«Dobbiamo puntare sulla riabilitazione  Solo la qualità attira medici e pazienti»
Prosegue il dibattito sul futuro dell’ospedale di Morbegno

«Dobbiamo puntare sulla riabilitazione

Solo la qualità attira medici e pazienti»

Il dibattito a Morbegno: Ronconi interviene sul futuro dell’ospedale dopo l’accorpamento dei reparti. «A livello politico si latita: i sindaci non devono subire le decisioni ma essere interlocutori».

«L’accorpamento dei reparti funziona solamente sotto il profilo della riconversione e della razionalizzazione o anche come risposta ai pazienti? Morbegno necessita di un ospedale di qualità, capace di attirare pazienti e medici. Ma dobbiamo cercare adesso, prima che si attivi il Pot, la sua vocazione, che potrebbe essere quella del settore della riabilitazione».

È questa la riflessione sulla sanità locale di Paolo Ronconi, capogruppo della minoranza consiliare di Morbegno e medico, a partire dall’accorpamento dei reparti prolungato sino a fine mese all’ospedale di Morbegno, dove il personale sanitario lamenta forti difficoltà di gestione del lavoro e timori circa il futuro del presidio cittadino, che pare destinato a mantenere questo modello organizzativo anche a lungo termine. Una fase, questa, che i responsabili del nosocomio definiscono «inizialmente faticosa, ma capace di dare risultati positivi». Ronconi parte da qui per un’analisi sul nosocomio cittadino destinato a trasformarsi in Pot (Presidio ospedaliero territoriale). «Che tipo di vocazione può avere l’ospedale di Morbegno - chiede Ronconi - per rispondere ai bisogni della popolazione e dare risposte di qualità? L’obiettivo dovrebbe essere conciliare le esigenze del territorio con criteri di qualità e sicurezza ed è possibile con il potenziamento delle strutture». Almeno sino alla fine di gennaio a Morbegno è in vigore l’accorpamento dei reparti di riabilitazione cardiologica, riabilitazione generale geriatrica e medicina scattato a dicembre per far fronte alla temporanea carenza di risorse mediche destinate all’assistenza.

«La direzione dice che è un modello che funziona, ma è una lettura che parte dalla risposta ai malati o solo da esigenze di riconversione e razionalizzazione dell’ospedale?». Quindi Ronconi tira in ballo l’assemblea dei sindaci del Morbegense. «A livello politico, dove si latita, chiedo ai sindaci di non subire le decisioni, ma di essere interlocutori rappresentativi del territorio: il futuro dell’ospedale va condiviso. La Bassa Valle ha grandi spinte centrifughe, invece si deve individuare una strada centripeta. Mi spiego: da tempo i medici emigrano e i pazienti si spostano fuori provincia per farsi curare in strutture non troppo distanti, dal Lecchese sino a Milano. Allora si deve sfruttare questa grande potenzialità della distanza chilometrica non eccessiva per attrarre medici e pazienti. E cosa farebbe spostare un malato dal lago di Como o dal Milanese se non un’offerta di qualità?».

Che dovrebbe passare, a suo giudizio, dalla nuova offerta sanitaria di Morbegno. «Già il cardiologo Robustelli in una sua riflessione disse di cercare la vocazione morbegnese nella riabilitazione. Può essere una strada da percorrere. Non sto dicendo quindi di tornare indietro, ma di intraprendere nuove strade di qualità. In Bassa Valle c’è attrattività nella riabilitazione e spazio di collaborazione con le strutture pubblico-private, poi c’è il dialogo con le Rsa che sono il secondo pilastro per le prestazioni non solo socio assistenziali, ma anche sanitarie».


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