La fotografia sociale della gente di Tartano
In mostra ci sono i 510 abitanti del “famoso” documento. Come? Attraverso i bellissimi disegni in seppia di Benetti, che delineano i volti dei 510 abitanti che tornano, oggi, a rivivere

La fotografia sociale della gente di Tartano

Dario Benetti stava facendo una ricerca quando si è imbattuto in un documento inedito di fine ’700. E da quella ricerca condotta dal parroco sulla popolazione nasce la mostra “Volti di un altro mondo”.

Tante volte nella vita e nella storia è una questione di coincidenze. Coincidenza, forse, è quella dell’architetto e studioso di Sondrio, Dario Benetti, che mentre sta consultando documenti all’Archivio diocesano di Como per una ricerca su un intervento di restauro della chiesa di Tartano si trova fra le mani un documento intatto e integro, mai consultato prima. Lo legge e vi ritrova l’indagine che un parroco di Tartano a fine ’700 ha condotto sulla popolazione. Una sorta di «fotografia sociale», come la chiama Benetti, da cui emergono 510 abitanti e 85 famiglie censite dal prete in una sola giornata in cui – chissà che fatica – ha girato in lungo e in largo per tutte e ventidue le contrade della zona. Un documento di per sé «arido» - in sostanza è una sorta di elenco – che, però, fa balenare un’idea all’architetto: trovare il modo di valorizzarlo.

Da qui nasce il nuovo progetto culturale e artistico della Fondazione Gruppo Credito Valtellinese, diretta dalla neo direttrice Valeria Duico, che in collaborazione con la Cooperativa editoriale Quaderni Valtellinesi e il Mvsa, inaugurerà giovedì 15 marzo alle 18,30 nella sala dei Balli di palazzo Sertoli, la mostra “Volti di un altro mondo. Li huomini di Tartano”, ideata e curata da Dario Benetti. In mostra ci sono i 510 abitanti del “famoso” documento. Come? Attraverso i bellissimi disegni in seppia di Benetti, che delineano i volti dei 510 abitanti che tornano, oggi, a rivivere. I disegni sono accompagnati dagli schemi delle 85 famiglie e da pannelli illustrativi. Nell’occasione sarà presentato anche il libro edito dalla Cooperativa editoriale Quaderni Valtellinesi collegato alla mostra e, dunque, al viaggio che il parroco – e vedremo fra poco chi fosse - ha compiuto esattamente il 1° giugno 1696.

«Ho trovato il documento all’Archivio diocesano di Como dove stavo facendo altre ricerche – conferma Benetti -. Nell’Archivio di Tartano, invece, non c’è e conosco bene questo Archivio, perché, nel 1995, per il libro “Le radici di una valle alpina” avevo utilizzato molto questi documenti. In sostanza è accaduto così. Il parroco 28enne, di fresca nomina, in vista della visita pastorale prepara un censimento della popolazione di cui fa due copie: una per la parrocchia, che è andata perduta, ed una per il vescovo che è quella che ho trovato. Il documento ridà luce a 510 persone che erano “scomparse” dalla memoria. Di loro non si aveva più traccia ed è come se ora si aprisse una finestra sulla storia. Così ho pensato come valorizzare il documento e mi è venuta l’idea di dare un volto ad ognuna delle persone citate. Ho pensato come potessero essere. Ho immaginato contadini e pastori, bambini, uomini e donne che hanno vissuto magari anche per poco tempo. Viene fuori dal censimento un altro mondo, da qui il titolo della mostra. La società era diversa da oggi sia come struttura sociale sia come età» In contrade alte, tutte fra 1.200 e 1.500 metri, vivevano famiglie allargate, anche di 18-20 individui con un capofamiglia e anche tre nuclei sposati con figli. Il 50 per cento della popolazione aveva fra 0 e 20 anni e solo il 18 per cento superava i 50. In pratica il contrario di quanto avviene ora. Gli alpeggi e i boschi erano la risorsa principale, scarsa la segale, qualche verdura e le molte granaglie (panico, dumega, miglio), mentre le patate dovevano ancora iniziare ad essere coltivate (iniziarono a diffondersi solo un secolo più tardi, nei primi anni dell’800): solo la solidarietà e la fede cristiana rendevano possibile la vita in questi difficili versanti.

Oltre ai disegni – come detto - c’è anche il libro dei Quaderni Valtellinesi. Qui Benetti immagina il parroco che, in una sola giornata, si alza presto alla mattina e comincia a girare le valli per incontrare le famiglie. «Doveva fare in fretta, perché a quei tempi i bambini morivano come mosche – prosegue -. Visto che le contrade si sono abbastanza conservate vorrei far “entrare” le persone in questi luoghi. Mi è parso interessante accompagnare il visitatore attraverso la valle come il parroco ha fatto».

Ma chi era il parroco? Anche qui c’è una nota curiosa. Parliamo di Giovan Pietro Ligari, zio del più famoso, omonimo, pittore. Giovan Pietro è stato tre anni a Tartano, poi 30 anni ad Albaredo e poi, come canonico, è arrivato a Sondrio dove ha comprato la casa che è diventata l’abitazione del pittore, suo nipote. «Ho fatto tutto il lavoro senza sapere chi fosse il parroco – svela l’architetto -. Poi mi è venuto il dubbio, sono andato al Museo valtellinese di storia e arte di Sondrio ed ho cominciato a scartabellare, finché in una sala mi compare il ritratto del prete, così come se fosse venuto fuori dalla storia. Peraltro il religioso non si è fatto fare il ritratto dal nipote, ma dal pittore bergamasco Giuseppe Prina. Anche quest’opera sarà esposta in mostra per l’occasione».

“Volti di un altro mondo. Li huomini di Tartano” resterà aperta nelle due sedi di palazzo Sertoli e Museo cittadino fino al 28 aprile, dal martedì al venerdì dalle 9 alle 12, dalle 15 alle 18, il sabato dalle 9 alle 12 (chiusa domenica, lunedì e il 25 aprile).


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