Lunedì 27 Ottobre 2014

«Questa è un’Europa triste e senz’anima»

Il famoso giornalista e pensatore francese è arrivato venerdì a Chiavenna, ospite del circolo culturale La Torre che gli ha conferito il Premio Nietzsche giunto alla quarta edizione. Di fronte ad una platea attenta, De Benoist ha spiegato cosa secondo lui non funziona nell’idea di Europa

Tutti gli errori della costruzione europea secondo Alain De Benoist. Il famoso giornalista e pensatore francese è arrivato venerdì a Chiavenna, ospite del circolo culturale La Torre che gli ha conferito il Premio Nietzsche giunto alla quarta edizione.

Di fronte ad una platea attenta, De Benoist ha spiegato cosa secondo lui non funziona nell’idea di Europa che stiamo costruendo. Proprio l’Europa e il suo destino è stato il tema scelto quest’anno per la tavola rotonda tenutasi a palazzo Salis: «La globalizzazione è lo stadio supremo dell’espansione capitalista. Un’espansione che rompe i limiti naturali e che copre ormai tutto, trasformando la terra in un grande mercato. Alla base c’è quello che Heidegger chiamava Gestell, cioè l’imposizione tecnica. Un’ideologia allergica alle differenze dei popoli, dalla cultura al sesso, e che punta all’omologazione. Tutto quello che è differente e peculiare viene soppresso o trasformato in folclore. Questo processo investe l’avvenire dell’Europa».

Europa, o meglio Unione Europea. Vista da De Benoist in modo critico: «L’Unione Europea è una costruzione che si basa su più errori. Il primo è quello di essere partiti dall’economia e dalla finanza e non dalla politica e dalla cultura. Il secondo errore è stato partire con organismi, soprattutto la Commissione Europea, che non hanno alcuna legittimazione democratica. Una costruzione dall’alto verso il basso. Il terzo errore è stato costruire un’Europa senza popoli. Guardate le banconote dell’euro. Vi sono raffigurati spazi e monumenti vuoti, che nessuno vive. Credo che sia un simbolo molto forte. Quarto errore non avere indicato frontiere geografiche precise. Ora l’Europa si può allargare indefinitamente. Dalla Turchia a Israele, fino ai paesi africani e, perché no, l’Australia visto che fa parte del Commonwealth».

Ultimo errore per De Benoist non avere deciso che finalità deve avere l’Unione Europea. Se essere una potenza o solamente un’area di libero scambio. «L’Europa può essere una tappa della globalizzazione – ha concluso il pensatore francese fondatore della Nouvelle Droite – oppure un argine alla stessa». All’incontro hanno partecipato altri nomi importanti legati in qualche modo al pensiero di Nietzsche. «L’idea principale di Alain De Benoist – ha spiegato nella presentazione Giuseppe Girgenti – è che le radici d’Europa non sarebbero cristiane ma pagane. Un’idea nietzschiana ma anche spengleriana. Io credo, invece, che le radici europee siano nate quando i Papi e gli Imperatori si sono resi conto che per salvarsi era necessaria la contaminazione con la cultura dei Barbari che ormai premevano alle frontiere dell’Impero. Oggi se il cristianesimo vuole sopravvivere deve fare un’operazione simile. Lasciar morire l’Europa e puntare su altre realtà. Penso all’India o al Brasile».

Un’idea di Europa precisa l’ha portata anche Massimo Fini, premiato lo scorso anno: «La mia formula per l’Europa è sempre quella: unita politicamente con la scomparsa progressiva dello Stato Nazione e l’affermazione delle macroregioni, neutrale e lontana dalla sudditanza rispetto agli Usa, armata e nucleare e autarchica. Questo vuol dire che sarà una Europa a guida tedesca, come naturale. Io preferisco comunque essere governato dalla Merkel che da un buffone che va in tv a raccontare frottole». Grande esperto di Nietzsche, Sossio Giammetta ha espresso un duro giudizio verso i movimenti antieuropeisti: «Si comportano come quelle cellule che vogliono proliferare a prescindere dall’organismo. In biologia si definiscono cancro». La giornata si è conclusa con la presentazione del nuovo libro di Marcello Veneziani “Anima e Corpo”. Veneziani ha illustrato i contenuti del volume edito da Mondadori, un viaggio alla ricerca della consapevolezza spirituale «che precede la dimensione religiosa», con l’aiuto del giornalista de Il Corriere della Sera Dario Fertilio.

Chiavenna

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