I primi profughi
rientrano in Ucraina
«C’è bisogno di noi»

La famiglia ospite da circa un mese a Nuova Olonio ha raccolto l’appello di Zelensky di tornare a casa. «Là hanno i cari e le attività. Sanno quello che fanno»

I primi profughi rientrano in Ucraina «C’è bisogno di noi»
La famiglia, quasi al completo, che domenica ha deciso di tornare in Ucraina

Profughi ucraini vanno e vengono, in provincia di Sondrio. Sì, perché se ogni giorno aumenta il numero di coloro che ci raggiungono, tant’è che il totale delle persone ospitate sfiora ormai le 500 unità, c’è anche chi ha deciso di tornare a casa.

Una scelta coraggiosa, ma molto ragionata, in cui è incorsa ad esempio la “famigliona” ospite dal 9 marzo scorso di Emilvio e Lucia Fascendini, a Nuova Olonio di Dubino. Famigliona perché formata dalla nonna quanto giovane e brillante di 56 anni, dalle sue figlie di 33 e 29 anni, e dai nipoti di 8, 4 e 2 anni.

«Ebbene sì, così hanno deciso - ammette Emilvio Fascendini, di professione direttore sanitario della Rsa e della Rsd (residenza sanitaria per disabili) di Nuova Olonio -. Partiranno domenica di buon mattino col pulmino che, solitamente, porta avanti e indietro dall’Ucraina le badanti. Si sono organizzate in questo modo e a mia volta mi sono interessato per sapere se vi fossero particolari passaggi burocratici da fare. In realtà dobbiamo semplicemente dichiarare in Comune che non sono più nostri ospiti. Punto e basta».

Cosa abbia spinto gli ospiti di Fascendini a tornare a casa, a Bila Cervka (che sta per “chiesa bianca”), una città di 211mila abitanti situata nella provincia di Kiev, a sud della capitale, può apparire strano ai nostri occhi, considerata la situazione in cui si trova il loro Paese, ma non lo è poi più di tanto per persone che sono legate a quadruplice filo alla loro terra e che là, hanno lasciato mariti, padri, genitori. In una parola, le loro radici.

«Ci hanno detto che vogliono tornare perché là hanno i loro cari, il loro lavoro e, soprattutto, perché Zelensky chiede ai profughi di tornare a casa - dice Fascendini -, almeno nel caso in cui vivano in territori non direttamente coinvolti dal conflitto. Perché, ci hanno detto, c’è bisogno di loro, del loro contributo nelle retrovie per aiutare il Paese a sostentarsi e, piano piano, a riprendersi dalla botta subita. E dato che la loro città è momentaneamente tranquilla e sembra che Kiev non sia più nello stato d’assedio in cui si trovava fino a pochi giorni fa, l’“ordine di scuderia”, diciamo così, è quello di rientrare».

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