L’esplosione finale, poi l’ovazione
L’orchestra “Antonio Vivaldi” ha fatto gli onori di casa

L’esplosione finale, poi l’ovazione

Amici della Musica. Tripudio e abbracci sinceri per un concerto memorabile nella solennità della collegiata. Il “Requiem” di Mozart allestito a Morbegno in una scenografia in cinemascope tra presbiterio e abside.

Un’incompiuta come il “Requiem” di W. A. Mozart ha preso corpo e vita nella solennità ieratica della chiesa di San Giovanni di Morbegno, illuminata come un grandioso set cinematografico dal nuovo impianto luci nel ricordo di Isabel Pardo de Leygonier, “donna speciale” che assieme al marito Balz Baechi ha condotto nell’ultimo decennio un’ampia opera di mecenatismo nella città del Bitto, menzionata con orgoglio dalle autorità civili e religiose morbegnesi.

L’anteprima degli Amici della Musica di Sondalo della loro 57esima Stagione concertistica ha qualcosa di inaccessibile, misterioso, profondo, eppure alla piena portata di un pubblico straripante e in fermento.

Una scenografia in cinemascope tra presbiterio e abside su cui pose il suo sigillo il Ligari, assediati dal “Coro Sinfonico San Filippo Neri” e dal= coro di voci bianche della scuola “Goitre” di Colico, con l’orchestra “Antonio Vivaldi” a fare gli onori di casa in grande spolvero.

Poi, tra i coristi, ecco l’apparizione del deus ex machina, elegantissimo nel suo frac, il maestro Lorenzo Passerini che invita al raccoglimento in un silenzio carico di tensione stemperata nel morbido abbraccio degli archi di un soavissimo “Ave Verum” mozartiano su cui ricama il brivido osannante degli angeli concertanti innanzi alla beatitudine divina. Poi l’Introitus del Requiem induce all’estremo passo dell’ultima preghiera mentre il soprano (dolcissimo, quasi una voce nel deserto spazzato dal vento) danza nell’aria dall’alto, quasi da un promontorio proteso verso il pelago architettonico della navata affollata.

Lo sbigottimento s’incrina nell’impennata del Kyrie con gli ottoni materici sul sinuoso andamento degli archi in tumulto e le voci, strumento sublime nell’insistenza del loro “Pietà di me”. Il rombo dell’Apocalisse giunge quasi inaspettato spalancando le cataratte del cielo sul “ripieno” fastoso e possente del “Dies Irae” tra sessantaquattresimi infoiati su cui i quarti pontificano tra squilli di tromba imperiosi chiamando tutti a raccolta per il giudizio finale dello “stricte”. Vibra ancora la mano di Passerini nell’onda del reverbero lungo di San Giovanni.

Poi è il trombone che se la tira di brutto a invitare le misere creature a rispondere a chi le giudicherà. Quale giustizia tremenda senza appello per chi è vocato alla vita beata o confinato nell’abisso infinito. L’ultima chiamata alla salvezza del “Recordare” vede il cesello forbito del soprano Linda Campanella che contrasta col roboante basso Alberto Rota, mentre il contralto Marta Leung e il tenore Luigi Albani dialogano in contrappunto, quasi interrotti dal “Confutatis” che inchioda le anime perse alle loro responsabilità mentre gli eletti “col cuore quasi ridotto in cenere” per la tensione, ansimano in attesa di quel liberatorio “sì”.

Drammaticamente dolorosa l’ansimante “Lacrimosa” in punta di violini il sospiroso affanno che si tramuta tosto in pianto disperato per le anime dannate agghiacciate nel Cocito più profondo o nel fuoco incandescente della fornace eterna della Geenna. E c’è chi sfugge al Tartaro invocando Michele intrecciando le mani in preghiera per l’ultimo sacrificio sull’ara insanguinata. Glorioso il “Sanctus”, un grido d’amore e benevolenza tra terra e cielo, nel dialogo conciliante e vibrante del “Benedictus” prima dell’ “Hosanna” corale e un delizioso “Agnus Dei”.

Provvidenziale il tocco angelico delle voci bianche che saldano l’impatto col “San Filippo Neri” nella fusione della gloria degli angeli e le anime salve nella concitazione finale del “Lux aeterna” con Passerini che guida il lieto corteo verso la beatitudine dirigendo col corpo, col capo, col cuore.

La bacchetta nascosta alle spalle prima dell’esplosione finale della misericordia divina. Ovazione incontenibile che merita il bis della “Lacrimosa” tra pianto e stridor di denti, singulti appena spezzati in gola con gli ultimi sussulti dell’anima squassata dal dolore. Tripudio ed abbracci sinceri per un concerto memorabile. E se questa è l’anteprima…


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