«Non ti voltare!». Ad aiutare una donna a uscire dalla violenza può essere anche chi le sta accanto

«Non ti voltare!» è un invito a chi è testimone di violenza. Ed è anche il titolo dell’edizione 2022 di #sempre25novembre, progetto promosso da Sorgenia che comprende anche un Decalogo che prende spunto dal «Manifesto della comunicazione non ostile» di «Parole O_Stili» per riconoscere la violenza e capire come comportarsi per supportare le donne che la vivono. Un vademecum da scaricare online,…

2 giorni fa

La violenza può cominciare dalla tastiera e dai social: «ogni volta che scrivi o posti un contenuto online contribuisci a creare un clima che può favorire la violenza o la sua eliminazione». Che siano nostre o di altri, rivolte a noi o meno, le parole possono «sminuire, denigrare» oppure aiutare a «preservare e nutrire un’immagine positiva di sé». La violenza verbale, infatti, è una vera e propria forma di violenza e non è meno pericolosa di un pugno: le sue ripercussioni possono minare profondamente la salute mentale di una persona, specie se ripetute nel tempo e da chi è più vicino. Invertire la rotta e costruire una società più tutelante e rispettosa per tutte e tutti parte da una cultura della conoscenza di questi temi, tratti dal Decalogo messo a punto dalla società cooperativa sociale La Grande Casa, attiva da oltre 20 anni nel sostegno alle donne in uscita da situazioni di violenza.

Realizzato in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza di genere, il vademecum rivisita il «Manifesto per la comunicazione non ostile» ed è parte del progetto #sempre25novembre, per sensibilizzare quante più persone possibili sulla violenza di genere. Un’iniziativa (di cui vi abbiamo parlato qua) che unisce dieci podcast racchiusi nell’e-book «Non ti voltare!», dove non sono più le donne che hanno vissuto situazioni di violenza a parlare, ma chi è testimone dei fatti.

Le vicende raccontate sono quelle di maltrattamento su familiari, amiche e amici o colleghe. Il progetto include racconti in cui si parla di violenza fisica, economica, psicologica o di quella assistita da parte dei bambini, attraverso le voci di persone comuni e personaggi noti come l’avvocata Cathy La Torre, i content creator Raissa & Momo, l’ex pallavolista Maurizia Cacciatori e la fashion blogger Enrica Scielzo.

Parte del progetto anche il live «Non ti voltare! È tempo di agire. La violenza contro le donne riguarda tutti» in calendario per giovedì 24 novembre alle 19 (sold out) e in replica alle 21 al The Space Cinema Milano Odeon. Un’occasione per condividere le storie dei podcast dal vivo, per poi offrire al pubblico strumenti per riconoscere la violenza nelle sue diverse forme e imparare ad agire per prevenirla o fermarla. L’evento sarà presentato da Maura Grancitano e Andrea Colamedici della casa editrice TLON e interverranno alcuni dei protagonisti dei podcast. Per chi non potrà partecipare alla serata dal vivo, sarà possibile seguire l’evento in streaming , grazie al link associato al download dell’e-book.

Sorgenia, da cinque anni sul campo contro la violenza. Il 2022 è dedicato a chi è testimone

Il progetto è promosso dalla greentech energy company Sorgenia, impegnata a sensibilizzare sul tema della violenza di genere ogni giorno dal 2018, non solo il 25 novembre, data in cui ricorre la Giornata internazionale per la sua eliminazione. Per ogni download dell’e-book «Non ti voltare!», Sorgenia donerà un euro a Pangea onlus a sostegno del progetto Reama , una rete per il contrasto della violenza di cui fanno parte case rifugio, associazioni, centri antiviolenza e professionisti del settore.

«I progetti e i servizi dedicati alle donne hanno l’obiettivo di favorire il raggiungimento dell’uguaglianza di genere e l’emancipazione di tutte le donne e le ragazze, obiettivo 5 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Fondamentale lavorare sulle risorse, incentivare l’autonomia, aiutare la donna a riconoscere a sé stessa la capacità di scegliere per sé e per i propri figli, di ridefinire il proprio progetto familiare, lavorativo e abitativo». Questo il presupposto della società cooperativa sociale La Grande Casa , una delle realtà italiane che accoglie donne e ragazze in uscita da situazioni di violenza e maltrattamento o in temporanea difficoltà all’interno delle case rifugio, nelle comunità genitore e bambino, negli appartamenti per l’avvio dell’autonomia e nei progetti di housing sociale. Accanto a questo, numerosi i percorsi educativi territoriali e domiciliari attivati per accompagnarle all’autonomia, all’inserimento lavorativo, per supportare la maternità, fin dalla gravidanza, in situazioni di particolare fragilità e povertà della rete di supporto familiare, amicale, sociale.

