Le giostre ferme al palo  «Conosciamo le difficoltà   Ma siamo abbandonati»
Anche i gonfiabili tra le attività della famiglia

Le giostre ferme al palo

«Conosciamo le difficoltà

Ma siamo abbandonati»

Due famiglie storiche senza la possibilità di poter lavorare ancora a lungo: «Tutte le feste annullate e nessuno parla di aiuti statali»

Sondrio

Qualcuno ci ha ironizzato in questi giorni sui social, “non piove perché non c’è il luna park”, dando voce a quel gioco di causa ed effetto ormai invalso negli anni. Le giostre non ci sono davvero, sebbene qualche goccia d’acqua sia arrivata, bloccate dai provvedimenti di distanziamento sociale emanati per far fronte all’emergenza coronavirus. E insieme a loro, ai gonfiabili, al calcinculo, agli autoscontri sono ferme anche tutte le persone che di quel mondo si nutrono. E che lo fanno da anni regalando sorrisi e divertimento ad intere generazioni di bambini valtellinesi.

Sono bloccate su un piazzale le giostre della famiglia Bolgiani, tre generazioni di addetti al divertimento e all’intrattenimento, e quella dei cugini Prina. Una cinquantina di persone in tutto abituate a girare tra città e paesi ora costretti all’immobilità a casa senza aiuti e senza una prospettiva di ripartenza. Non a breve comunque. Rappresentanti di quelle categorie più fragili che l’emergenza sanitaria ha messo in un angolo e di cui poco si parla e poco ci si occupa perché di una realtà “marginale” rispetto al sistema economico del Paese. «Ci sentiamo un po’ abbandonati - ammette Donald Bolgiani nelle cui vene scorrono passione e mestiere, gli stessi che hanno animato il bisnonno, il nonno e che continuano ad animare il padre Holmes -. La nostra ultima fiera è stata quella di Ardenno, a novembre. Poi basta.».

È saltato tutto. Nessuna possibilità di lavoro e quindi di reddito. «Le prime uscite - spiega Donald - servono per far fronte alle spese di assicurazione, collaudi e manutenzioni dei mezzi e delle giostre. Senza quelle entrate diventa difficile anche rimettere in moto la macchina».

Contribuiti o aiuti pubblici non ne sono arrivati anche se la sospensione delle attività pubbliche a carattere culturale e ricreativo ha significato l’impossibilità per i rappresentanti della categoria di avere un reddito per far fronte ai bisogni delle proprie famiglie. «Siamo abituati a cavarcela - dice Donald - e conosciamo le difficoltà che le istituzioni devono affrontare in questo particolare momento. Quello che chiediamo è solo un po’ di attenzione nei nostri confronti». Anche perché Donald e la sua famiglia di giostrai da tre generazioni non potranno tornare a lavorare per diversi mesi ancora


© RIPRODUZIONE RISERVATA