Storie di donne nelle foto di Deriu
Da sinistra Giusi Sartoris, Marcella Fratta, Silvia Forni, Alaios Borinelli, Manuela Rossi e Giovanna Banfi

Storie di donne nelle foto di Deriu

Presentata l’esposizione di immagini prevista a partire da domenica nelle sale del Mvsa a Sondrio. Venticinque spaccati per raccontare le cicatrici lasciate dalla malattia, dalla violenza, da eventi drammatici.

«Una fotografia che da concettuale, diviene sociale», come l’ha definita Alaios Borinelli, egli stesso fotografo e qui in veste curatore della mostra che domenica alle 17 si inaugura nelle sale del Mvsa a Sondrio. Il titolo è “Scars of life” Series del fotografo Daniele Deriu, i cui lavori – fotografie che sembrano dipinti – hanno già fatto il giro dell’Europa e ora approdano a Sondrio per raccontare, attraverso le ferite del corpo, le storie di donne.

Venticinque le foto di venticinque donne che non mostrano mai i propri occhi, ma il proprio corpo o meglio le cicatrici lasciate dalla malattia, dalla violenza privata, dall’autolesionismo oppure da altri eventi drammatici. Donne, come ha detto ancora Borinelli (che da mesi sta lavorando a questa iniziativa artistica), che non hanno vergogna di farsi vedere, anzi lo fanno per evidenziare la loro forza, la loro lotta contro il dolore.

Presentata da Giusi Sartoris in rappresentanza del Mvsa, l’assessore alla Cultura del Comune di Sondrio, Marcella Fratta ha affermato: «Nella nostra civiltà le ferite sono legate a situazioni drammatiche: dalle ferite di Cristo alle ferite di chi ha dovuto combattere battaglie fisiche in guerra o per motivi di salute – sono state le sue parole -. Mostrare il proprio percorso accidentato è un modo per sentirsi meno soli, oltre che occasione di riflessione e condivisione. La mostra aiuterà a interrogarsi sul senso della vita e sull’importanza dei segni che identificano la nostra esistenza e che ci fanno le persone che siamo». La direttrice del museo, Alessandra Baruta, che non ha potuto essere presente, ha però lasciato un messaggio in cui ha sottolineato «la carica drammatica incredibile delle foto, forse per la loro essenzialità. I corpi emergono da uno sfondo anonimo, neutro, senza volgarità. La prima sensazione che si prova è l’impotenza di fronte a qualcosa che non puoi controllare, ma poi si percepisce una forza e una fierezza straordinaria. Sono foto di speranza e di riscatto».

Borinelli ammira Deriu e per questo ha organizzato la mostra sondriese che avrà anche un intento benefico: l’incasso dei quadri venduti sarà devoluto a Lilt e centro antiviolenza “Il coraggio di Frida” di Sondrio, che da un anno e mezzo accoglie le donne.

«Nessuna donna vuole compassione o pietà – ha affermato il curatore -. Mostrano cicatrici perché sono guerriere, si mostrano per quello che sono quasi a dirci: “Noi ce l’abbiamo fatta”. È una mostra che urla». Di alta qualità i pannelli in esposizione realizzati con stampa diretta. Osservandoli si nota un cromatismo oro-acido, di cui Borinelli ha spiegato il significato: «In Giappone, quando un vaso viene rotto, viene ricomposto con oro. Kintsugi sono le “cicatrici d’oro” sull’oggetto. Ebbene, anche in questo caso ogni donna acquista valore nel quadro, comincia a volersi bene». La mostra resterà aperta fino al 27 giugno visite da martedì a domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18.


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