Video: Ivana Trettel,  «Il teatro che parla di guerra»
Noi guerra! Le meraviglie del nulla - Opera Liquida

Video: Ivana Trettel,

«Il teatro che parla di guerra»

Ne La Provincia in edicola mercoledì 16 dicembre il colloquio con la regista, drammaturga e direttrice artistica della compagnia Opera Liquida. Qui invece Lucia Valepina ci consegna una delle sue video-interviste “dal bosco”

In un momento storico in cui i teatri, baluardi di una creatività tanto lontana dall’utile quanto necessaria, sono chiusi da mesi e sperimentano nuovi codici espressivi per superare l’impasse, Opera Liquida, realtà nata nel 2009 presso la Casa di Reclusione Milano-Opera, afferma con vigore la propria identità artistica e sociale. Per Stendhal, la sezione culturale de La Provincia, Lucia Valcepi na intervista Ivana Trettel, regista, drammaturga e direttrice artistica della compagnia. Nel giornale in edicola mercoledì 16 dicembre, l’intervista integrale. Qui uno stralcio e la video-intervista “dal bosco” curata dalla stessa Lucia.

Ivana Trettel - Opera Liquida

Ivana Trettel - Opera Liquida

Ivana, abbiamo da poco assistito alla diretta streaming del vostro spettacolo “Noi guerra! Le meraviglie del nulla”, che vede la partecipazione dell’artista cinetico Anceschi, oggi disponibile sul canale youtube e sulle pagine social di Opera Liquida. Da quale urgenza nasce il lavoro?

«Ci interessava indagare il tema della guerra, non in quanto fatto di cronaca, ma in quanto processo che si innesca negli esseri umani quando vengono odiati, odiano o si eleggono a peggiori nemici di sé stessi, una condizione che, in carcere, risuona fortemente. Volevamo inoltre riflettere sulla normalizzazione della guerra nella nostra società. Abbiamo cominciato a ragionare sul tema nel laboratorio drammaturgico e con il team creativo di costumisti, scenografi… nel frattempo è iniziata la collaborazione con Anceschi, un artista straordinario. Le sue “Possibilità Liquide” si sono integrate alla perfezione nella drammaturgia scenica dello spettacolo. “Noi guerra!” propone una visione critica della contemporaneità. Le scene si alternano alla “Redazione dell’odio” che, con un impianto parossistico, determina quali categorie si dovranno odiare, in che misura e con quali modalità: una situazione vicina al reale, dove l’odio si manifesta nei confronti di una categoria fragile, in assenza di senso critico».


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