Sondrio, l’antico palazzo e la sfida del bello
Sondrio Via del Gesù apertura di Palazzo Guicciardi restaurato (Foto by Luca Gianatti)

Sondrio, l’antico palazzo e la sfida del bello

Arte e architettura si esaltano a vicenda nei nuovi spazi di casa Guicciardi

La progettazione di Gian Piero Ioli, la mostra di Pigoni e un raffinato b&b

Arte e architettura a stretto contatto e a confronto a palazzo Guicciardi, risalente al XVIII secolo, affacciato su palazzo Sertoli a pochi passi dall’antico ingresso orientale della trecentesca cinta muraria di Sondrio. Nella dimora che ebbe l’onore di ospitare nel 1859 Giuseppe Garibaldi e che è stata recentemente restaurata convivranno le sculture dell’artista sondriese Daniele Pigoni e il lavoro di progettazione dell’architetto Gian Piero Ioli (proprietario del palazzo). Il felice connubio – che si esplicita nella condivisione di uno studio comune per la fase progettuale e nella disponibilità di ampi spazi di esposizione delle opere di Pigoni in tutto lo stabile, dalla cantina ai piani superiori – è stato presentato in occasione di “Open Studi Aperti”, l’iniziativa del Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, che ha visto lo scorso weekend 637 studi di 84 province – fra cui tre studi valtellinesi – aprirsi per la prima volta in contemporanea, al pubblico.

Obiettivi quelli di diffondere la cultura architettonica e rinnovare la sensibilità nei confronti del paesaggio e dei territori, a testimonianza del fatto che l’architettura non riguarda solo gli architetti o i costruttori ma, soprattutto, i cittadini. Nel caso di Sondrio, la manifestazione ha davvero avvicinato i cittadini all’architettura e all’arte insieme per condividere la funzione civile e culturale che è propria di ogni trasformazione dello spazio e del territorio. Peraltro nello stesso palazzo Guicciardi Ioli ha realizzato anche un raffinato bed&breakfast dove la dissonanza fra antico e moderno diventa una raffinata assonanza.

Gian Piero Ioli ha, per così dire, “reinventato” il palazzo facendolo diventare una sperimentazione di attività. «La connessione fra arte e architettura viene da secoli, arte e architettura sono sempre state unite - spiega Ioli -. Forse l’arte ha anticipato quello che poi l’architettura ha fatto. Mi sembra un’unione interessante che ho voluto applicare nel mettere a disposizione di Daniele Pigoni alcuni spazi». Daniele non solo lavorerà alle sue opere per l’appunto nello studio associato chiamato 2.0 (che fa parte, a dire il vero, di Casa Guicciardi), ma ha anche potuto allestire una sorta di mostra “permanente” che parte nelle cantine dove ci sono gli ominidi “One” per proseguire al piano terreno e al primo piano dove i “Cementi” dialogano con le ultime sculture di Daniele caratterizzate da inserzioni di legno bruciato (a mo’ di orecchie o polmoni lignei).

Ioli, d’altra parte, lavora come “architetto di civile abitazione”, ma si occupa anche di installazioni artistiche e ha progettato qualche galleria artistica. «Palazzo Guicciardi era già di mia proprietà da tempo - svela l’architetto -. L’ho sistemato pian piano con il desiderio di condividerlo con gli altri, in maniera “social”. Da qui l’idea di un b&b con spazi che hanno un valore e della presenza delle opere di Daniele Pigoni. Il piano terra per ora è una galleria d’arte, magari in futuro diventerà un caffè culturale dove scambiarsi e incontrarsi. A Sondrio manca l’idea di far conoscere al turista cose nuove, non “omologate”. Questo progetto tenta, invece, di farlo».

Hanno trovato una casa le opere di Pigoni, reduce da una mostra a Morbegno qualche settimana fa. «Sono un solitario, come d’altra parte Ioli, per cui questa interazione nella fase del lavoro sarà anche una sfida - spiega l’artista -. Di certo questi spazi sono favolosi. In precedenza le mie opere erano accatastate, ora possono respirare ed essere esposte». Un plauso all’eclettica e poliedrica iniziativa viene da Guido Galimberti, critico d’arte, collezionista e curatore della mostra di Pigoni a palazzo Guicciardi. «Arte e architettura sono un connubio quasi ovvio ed evidente che non capisco perché non venga applicato spesso - dichiara -. Questo esperimento, per quanto privato e localizzato, comincia a essere qualcosa. Mi piace il posto e mi piace l’idea».

Infine un accenno alla facciata neoclassica di palazzo Guicciardi su cui insiste una scelta ben precisa dell’architetto Ioli in ambito di ristrutturazione: quella dell’utilizzo della calce. «La calce è il legante più “antico” dopo il gesso, di fatto l’unico usato fino all’industrializzazione dell’edilizia - spiega -. L’ho utilizzata in purezza per ridonare un’epidermide naturale e contemporanea alla modesta dimora della mia famiglia che oggi mostra la sua nuova aura ai passanti. Negli anni ’80, quest’ultima le fu tolta per mezzo di pitture plastiche ancora oggi in voga. Resine pigmentate che hanno falsato, nascosto e deturpato l’antico intonaco sottostante costituito in realtà da tenui e delicate velature a base di calce».

Per visitare la mostra di Pigoni o il palazzo contattare l’indirizzo di posta elettronica: [email protected]


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