Sabrina e Nino, la gentilezza che vince
Nino con Maria Grazia Cucinotta: l’attrice ha consegnato a lui e alla mamma Sabrina Paravicini la menzione

Sabrina e Nino, la gentilezza che vince

Al Festival del cinema di Taormina menzione speciale al film della morbegnese Paravicini e del figlio di 12 anni

«Obiettivo raggiunto se chi lo guarda sente il nostro sguardo gentile che accorcia le distanze con la diversità»

È stata coronata con una menzione speciale da parte della giuria, l’esperienza di Sabrina Paravicini e Nino Monteleone al 64° Festival del cinema di Taormina.

Madre e figlio hanno portato in prima assoluta nella storica rassegna siciliana il loro viaggio nella diversità “Be Kind”, convincendo i giurati che hanno segnalato il documentario con la motivazione: “Per lo straordinario impegno e talento nel dare una dimensione di dignità e comprensione ovvero amore a chi è diverso”. Nino e Sabrina hanno ricevuto la menzione dalle mani di Maria Grazia Cucinotta, a conclusione di giornate emozionanti e ricche di soddisfazioni. Il film parte dal dodicenne Nino, cui da bambino fu diagnosticata una forma di autismo, dalla sua curiosità e dalla voglia di raccontarsi ed esprimere la sua creatività. Così il protagonista commenta il riconoscimento: “Per me fare “Be Kind” è stato bellissimo, stupendo, mi è piaciuto incontrare tutte quelle persone, è stato bello. Ora spero che “Be Kind” sia un successo prima provinciale, poi regionale, poi nazionale e poi vada in tutto il mondo!”. Il film è stato per madre e figlio un’avventura molto intensa, iniziata a fine dicembre con le prime riprese a Morbegno. È seguito un vero viaggio, con il protagonista Nino a incontrare diverse forme di diversità, tra persone comuni e altri noti, come lo scrittore Roberto Saviano, gli attori Fortunato Cerlino e Jonis Bascir e l’astronauta Samantha Cristoforetti.

«Fare “Be Kind” con Nino è stata un’esperienza incredibile - commenta Sabrina Paravicini -.L’ha affrontato con gioia ed entusiasmo e ha completamente cambiato la percezione di come fare il mio lavoro. Non ha mai avuto ansia o stanchezza, mi ha dato tantissimo: era lui che mi faceva sentire protetta. Sono felice di essere riuscita a raccontare le storie con gentilezza e amore, facendo un passo indietro per rispettare le persone nel loro racconto. La motivazione della giuria mi ha fatto capire che il film è come l’avevo pensato e chi lo guarda sente ciò che abbiamo sentito nel realizzarlo: uno sguardo gentile che accorcia le distanze con la diversità».


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