Violetta e Mimì risuonano in chiesa
Con LeAltreNote

Lirica Il concerto a Bianzone nella Madonna del Piano Apprezzato il terzetto di voci accompagnato al piano

Violetta e Mimì risuonano in chiesa Con LeAltreNote

Quasi un’apparizione fantasmatica nel buio della notte, nel merletto brunito di meleti e vigneti a distesa, la bianca sagoma del sontuoso tempio barocco della Madonna del Piano di Bianzone che si eleva coi suoi pinnacoli acuti all’ombra del campanile traforato da bifore.

Incanto

Sulle tracce del XIII secolo la solennità mariana dell’antico edificio accoglie ancor oggi la fede e la musica del “Valtellina Festival LeAltreNote” dei fratelli Parrino che inanella un nuovo sorprendente successo. Entrando, lo sguardo si spinge nel fondo dove la Vergine benedicente guida il cammino dei pellegrini. E sotto l’incanto della volta dell’abside illuminata da una dolcissima Natività, in fausto contrappunto con il mastodonte di un organo depredato anche dell’anima troneggia sull’altare Maggiore un pianoforte.

E’ l’ora dell’opera lirica mentre la notte tace nell’ineffabile distesa del plenilunio. Il pianista Damiano Carissoni prepara in un torbido rimescolare di umori l’entrée solenne della roboante voce dell’esperienza, quel formidabile Marzio Giossi beniamino da tempo anche delle folle valtellinesi, che innalza possente il grido che gonfia d’odio il cuore dell’“Andrea Chènier” di Umberto Giordano. E subito l’inossidabile baritono della scena lirica è subissato dall’applauso del folto uditorio. Dalla rabbia alla vacuità della piuma al vento per dipingere la volubilità femminea mutevole quanto le facce della luna, con “La donna è mobile” interpretata stentoreamente dal tenore Danilo Formaggia.

E’ poi la volta della grazia muliebre di Renata Campanella deliziosa Violetta de “La Traviata” verdiana nella sua lunga mise blu china, esile e drammaturgicamente possente nei suoi acuti smorzarti ad arte, nei suoi amari singulti, “croce e delizia” di un amore che invita al delirio di devastanti follie. Infuria poi tempestosa l’incontenibile collera di Rigoletto per la “vil razza dannata” dei cortigiani con un inarrestabile empito d’emozione di Giossi che si supera in una drammatica supplica ginocchioni innanzi all’altezzosa protervia di signori a cui implora “perdono e pietade”. Lunghissimi e scroscianti applausi nel riverbero naturale del sacro tempio votato a Maria pieno di echi di assenso totale. Amalgama perfetto nella fusione d’anime dell’artista bohemien Rodolfo e della tenerissima Mimì del duo Campanella-Formaggia. Sale poi sul podio il tenore-Cavaradossi nella pucciniana “E lucean le stelle” mentre “l’ora è fuggita” e incombe sul suo tragico destino, mentre chi era vissuta sempre d’arte e d’amore tentava invano di fermare l’irreparabile. Tenerissimamente espressiva la Campanella.

La citazione alla Callas

Schermaglie d’amore infine tra l’uomo vissuto che stringe infine la mano tremante della donna amata fino a quel “Tace la notte” del “Trovatore” verdiano che rinfocola gli umori di Giossi, Campanella e Formaggia che raccolgono la perentoria ovazione del pubblico. Ed è sempre lui, Giossi, il protagonista indiscusso della scena, che con calore empatico si rivolge infine al suo pubblico parafrasando quell’ “Ho dato molto, ma ho anche ricevuto molto da voi” pronunciato dalla Callas, per riconoscere che la lirica ha bisogno del sostegno e l’affetto del pubblico. Un pubblico attento che strappa ben tre bis culminati con una standing ovation dopo il frizzante “Brindisi” de “La Traviata”. Tace la notte. Canta la musica.

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