultimo presidente della legge Delrio in provincia di Sondrio. Voglio sperare che il prossimo inquilino di palazzo Muzio torni ad essere eletto direttamente dai cittadini».

Il suo mandato di quattro anni e due mesi il suo è capitato forse in uno dei periodi più complicati per la vita economica, sociale e sanitaria locale, nazionale ed internazionale. Che cosa le lascia questa esperienza?

«Fare il presidente della Provincia mi fatto crescere moltissimo sotto il profilo amministrativo, io che arrivo dall’esperienza di sindaco di un medio Comune, e umano. E in questo ha inciso anche il fatto che si sia trattato di un mandato molto particolare e complicato. La pandemia ci ha piombati in qualcosa di inatteso e sconosciuto, gestirla non è stato affatto facile e ha richiesto un dispendio incredibile di energie psicofisiche. Non solo, perché, per forza di cose, ci ha distratto da tutto il resto. Per alcuni mesi di tempo come sospeso abbiamo dovuto dedicarci soltanto a questo, cercando di dare risposte efficaci alle persone spaventate, avvolti tuti noi in un clima di sofferenza e preoccupazione».

Diceva però che anche da questa esperienza è nato qualcosa di positivo.

«Sì, in tutto questo si è rafforzato uno spirito di squadra a livello istituzionale locale, ricomprendendo in questo “locale” anche l’assessore regionale Massimo Sertori. La collaborazione è stata massima e ha portato a risultati insperati all’esordio della pandemia. E’ stato tutto talmente straordinario che ogni altra cosa è diventata di ordinaria amministrazione».

Un’eccezionalità che ha segnato il suo mandato fin dall’inizio. Cosa ricorda se dico Ruinon?

«La frana del Ruinon è stata il mio battesimo di fuoco qui in Provincia. Un problema molto grave, gestito bene. La situazione non era facile perché da una parte dovevamo tutelare la salute e l’incolumità delle persone e dall’altra rispondere il disagio di chi veniva isolato. Alla fine le decisioni prese ci hanno dato ragione. Non fare la galleria artificiale ma il vallo, poi rafforzato e raddoppiato, è stata la scelta migliore, seppur difficile e sofferta. Non sono un tecnico e quindi non posso che ringraziare le persone che hanno fatto quadrato intorno a me, ogni volta. Le difficoltà hanno rafforzato i rapporti umani e la stima reciproca che poi è ciò che consente di amministrare in modo corretto. Sono convinto che l’ente Provincia, nonostante la legge Delrio, resti un punto di riferimento fondamentale per il territorio e pur con tutte le difficoltà che questa legge ha ingenerato siamo riusciti ad ottenere il meglio possibile grazie alla presenza di persone molto preparate».

Ala fine del mandato resta qualche rimpianto per qualcosa che avrebbe voluto fare o fare diversamente?

«All’inizio del mio mandato ero animato da moltissime idee a cui però ho dovuto rinunciare per forza di causa maggiore. I primi nove mesi li ho bruciati con il Ruinon, poi è arrivata la pandemia. Metà del mandato l’ho fatto dovendo affrontare eventi imprevedibili. L’unico rimpianto è di non avere avuto la possibilità di programmare le cose in modo ordinario. Al netto di tutto questo, però sono comunque molto soddisfatto dei risultati ottenuti. Devo ringraziare i consiglieri provinciali, sia di questo che dell’altro mandato e anche i prefetti con cui c’è stata grande collaborazione. E poi i sindaci che mi hanno sempre supportato anche quando ho preso decisioni che non tutti hanno condiviso».

Inevitabilmente restano sul tavolo tante cose da fare. Quali sono le sfide importanti che si troverà davanti il suo successore a partire da lunedì?

«La più importante, al netto delle Olimpiadi che sono un’opportunità straordinaria per fare tutte quelle cose che diversamente non avremmo potuto fare, quella che mi avrebbe affascinato affrontare in prima persona, è legata alla legge sull’idroelettrico. Grazie a quella legge la provincia di Sondrio si vede investita di tantissime risorse: la sfida è cambiare modo di gestirle. Credo sia necessario cambiare passo, alzare il livello e capire che con quelle leve economiche così eccezionali si può davvero pensare di fare opere strategiche per questo territorio».

Quali ad esempio?

«Innanzitutto un traforo, che sia il Mortirolo o la Mesolcina si deciderà, ma un traforo in una Valle che ha un’unica strada va fatto. E poi nel mio cuore c’è sempre la ferrovia tra Tirano e Bormio. Un progetto a cui credo molto e che sto dicendo da vent’anni. E poi ci sono da concludere tutte le cose che abbiamo portato avanti in questo mandato e sono solo da chiudere come il Ptcp, il piano cave e il problema degli inerti rimasti lì non per inerzia ma per i tempi burocratici e poi anche il piano faunistico venatorio che è rimasto incompiuto e voglio sperare che venga portato avanti».

E il suo futuro come lo vede?

«Finirò di fare il sindaco in primavera. Poi si vedrà. Se si tornerà alle province elettive, a breve, perché non pensarci...».

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