Improvvisazioni jazz
sulle arie di puccini musica senza etichette

Danilo Rea Il pianista si esibirà con Michel Godard sabato prossimo all’auditorium di Morbegno

Improvvisazioni jazz sulle arie di puccini musica senza etichette
Danilo Rea (a sin) e Michel Godard sabato 28 gennaio all’auditorium di Morbegno

Danilo Rea e Michel Godard, un duo di eccezione per una proposta insolita: suonare Puccini con attitudine jazz, gettando ponti tra generi. La “finestra di Puccini” attende il pubblico sabato 28 gennaio all’auditorium Sant’Antonio di Morbegno nell’ambito della stagione condivisa tra AmbriaJazz e altre associazioni. Nell’attesa, abbiamo parlato con uno dei due protagonisti, Danilo Rea.

L’ultima volta lei è stato qui con Gino Paoli. Adesso Giacomo Puccini, seppure in senso figurato. Un bel salto…

Sono anni che lavoro a queste improvvisazioni su arie d’opera. Puccini è il compositore classico che si avvicina di più al jazz, per certi tipi di armonie. Mi piace pensarlo come l’autore che ha dato il via a tutto, aprendo la strada ai grandi standard americani. Del resto anni fa ho già pubblicato un cd, “Lirico”, in cui gli rendevo omaggio insieme ad altri. Quello che mi ha salvato, nella vita, è stato amare tutta la musica che mi piaceva, senza pensare a generi ed etichette. Io adoravo gli afroamericani che hanno preso la grande musica di Porter e Gershwin e questi autori sicuramente hanno ascoltato Puccini. Il cerchio si chiude.

Il suo incontro con Godard, compagno in questa avventura, quando e come avviene?

Solo nel 2022 con questo progetto, anche se ci conoscevamo da tempo. Michel è un musicista incredibile, di grande sensibilità, con il suo pathos riesce a far “cantare” gli strumenti (basso tuba e serpentone, ndr) . In concerto proponiamo improvvisazioni su melodie note e meno, come “O mio bel bambino”, “Vecchia Zimarra” e “Nessun Dorma”, alternate a nostre composizioni. E’ quello che si dovrebbe fare, credo, quando si approcciano i grandi musicisti. Spesso si tende a rielaborare il loro sistema armonico, ma molte volte il tutto diventa trito e ritrito, il kitsch è dietro l’angolo. Basterebbe, credo, seguire la lezione di Puccini. Dopo ventisei concerti insieme, sembra che la cosa funzioni...

E l’idea della finestra di chi è?

Di Michel. È’ una bella immagine che Puccini possa ascoltare la musica che gli entra dalla finestra, le note della banda, il jazz forse, la sinfonica. L’intento è quello di avvicinare il pubblico a questa grande musica che è parte integrante della cultura italiana. Il jazz in questo momento soffre di un periodo statico, nonostante quello che si dice, si è spesso omologato rinchiudendosi un poco in una categoria intoccabile. I mondi musicali, secondo noi, devono incontrarsi con un duplice effetto: il pubblico che ha sempre ascoltato jazz si avvicina alla grandezza della musica lirica e lo scambio funziona anche in senso inverso.

A proposito di pubblico, lei conosce bene quello valtellinese, avendo suonato spesso da queste parti

È un pubblico molto caloroso e attento. Ricordo anni fa un concerto a Berbenno con Giovanni Tommaso e Roberto Gatto, credo vent’anni fa, ora circola un video sul web. Rimasi colpito dalla concentrazione con cui venivamo seguiti, ma anche dall’esplosione di applausi finale. Suonare davanti a gente che ascolta veramente è importante per un musicista, lo spinge ad alzare il livello della performance. Mi auguro che sia così anche il 28 gennaio.

Che conoscenza ha della Valtellina?

Piuttosto scarsa, purtroppo, e limitata ai luoghi dei concerti. Quando passo da voi e vedo queste montagne rimango incantato dalla loro bellezza, penso che vivete in posto bellissimo e un poco vi invidio. Mi riprometto di approfondire, ma il musicista fa vita da girovago.

Un consiglio ad un giovane che vuole fare della musica la sua vita?

Ai miei allievi di pianoforte ho sempre detto: cercate di non mettere un muro tra voi e chi ascolta, siate comunicativi. La tecnica è una bella cosa, ma è un mezzo per esprimere emozione e sentimento, non un fine. Studiate, studiate, ma attenzione a non acculturarvi troppo, a non dimenticare la vostra passione. Penso sempre a Stevie Winwood che a diciassette anni ha scritto un pezzo come “Gimme Some Lovin’” che si ascolta e si balla pure ancora, e diventato uno standard anche quello. La passione ti può portare lontano.

Ma, secondo lei, Puccini avrà ascoltato il jazz?

È storicamente possibile, visto che è morto nel 1924. Ed era un artista appassionato ad altre culture. Magari, qualche indizio lo avremo dal concerto di Morbegno.

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