Memoria delle rocce
L’evento fa il pieno
e si pensa già al terzo

Un successo Percorsi d’arte rupestre in Valtellina Baruta: «Grande patrimonio da scoprire con le guide Potremmo farlo diventare appuntamento annuale»

Memoria delle rocce L’evento fa il pieno e si pensa già al terzo
Il percorso La memoria delle rocce ha fatto il pieno di partecipanti

«Il nostro desiderio è quello di ampliare sempre di più il progetto, non soltanto rendendolo un appuntamento annuale, ma soprattutto portando l’attenzione dei visitatori su questa forma d’arte che, in altre zone come la Valcamonica, è maggiormente riconosciuta». Lo dice la direttrice del Museo valtellinese di storia e arte di Sondrio, Alessandra Baruta.

A Teglio e Castione

Intanto, però, il primo appuntamento della rassegna “La memoria delle rocce. Percorsi d’arte rupestre in Valtellina” è stato sold out con tantissimi visitatori sia a Sondrio sia a Teglio sia a Castione.

Durante le Giornate europee dell’archeologia ha preso avvio il progetto nato nel 2021 e frutto della collaborazione tra Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Como, Lecco, Monza-Brianza, Pavia, Sondrio e Varese, Direzione regionale musei Lombardia, Comunità montana di Sondrio, Museo valtellinese di storia e arte, museo di palazzo Besta di Teglio, Parco delle incisioni rupestri di Grosio e Grosotto, Museo dei Sanatori di Sondalo.

«A Sondrio la giornata si è divisa in due parti – prosegue Baruta -: una al museo ed una sul territorio. La visita nella sezione archeologica del Mvsa ha avuto un affondo sull’arte rupestre, visto che al museo sono presenti esempi di arte rupestre sia figurativa che schematica, per cui è stato possibile raccontare la tipologia di incisioni e dove sono collocate, anche grazie all’allestimento che permette questo spettro di osservazione. Dopodiché ci siamo spostati a Ca’ Bongiascia con una breve passeggiata nei terrazzamenti che ha fatto comprendere come poteva essere il paesaggio nel momento in cui incisioni sono state realizzate».

Tutela al museo e narrazione in situ degli oggetti rimasti in rapporto al paesaggio sono stati i due fili conduttori delle passeggiate.

«Siamo pienamente soddisfatti – conclude Baruta -. Ci preme che esca il messaggio di fruibilità del patrimonio archeologico che, con gli strumenti giusti e le persone competenti, può essere scoperto».

Al museo di palazzo Besta di Teglio, invece, si sono tenuti due itinerari dedicati all’esplorazione del patrimonio archeologico del territorio tellino. «Partendo dall’Antiquarium del museo, dove sono conservate le stele figurate e i frammenti di roccia incisa, i visitatori sono stati accompagnati ad esplorare i luoghi originari di ritrovamento – afferma la direttrice del museo statale, Giuseppina Di Gangi -. La visita è stata guidata dall’archeologo Angelo Martinotti che ha introdotto i percorsi con una narrazione storico-scientifica sul significato dei reperti lapidei. Il pubblico ha potuto osservare da vicino al museo le incisioni, per ritrovarne poi le tracce ai siti di Caven e di Doss de la Forca, dove sono ancora presenti importanti testimonianze risalenti all’Età del rame. I visitatori, tra cui anche giovanissimi, hanno partecipato con grande interesse e curiosità».

In settembre a Palazzo Besta

Le iniziative del museo di Palazzo Besta dedicate all’archeologia e alla conoscenza del territorio proseguiranno ancora, anche in sinergia con le altre istituzioni del territorio con cui il museo condivide il progetto dal nome evocativo “La memoria delle rocce”.

«Il prossimo appuntamento a palazzo Besta è previsto per il 24 settembre – annuncia Di Gangi -. L’itinerario guiderà ancora i visitatori dalla collezione di stele del museo verso il paesaggio rituale della preistoria valtellinese, alla ricerca delle cornici ambientali e paesaggistiche dei siti di provenienza».

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