Un decalogo antiviolenza per orientare chi è accanto alle donne

Nel solo 2021 la società cooperativa sociale ha accompagnato ben 744 donne , «un lavoro corale che prosegue da oltre 20 anni, in cui le operatrici e le educatrici che lavorano con queste persone hanno maturato una lunga esperienza – spiega Chiara Pagnesi, coordinatrice de La Grande Casa – Tantissime le storie che le donne ci hanno portato, ognuna con il suo unico vissuto sulla violenza di genere, che resta coperto dal riserbo. Sono state loro, con i loro racconti, a guidare la definizione dei contenuti pratici del Decalogo che abbiamo stilato e che resterà a disposizione di chiunque voglia approfondire il tema».

Importantissimo, quando si viene a conoscenza di casi di violenza che riguardano un’amica, una sorella, una collega o semplicemente una conoscente che decide di aprirsi è «rassicurarla che ci sarete, che continuate ad ascoltare, che non la giudicate e che rispettate i suoi tempi e le scelte». Ascolto. Non giudizio. Rispetto dei tempi e delle decisioni. Recita così un passaggio del Decalogo, che in un linguaggio chiaro ed accessibile offre strumenti per orientarsi nel complesso ruolo di chi si trova accanto a una persona che vive una situazione di violenza.

«Il Decalogo è uno strumento utile per chiunque – specifica Chiara Pagnesi – sia per persone che non sanno come comportarsi, cosa fare e come avvicinarsi a contesti tanto delicati, sia per chi vuole avere informazioni adeguate in materia pur non trovandosi accanto a tali situazioni. Ricordo, comunque, che non bisogna mai improvvisarsi in queste situazioni, ma rivolgersi a professionisti qualificati. In questo senso il 1522 può dare un primo, fondamentale supporto, oltre a fornire indicazioni anche a chi è accanto a una persona che vive una situazione di violenza» .

Dall’allarme violenza alle possibilità per uscirne. Il primo passo sono quattro cifre: 1522

Solo nel primo trimestre 2022, secondo l’Istat, sono state 7.184 le chiamate al numero per l’emergenza stalking e violenza 1522, un servizio pubblico attivo 24 ore su 24, che accoglie le richieste di aiuto e sostegno. Nove su dieci le donne che hanno segnalato al 1522 episodi di violenza psicologica. Il 66,9% ha riportato violenza fisica, il 49% minacce e il 37,8% violenza economica, ossia ogni atto «di controllo e monitoraggio del comportamento di un soggetto in termini di utilizzo e distribuzione di denaro […] – secondo la definizione della EIGE – European Institute for Gender Equality – nonché la minaccia costante di negare le risorse economiche».

Delle chiamate ricevute tra gennaio e marzo di quest’anno, il 74,6% sono state indirizzate verso un servizio territoriale e di queste il 93,8% si è conclusa con un invio a un Centro antiviolenza. Ascolto, accoglienza, orientamento e accompagnamento verso altri servizi della rete territoriale, supporto e consulenza psicologica, supporto e consulenza legale, alloggiativa, sostegno alla genitorialità e supporto per i figli minorenni, sostegno all’autonomia e percorsi di allontanamento della donna sono alcuni dei servizi che i Centri Antiviolenza offrono. Attività che si integrano e coordinano con quelle di enti locali e non profit e con progetti specifici come quelli della cooperativa sociale La Grande Casa.

Uscire dalla violenza è possibile, anche grazie a chi è accanto alla donna

Contusioni multiple: 92.309 donne. Stato ansioso: 30mila donne. Distorsione e distrazione del collo: 8.470 donne. Contusioni sul viso: 920 donne. Queste sono alcune delle cause principali che nel 2020 sono state oggetto della diagnosi alle pazienti del Pronto Soccorso in Italia. Ad accomunarle, la diagnosi secondaria, ossia il motivo alla base di tutto: il maltrattamento. Nei numeri dell’indagine Istat, non rientrano le ferite psicologiche generate dalla violenza di genere e i mancati accessi di un sommerso di donne che non hanno richiesto soccorso, per le motivazioni più diverse: da una scelta dettata dalla paura, alla vergogna, alla difficoltà di ammettere che stia accadendo proprio a loro, alla speranza «che la situazione cambi, perché è accaduto solo una volta» oppure, al contrario, perché «anche se chiamo tanto non cambierebbe nulla». E infine, per molte a fare da deterrente è la non conoscenza delle possibilità che ci sono per uscire dalla violenza e del supporto che potrebbero ricevere. Ecco perché avere vicino una persona con qualche strumento in più può essere fondamentale per queste donne.

La violenza di genere continua a costituire un’emergenza, durante tutto l’anno, al di là dei report che vengono diffusi in occasione del 25 novembre, giornata ad essa dedicata. Uscire dalla violenza è possibile e una rete di esperte specificatamente formate per supportare le donne è pronta a prendere in carico le richieste di aiuto in tutta Italia e numerose sono le risorse anche per chi è loro accanto. A partire dal Decalogo de La Grande Casa.

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