La morte di bertacchi e il funerale a Chiavenna

Ricordato nell’ottantesimo della sua scomparsa. Si spense in una clinica di Milano nel ’42, aveva 73 anni. Nel 1945 la salma fu spostata sotto la rupe, come egli desiderava, fu posto in un grande sarcofago in cotto

La morte di bertacchi e il funerale a Chiavenna
Il frontale in bronzo sulla tomba di Bertacchi, fuso nel 1992 su modello del precedente in cotto dello scultore Enrico Pancera (1946)

Dopo quasi cinque anni di degenza per gravi disturbi psichici, il 24 novembre 1942 Giovanni Bertacchi si spegneva nella clinica Villa Fiorita di Turro a Milano, giusti ottant’anni or sono. L’anno prima, il 26 maggio, era stato visitato dal card. Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano. I giornali riferiscono che in quell’occasione, vedendo l’antica croce pettorale del cardinale, il poeta gli ricordò che anche nella sua Chiavenna c’è un’opera preziosa, la Pace.

La prima pubblicazione

A 73 anni chiudeva una vita vissuta per la poesia, avendo pubblicato la sua prima raccolta appena terminato il liceo a Como. La intitolò “Versi” e la firmò Ovidius. Non certo per paragonarsi al grande poeta latino, ma semplicemente – come lui ricorda – perché i tre nomi di costui sono Publio Ovidio Nasone, e Bertacchi di naso ne aveva uno importante. Credo che anche la scelta del titolo, abbastanza banale, volesse ironicamente richiamare anche i versi emessi dagli animali. Il 1895, quando il poeta aveva appena compiuto 26 anni, segna l’uscita della raccolta che lo fece conoscere in tutt’Italia e che gli assicurò un posto nella letteratura italiana come poeta della montagna: «Il canzoniere delle Alpi».

Un’opera fortunata che avrà tante riedizioni fino ad arrivare alle 25 mila copie presso la stessa Baldini & Castoldi, più tre presso altri editori. Fino al 1912 Bertacchi pubblicò a Milano altre cinque raccolte, finché tre anni dopo fu chiamato alla cattedra di letteratura italiana di Padova “per chiara fama di poeta”, senza concorso. Ma l’avvento del fascismo nel 1922 andò imponendo il silenzio sulla sua opera e su di lui, mite ma coerente oppositore del regime. Sin dal 1924 egli aveva aderito alla lista lombarda di opposizione costituzionale al fascismo. Tornò a pubblicare nel 1929 “Il perenne domani”, ma il suo destino era segnato. Egli ricorda, tra l’altro, di essere stato convocato dieci anni dopo a Sondrio dal segretario federale per aver partecipato nel crotto Perego in Pratogiano a Chiavenna a una riunione indetta per opporsi all’annunciato assorbimento della locale Società democratica operaia.

Riunioni segrete

Incidentalmente ricordo che i crotti furono a volte luoghi di riunioni segrete per ragioni socio-politiche. Lo stesso crotto che nel 1921 gli amici chiavennaschi avevano regalato a Bertacchi alla Crosét, alle spalle di Pratogiano, vedrà nascere, due anni dopo la morte del poeta, nel 1944, il locale Comitato di liberazione nazionale. Quando nel 1936 per la seconda volta Bertacchi fu chiamato, come tutti i docenti universitari italiani di allora, a firmare l’adesione al regime, non si piegò e scelse di chiedere anticipatamente la pensione. Un paio d’anni dopo, l’aggravarsi della malattia e nel ’42 la fine.

Qui lo voglio ricordare per le vicende seguite alla sua scomparsa. Il funerale fu celebrato a Milano nella mattinata del 26, partendo dall’abitazione in via Timavo 53, dove il poeta aveva abitato gli ultimi anni nella villetta di suo fratello Dante, morto prematuramente nel 1923. Nel pomeriggio le esequie si ripeterono a Chiavenna. La salma, posta nella chiesa di Santa Maria, fu accompagnata in San Lorenzo, dove fu accolta dai canti della Corale Laurenziana. A seguirla lungo tutta la Paart de mèz un lungo corteo di amici, concittadini, estimatori e di tante scolaresche. Nessuna partecipazione ufficiale da parte delle autorità civili per la sua nota avversione al fascismo. Fu sepolto provvisoriamente nella tomba degli amici Pandini, a destra del viale centrale del cimitero di Chiavenna.

Nel 1945, la domenica 25 novembre, sette mesi dopo la Liberazione d’Italia, la salma fu traslata nella tomba che il Comitato per le onoranze al poeta gli aveva preparato sul secondo ripiano della zona monumentale nello stesso cimitero.

Intitolata la piazza del municipio

Sotto la rupe, come egli aveva desiderato, fu posto in un grande sarcofago in cotto. Sulla parete frontale lo scultore milanese Enrico Pancera rappresentò la figura del poeta in veste di pastore, con lo sfondo dei monti, affiancato a sinistra da gente e famiglie del popolo e a destra da agricoltori e seminatori, i temi prediletti nelle sue poesie. In alto la scritta: «Nel tacer del vento solo le stelle vengono con te», frutto dell’accostamento di due versi tratti da altrettante sue poesie, «Onnipresente» e «Le dimenticate», inserite nella raccolta «A fior di silenzio», uscita trent’anni prima. Un accostamento discutibile sul piano critico-letterario, ma efficace: ora che si è calmato il vento della vita con i suoi problemi, solo le stelle ti accompagnano nell’aldilà.

Il cotto si rivelerà poco adatto all’umidità del luogo, per cui il frontale sarà rifatto nel 1958, sempre in cotto, ma nel 1997, verificandosi lo stesso inconveniente, l’amministrazione comunale prenderà la saggia decisione di rifarlo in bronzo. Le lastre in cotto sono oggi l’una nell’atrio della scuola media dedicata al poeta in piazza don Bormetti e l’altra nella sala, anch’essa a lui intitolata nel 1982, ricavata nella casa in cui il poeta nacque e visse la fanciullezza, attuale sede della filiale della Banca Popolare di Sondrio.

Nel pomeriggio di quello stesso 25 novembre fu scoperta una lapide sulla facciata della casa natale con epigrafe dettata dall’avv. Roberto Pozzi di Milano.

L’inaugurazione della nuova tomba avvenne solo un anno dopo la traslazione, il 24 novembre del 1946, quarto anniversario della morte. In quell’occasione convennero a Chiavenna molti suoi amici ed estimatori, tra cui il giornalista-scrittore Mario Borsa, il prof. Emilio Giani, presidente del Comitato, l’avv. Pozzi, don Emilio Citterio, l’avvocato e critico d’arte Carlo Ernesto Accetti. Tra i locali parlarono l’avv. Renato Giuriani e il sindaco Giuseppe Mosca, mentre il discorso ufficiale fu tenuto dal critico letterario prof. Alfredo Galletti.

Giovedì scorso Chiavenna ha ricordato l’80° della morte del suo poeta, al quale, giusti settant’anni fa, è stata intitolata la piazza del municipio, su cui si affaccia la casa natale di Bertacchi. Vi hanno partecipato anche gli alunni delle tre classi terze della scuola media che fu intitolata a lui lo stesso anno della dedicazione della piazza.

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