Il messico selvaggio nel diario di patrizia
Patrizia Benini racconta la sua esperienza nel libro “Una valtellinese emigrata in Messico”, presentato in occasione della rassegna “Maggio dei libri” alla libreria Il Mosaico di Tirano

Il messico selvaggio nel diario di patrizia

La valtellinese racconta la sua esperienza di emigrante sulla costa della riviera Maya. «Mi sentivo affascinata e spaventata, nel ’98 non c’era nulla, dalle strade alla sanità».

C’è chi sogna di fuggire dall’Italia e c’è chi sogna di poterci tornare. Trasferirsi all’estero per molti è un sogno, qualcuno lo realizza, altri decidono alla fine di rimanere nel proprio Paese. La vita è - sempre e comunque - una questione di scelte e condividere esperienza è un utile spunto di riflessione da elaborare singolarmente.

Patrizia Benini, nata a Firenze nel 1962, è stata adottata all’età di otto anni da una famiglia che viveva in Valtellina (mamma di Teglio e papà di Pontebba Udine), dove Patrizia ha studiato ed è cresciuta. Ad un certo punto è partita, inseguendo il sogno di lasciare tutto e di vivere in un paradiso di sole e palme, staccandosi dalla frenesia e dal materialismo. Lo racconta nel libro “Una valtellinese emigrata in Messico”, presentato in occasione della rassegna “Maggio dei libri” alla libreria Il Mosaico di Tirano.

«Il titolo rimanda al fatto che io mi sento valtellinese a tutti gli effetti, perché ho sempre vissuto a Teglio - racconta Benini che, oggi, risiede in provincia di Lodi -. Nel 1998 poi con marito e figlia di dieci anni ho fatto un viaggio di piacere in Messico, nella riviera Maya. L’anno seguente c’è stata la scelta definitiva di trasferirci là e aprire un centro immersioni. Ci siamo rimasti per quasi dodici anni, poi il fato ha voluto che tornassi in Italia, ma con un bagaglio di nuove esperienze di vita».

Benini ha scritto per anni un diario che lei definisce in modo semplice «diario di bordo». Rileggendo quegli appunti datati, si è resa conto che avrebbe potuto portare alla luce quanto aveva appreso e, così, ha deciso di raccogliere e riordinare la mente per scrivere un libro. Il suo desiderio aveva uno scopo ben preciso: far conoscere gli aspetti reali di un paradiso, visti dagli occhi di chi in quel luogo ha vissuto intensamente e ha assistito a un cambio veloce e radicale. In particolare il focus va su uno dei luoghi – oggi – più gettonati del mondo: la riviera Maya, una delle coste più belle dei Caraibi.

Prima non c’era nulla

«Nel libro racconto la vita a Playa del Carmen e la mia vita in quel luogo dove nel 1998 non c’era nulla - spiega Benini -. Solo dopo c’è stato un exploit pazzesco. Parlo del cambiamento e delle difficoltà per una persona italiana di adeguarsi al clima e a una cultura diversa e di imparare la nuova lingua. L’idea di dover vivere una nuova vita dall’altra parte della terra mi affascinava, ma nello stesso tempo mi spaventava moltissimo, soprattutto perché significava tornare in Messico non da turista, ma come persona che lì avrebbe vissuto. In quegli anni le condizioni di quella parte di mondo – pur incantevole - erano molto arretrate. Per fare la spesa e trovare un piccolo supermercato si doveva fare un’ora di strada. Strade non ce n’erano come oggi, non c’era la luce per diverse ore al giorno e funzionava una sola scuola. Poi man mano sono sorti ristoranti e hotel, così nel giro di quattro o cinque anni anche la riviera Maya è entrata nel business del turismo che, va detto, ha rovinato in parte la bellezza del luogo».

L’autrice non nasconde le difficoltà incontrate nell’integrarsi e della grande famiglia che si è creata fra gli italiani emigrati. Parla del concetto di amicizia - «quella vera» - e della nostalgia che è maturata in lei.

«Non mi sentivo né carne né pesce – prosegue -. Giorno dopo giorno mi rendevo conto di quanto mi mancassero la bellezza, la bontà, la semplicità, l’unicità nel bene e nel male del mio Paese l’Italia. Molte persone mi hanno detto che, leggendo il libro, hanno fatto un viaggio nel tempo e capito cosa significhi lasciare la propria terra e gli affetti per un posto sconosciuto, senza tutte le comodità. Oggi quando va via la luce o internet, quasi quasi andiamo nel panico, in Messico in quegli anni era la normalità. Si camminava su strade sterrate e non era strano vedere passare sotto casa un ghepardo o un iguana. Bisognava convivere con insetti mai visti, con una sanità che non esisteva».

Il desiderio di aiutare gli altri

Da qui è nato il desiderio di aiutare gli altri che Patrizia ha portato avanti. Qualche anno fa anche il Comune e le parrocchie di Teglio hanno accolto l’invito dell’emigrata valtellinese ad aiutare i bambini maltrattati, violentati e abbandonati di Playa del Carmen donando materiale didattico e abiti per i bambini. Benini ha partecipato alla costruzione del centro a Playa e, facendo parte della protezione civile di Playa, ha potuto toccare con mano e vedere con i miei occhi la situazione di bambini presi da madri che sono in situazioni orribili, oppure segnalati dai vicini di casa. Dopo controlli accertati, psicologi e assistenti sociali con medici pediatri volontari cercano di dare un sostegno e supporto per evitare continui maltrattamenti e violenze fisiche. Uno spirito solidale che caratterizza anche il libro (quanto raccolto con la vendita dei libri a Tirano, infatti, è stato donato alla biblioteca di Bianzone).


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