Sondrio, Righini porta l’arte in strada
Una delle sculture posizionate in piazza Campello

Sondrio, Righini porta l’arte in strada

Presentata la mostra ospitata a palazzo Pretorio, al Mvsa e, soprattutto, in piazze e vie cittadine. Il passante, senza rendersene conto, diventerà egli stesso parte dell’esposizione dello scultore e pittore tiranese.

Quella allestita nelle ultime ore a Sondrio – a palazzo Pretorio, al Mvsa e, soprattutto, in piazze e vie cittadine – è per una volta «arte in strada» (e non «arte di strada») come la definisce l’architetto Piercarlo Stefanelli, che ha molto insistito perché il capoluogo di provincia accogliesse un’antologica dello scultore e pittore tiranese Valerio Righini. Una personale - “Righini 50 e oltre”, il titolo – che non lascerà indifferenti cittadini e visitatori, fra luoghi dove le opere stanno già incuriosendo, ad esempio “Vignea bronzea” in piazzale Bertacchi, forse emblema dell’esposizione, e luoghi invece dove le opere sono così inserite da sembrare esserci da sempre, ad esempio “Figurale III” in piazza Campello. Merito va all’amministrazione comunale che ha accolto la proposta di celebrare la carriera di Righini, artista che ha varcato i confini della provincia e che «è bello torni per fare un bilancio del suo percorso e tracciare, perché no, un nuovo inizio – ha affermato l’assessore alla Cultura, Marcella Fratta -. Ripensare alle proprie ispirazioni può essere motivo per incontrarne di nuove». L’aspetto più significativo della mostra (che sarà inaugurata, alla presenza di Jacqueline Ceresoli, oggi alle 18 a palazzo Pretorio), secondo l’assessore, è «la condivisione da parte di Righini delle sue opere con la città. L’arte viene immersa nel tessuto urbano e le persone possono riflettere sulla creatività, capire perché sono nate le sculture e quale sia l’esigenza espressiva dell’artista. C’è la necessità di far capire che ci si può nutrire di arte. Ovviamente altre opere saranno collocate nelle sedi espositive di palazzo Pretorio e palazzo Sassi de’ Lavizzari».

Ecco che il passante, senza rendersene conto, diventerà egli stesso parte dell’esposizione con le sensazioni e le emozioni che le opere riusciranno a provocare. «L’arte di Righini ha uno straordinario impatto visivo e poetico, fino ad essere poietica – ha rimarcato la direttrice del Mvsa, Alessandra Baruta –. Scopriamo fin dalle prime opere l’attenzione che, da sempre, Righini pone alla sua terra, i filoni che hanno caratterizzato la sua espressione artistica come gli angeli guerrieri, gli elmi, i vessilli e tutte le tematiche trattate in più di 50 anni di carriera. La sua iconografia simbolica, la sua complessità intrinseca che, a volte, si traduce in sintesi inaspettate, l’amore per i materiali e la consapevolezza della loro capacità espressiva se combinati sapientemente fra loro, l’essenzialità, la precisione dell’espressione, la fragilità che si trasforma in forza: tutto questo si può ammirare in ogni opera di Righini».

«Esporre 15 opere in città (oltre al corpus nei palazzi) è stato per me un onore, ma anche un’avventura che è valsa la pena di vivere – ha detto l’artista ringraziando gli organizzatori e gli sponsor -. Non è stato facile scegliere cosa portare; ho documentato i primi quadri, il primo del ’67, fino al 2019 procedendo per linee tematiche. Mi preme ricordare che, sia nel catalogo sia a palazzo Pretorio ed al Mvsa, sono presenti sette poesie di amici poeti che mi hanno dedicato un loro testo». La mostra sarà aperta fino al 26 maggio (10-12, 15-18 nei percorsi espositivi, chiuso il lunedì). Previste visite guidate ai primi di maggio.


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