Dopo i vandalismi «Dai 14 ai 16 anni aumenta il disagio»

«È vero, il fenomeno si è acuito in questa pandemia e la scuola deve fare la sua parte per arginarlo, ma altrettanto devono fare le famiglie e le istituzioni»

Dopo i vandalismi «Dai 14 ai 16 anni aumenta il disagio»
morbegno natale vandali ( i proiettori rotti, il totem e un'istallazione legno) + citta illuminata
(Foto di Sabrina Ghelfi)

Gli ultimi episodi di vandalismo ai danni di addobbi e attrezzature utilizzati per le iniziative natalizie, condivise da commercianti, Comune e Pro loco, hanno fatto molto discutere nella cittadina del Bitto. il sindaco Alberto Gavazzi, ha legato questi gesti, «che non devono restare impuniti» all’aggressività repressa dai ragazzi causata dal lockdown e alla ripetuta didattica a distanza e per questoha chiamati in causa la scuola per il suo ruolo formativo.

«Ciò che dice il sindaco - afferma Giovanni Colombo direttore di Enaip Morbegno - è sottoscrivibile: la pandemia ha creato situazioni di disagio anche sotto il profilo psicologico per i ragazzi. In diversi centri Enaip abbiamo riscontrato nuove fragilità, soprattutto, nei ragazzi di 14, 15 e 16 anni. Non negli studenti un po’ più grandi, che non sono mai stati soltanto in Dad, senza abbandonare così anche le regole che fanno da cornice alla formazione». E ancora: «I più giovani stanno facendo molta fatica a riprendere i ritmi e capita di vedere atti di violenza, i casi di bullismo, ad esempio, sono in netto aumento». All’Enaip è stato istituito un gruppo di lavoro con psicologo e sociologo «per dare una mano a ragazzi, docenti e famiglie, che si sono trovate in difficoltà nell’affrontare questa nuova situazione».

Anche Antonino Costa, preside dell’istituto superiore Saraceno-Romegialli chiede un intervento delle istituzioni. «Cosa fanno le istituzioni e le famiglie per aggregare i giovani e arginare le situazioni di disagio che due anni di lockdown hanno creato? - dice Costa - Purtroppo ci sono studenti di tutti gli ordini di scuola che non riescono ad andare a scuola per crisi di ansia, di panico, problemi psicologici o psichiatrici. Poi c’ è il disagio che si traduce in aggressività, ma la scuola da sola senza il contributo della famiglia e dell’intera comunità comprese le istituzioni locali si trova impotente contro i problemi di disagio. Quello che riusciamo a fare è contenerlo in ambito scolastico».

Per il dirigente bisognerebbe moltiplicare i luoghi di aggregazione «creare più locali presidiati da adulti competenti, dove i ragazzi possano esibirsi in attività di teatro, danza, canto, giochi vari di intrattenimento, ma anche attività di ricerca, di studio affinché possano sentirsi parte integrante di questa società. Per farlo hanno bisogno di sentirsi amati non solo dalla famiglia, ma anche dal personale scolastico e dalle istituzioni locali».

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