La nuova maturità
Coro di critiche
da studenti e prof

Scuola Molti spiazzati dal ritorno delle due prove scritte

La nuova maturità Coro di critiche da studenti e prof
Esami di maturità nel 2019, quando ancora il Covid non si sapeva cosa fosse
(Foto di gianatti)

Spiazzati. Basta un solo aggettivo per descrivere i maturandi valtellinesi alla luce del ritorno al passato con due prove scritte, anziché il maxi-orale tanto sperato, per cui ha optato il ministero dell’Istruzione per l’esame di maturità al via il 22 giugno.

I punti

Li ha colti impreparati. A far discutere è soprattutto il secondo scritto, quello riguardante le materie di indirizzo, che secondo quanto previsto nella bozza che sta circolando in queste ore, dovrebbe essere redatto dalle singole commissioni composte da tutti docenti interni, fatta eccezione per il presidente, unico membro esterno.

Mentre le sette tracce della prima prova, il tema di italiano, saranno nazionali, uguali per tutti, quelle del secondo scritto saranno diverse da commissione a commissione. Aspetto, questo, che suscita perplessità anche tra dirigenti e prof, in quanto il margine di discrezionalità sarebbe alto per un esame di Stato.

«Non ce l’aspettavamo assolutamente ed eravamo orientati verso il maxi-orale» dice Soufian Siate, maturando, nonché presidente della Consulta provinciale degli studenti (Cps), il massimo organismo di rappresentanza dei ragazzi che frequentano le superiori. «Una decisione che non considera che siamo studenti che arrivano da praticamente tre anni di pandemia e di Dad a fase alterne - prosegue Siate -. Crediamo che gli studenti e le studentesse delle quinte valtellinesi avranno difficoltà a sostenere un esame come questo».

Che preferissero il maxi-colloquio lo testimonia un sondaggio fatto dalla Cps il 19 gennaio scorso, a cui hanno risposto 743 studenti. Di questi alla domanda “Come vorresti fosse l’esame di maturità?”, «il 12% cioè 95 studenti ha detto con una sola prova scritta (il tema) e il colloquio orale, 11 come quello scelto dal ministero, mentre l’84% - 625 alunni - ha risposto il maxi-orale».

Dal canto loro dirigenti e prof plaudono al ritorno agli scritti. Con qualche ma. Proprio sulla seconda prova: «Mi riservo di leggere nei dettagli l’ordinanza - dice Paolo Accoto, docente all’istituto tecnico tecnologico Mattei di Sondrio -; sono comunque d’accordo sul reinserimento delle prove scritte, le cui tracce dovrebbero però essere nazionali per entrambe per non rischiare di creare pesanti disuguaglianze tra scuole con le medesime articolazioni».

«Troppa variabilità»

«Il ritorno agli scritti ci sta - dichiara Massimo Celesti, preside del Mattei -, mi sarei però limitato al tema di italiano, perché secondo me nel triennio non hanno potuto, a causa della pandemia, fare quel lavoro che solitamente si fa in vista dell’esame, con quella continuità, minata a più riprese dalla Dad. Un secondo scritto, redatto dalle singole commissioni, implica secondo me un forte elemento di variabilità».

«Attendo di leggere nel dettaglio l’ordinanza e i relativi allegati» premette Giovanna Bruno, dirigente del polo liceale “Città di Sondrio”, che accoglie «con favore gli scritti. Credo che la seconda prova si possa gestire senza grandi disparità, con indicazioni chiare sulla durata e sulla lunghezza, così dal renderla il più possibile omogenea».

«Dopo tre anni di Covid non si può arrivare a metà anno a decidere di ripristinare gli scritti - interviene Giorgia Borromini, maturanda al Saraceno-Romegialli di Morbegno - Non dico che non si potranno mai fare, ma c’è bisogno sia di una preparazione scolastica adatta a partire dal primo giorno in cui si sta sul banco in quinta, che psicologica». Le fa eco la rappresentante d’istituto del liceo Nervi-Ferrari di Morbegno Karin Valena: «Il governo, i ministri, i professori, i grandi che dovrebbero tutelare noi studenti giungono ad una scelta e ci forniscono una risposta ancora una volta troppo tardi, che lascia perplessi. La nuova normativa per la maturità 2022 vorrebbe forse essere una speranza di ritorno alla normalità, ma non risulta per nulla confortante per noi studenti dopo un periodo che di normale non ha avuto nulla.

«Altro che normalità»

Due scritti e un orale: poca preparazione e tanta paura». «Lo definiscono ritorno alla normalità e la notizia è che dopo più di due anni di distanziamento, di privazioni e di lontananza dalla scuola affronteremo tre prove - il commento di Alida Maspes , maturanda del Nervi-Ferrari - Tre prove che fino a ieri erano impensabili, perché era evidente a tutti, sia a i ragazzi e professori, che per il nostro percorso “alternativo” c’era bisogno di qualcosa di più dinamico che, perché no, fosse una porta verso il futuro e per un nuovo concetto di scuola. Ma purtroppo ancora una volta non siamo stati ascoltati e questi due anni di silenzio e di abbandono probabilmente non sono destinati a concludersi qui».

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