Albaredo ricorda l’alluvione del 2002. Spesi dodici milioni per la sicurezza

Maltempo A vent’anni dal ciclone, iniziative e conferenza dedicate ai cambiamenti climatici. Del Nero: «Il vallo della Vidorta e i canali di regimazione delle acque furono la nostra salvezza»

Albaredo ricorda l’alluvione del 2002. Spesi dodici milioni per la sicurezza
Albaredo, l’alluvione di vent’anni fa
(Foto di foto sandonini)

Albaredo ricorda l’alluvione che lo colpì il 15 e 16 novembre 2002. Un’alluvione che sconvolse il territorio e che è rimasta indelebile nella memoria. Per questo il Comune vuole condividere con la popolazione e con tutti gli interessati due giornate per celebrare gli eventi.

Video e conferenza

Il programma prevede per venerdì 18 novembre alle 20.30 al PoliAlbaredo la proiezione del video “Immagini, ricordi ed emozioni”. A seguire si terrà la conferenza su “Cambiamenti climatici e sconvolgimenti del pianeta”, sarà presente Riccardo Scotti, geologo, climatologo, istruttore Cai ed esperto dei cambiamenti climatici. Mentre domenica 20 alle 9.30 sarà celebrata la messa, al termine della quale alla Porta del Parco ci sarà la proiezione di “Immagini, ricordi ed emozioni”. La giornata si chiuderà con un rinfresco.

In occasione del ventennale è stata data alle stampe un’edizione speciale de “La us de Albarii”, il periodico comunale che approfondisce il tema che dà il titolo al giornalino: “15 e 16 novembre, il ciclone che sconvolse il nostro paese: ricordi di ieri, rinascita e prospettive”. Nella pubblicazione è presente il ricordo di alcuni protagonisti, foto significative, testimonianze della stampa locale.

Il primo “ciclone”

L’alluvione di Albaredo venne codificata del Centro nazionale delle ricerche come ciclone Victoria, un evento imprevedibile ed eccezionale.

In soli tre giorni caddero 870 mm di acqua (nella grande alluvione della Valtellina del 1987 questa quantità d’acqua cadde in due settimane). L’evento fu tra i primi in Italia essere definito “ciclone”, dopo allora i cicloni anche di maggiori proporzioni si sono susseguiti con tragedie umane. Da quella esperienza prese vita il Gruppo di volontari della Protezione Civile, «che rappresenta un pilastro di aiuto in tutti questi anni sino alla pandemia da Covid» é il sindaco Patrizio Del Nero a rammentare i 70 fenomeni di smottamento di quell’alluvione, «ma senza nessun danno alle persone e anche i danni alle abitazioni furono contenuti. Questo fu possibile perché negli anni l’amministrazione comunale realizzò il vallo della Vidorta e i canali di regimazione delle acque. Queste opere furono la nostra salvezza».

Le opere realizzate

Negli anni successivi il Comune investì quasi 12 milioni di euro per la riparazione dei danni e la messa insicurezza del territorio. È in costruzione il secondo vallo nel bosco sopra la Vidorta, opere importanti di regimazione idraulica della valletta e valle dei mulini e in zona dosso comune e altre ancora per importi che complessivamente superano i 3 milioni di euro. «L’insegnamento dell’alluvione e dei cambiamenti climatici - termina Del Nero - deve essere quello di una forte e rinnovata sensibilità e azione nel rispetto dell’ambiente e del territorio e per uno stile di vita che non sperperi le risorse della terra. Purtroppo l’abbandono delle colture agricole in montagna non aiuta ed è necessario che l’Unione Europea, lo Stato e la Regione adottino politiche più efficaci a tutela della vita e del lavoro in montagna».

© RIPRODUZIONE RISERVATA