VANINETTI E GLI ALTRI. CONFRONTO IN MOSTRA

Al Mvsa la collezione dell’artista con Chagall, Dalì, Guttuso, Magritte e Picasso. Il critico Salvino: «Voleva cogliere la visione dei grandi artisti del 900’ suoi colleghi»

VANINETTI E GLI ALTRI. CONFRONTO IN MOSTRA
Un’incisione di Renè Magritte dalla collezione privata di Vaninetti presente al Mvsagrazie al prestito di operedella figlia dell’artista

«Se è vero che l’artista è uno un monade che riflette la sua visione individuale del mondo, altrettanto vero è che egli ha continuamente bisogno del confronto con altri mondi, cioè con altri artisti o, per lo meno, con le loro opere. Da qui la necessità per il pittore di frequentare musei dove nasce il rapporto con i grandi del passato prossimo o remoto e, in una dimensione più domestica e personale, la necessità di una collezione di opere dalle quali prendere spunto o rispetto le quali alle segnare una distanza».

Aperta fino alla fine del mese

Parte da questa considerazione l’intervento che Eugenio Salvino, critico dell’arte, firma sulla mostra “Dalla raccolta di Angelo Vaninetti. Un viaggio tra i maestri del Novecento”, allestita ancora fino alla f ine del mese di gennaio al Museo valtellinese di storia e arte di Sondrio.

L’assessore alla Cultura, Marcella Fratta, rilancia l’evento invitando chi ancora non ha visitato l’esposizione a non farsela sfuggire - d’altro canto non capita di frequente di poter ammirare in piccole città come Sondrio opere grafiche di grandi come Marc Chagall, Salvador Dalì, Filippo De Pisis, Renato Guttuso, Renè Magritte e Pablo Picasso – rendendo noto il saggio di Salvino che offre spunti di lettura e comprensione delle opere presenti. «Vaninetti, da pittore consapevole, ritiene, nel lungo spazio della sua attività creativa, di confrontarsi con la storia dell’arte e, soprattutto, con il Novecento europeo, è ben consapevole di appartenere tra i più elevati fastigi – osserva l’esperto della pittura dell’artista valtellinese -. Pertanto artisti sommi quali Dalì, Picasso, Magritte non sono per lui mostri sacri ormai entrati nella tradizione, ma sodali con cui condividere un’interpretazione della realtà o forse creare una realtà».

Ecco che, secondo Salvino, così si spiega il collezionismo di Vaninetti che nasce dall’acquisto e dallo scambio di opere con alti autori del ’900 e che ha una dimensione altamente conoscitiva e fattiva: «Non si tratta, cioè, di una preziosa raccolta di pezzi selezionati per il loro valore economico o per il loro prestigio – sostiene -, ma di una raccolta altrettanto preziosa e indispensabile per il confronto e per l’attività dell’artista, tutto volta a gettare, dall’osservatorio valtellinese, il suo sguardo sul mondo».

Il prestito fatto dalla figlia Annalisa per allestire la mostra al Mvsa di fondo di trenta opere grafiche, tra cui quattro del padre, che fanno parte della collezione del pittore Vaninetti, comprende molti dei maggiori nomi del ’900 figurativo e permette non solo di conoscere meglio la figura dell’artista, di coglierne la visione e le sfumature ma di entrare in un dialogo ininterrotto tra la pittura di Angelo e quella di altri pittori. I nomi di Magritte, Dalì, De Pisis – secondo lo storico dell’arte - richiamano subito un approccio simbolico alla realtà, approccio simbolico che è proprio anche degli oggetti di Vaninetti: essi non valgono mai per se stessi in senso realistico, bensì rimandano ad altro. «E che cosa vale di più del richiamo all’altro, al simbolo nel suo valore gnoseologico o psicoanalitici della pittura di Dalì e di Magritte – domanda -? Certo, tra questi pittori e Vaninetti sono evidenti anche le differenze, notevoli: nei primi due il segno grafico, il disegno che sottostà alla composizione ha un ruolo predominante, in Vaninetti no: in lui è il colore, la cromia che crea la oggetto. Questo, tuttavia, non impedisce di cogliere una continuità o quasi una fratellanza».

Prestate dalla figlia: «Spero le vedano i giovani»

Lo stesso discorso può valere per altri pittori presenti nella collezione come Morlotti, con cui Vaninetti condivide l’appartenenza lombarda, come Chagall la cui sostanza poetica non è estranea all’evocazione che Vaninetti estende alla realtà valtellinese strafigurata in simbolo.

Questa esposizione è sicuramente «una porta aperta ai valtellinesi per entrare in una dimensione umana e culturale che, in un tempo poverissimo di valori e aspettative come il nostro, non può altro che giovare. Speriamo che Valtellinese ne approfittino», conclude Eugenio Salvino.

Annalisa Vaninetti, nel catalogo, esprime il suo auspicio: che «la mostra serva soprattutto al giovane pubblico affinché continui ad essere educato al bello e all’estetica. Infatti, chi educa alla bellezza educa già all’arte. L’intento è anche quello di avvicinare i giovani alla loro radici, sviluppando in essi in senso di appartenenza». La mostra è visitabile con ingresso libero fino alla fine di gennaio da martedì a domenica dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18.

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