Il Fai e Sao Mateus, Ponte fra culture
e foresta da salvare

Al Mvsa Sabato incontro con le quinte Asa del Donegani. Oppici: «Un messaggio ai governi per curare il pianeta» Diritti dell’uomo con la voce di Moiser e il Nanji Trio

“Ponte fra culture. Dignità dell’uomo e difesa della terra” è il tema dell’iniziativa che la delegazione di Sondrio del Fondo per l’ambiente italiano, insieme al partner del progetto l’associazione Sao Mateus, promuove sabato 24 settembre, alle 18 al Museo valtellinese di storia e arte di Sondrio.

Terremoto ecologico

Parteciperanno la classe quinta Asa del liceo Scientifico Donegani, il gruppo musicale Nanji Trio e Gianluca Moiser quale voce recitante. Interverranno Fausto Gusmeroli delegato Fai ambiente paesaggio e Francesco Racchetti dell’associazione Sao Mateus.

«Il Fai è nato come sfida e come tale vive», ha detto Renato Bazzoni, uno dei fondatori. La prima sfida risale al dopoguerra quando, con il conseguente boom economico, il patrimonio storico-artistico dell’Italia rischiava di andare perduto per far posto al modernismo: centri storici rasi al suolo, specialmente nelle grandi città, nuove destinazioni d’uso di chiese  e  voglia di rivincita sul passato giudicato vecchio, rispetto al miraggio verso il nuovo.

«Oggi la sfida è dettata dall’ambiente, inteso come ambiente umano, e dal paesaggio – afferma la capodelegazione, Ida Oppici -. Negli ultimi due convegni nazionali, quello del febbraio 2021 “Per quale Ambiente?” e quello del febbraio 2022 “Paesaggio 2026: visione-educazione-competenze” , l’attenzione della Fondazione si è rivolta alle problematiche relative alle cause che stanno determinando un terremoto ecologico a livello planetario».

Bisogna cambiare sistema

«Per molto tempo parte dell’umanità ha avuto una fiducia illimitata nel progresso - aggiunge Oppici -, pensando di riuscire a risolvere molti problemi di carattere socio-economico, senza tener conto che certi modelli di sviluppo, di produzione e di consumo determinano cambiamenti in settori specifici, generando pesanti ripercussioni sulla sopravvivenza della Terra. Ogni modifica apportata all’ambiente impatta sul comportamento degli ecosistemi in modo imprevedibile».

Ecco che la delegazione ritiene che la parola chiave della situazione attuale sia consapevolezza.

«Prendere coscienza che il progresso della scienza e della tecnica non equivale automaticamente al progresso dell’umanità è il punto da cui partire per opporre all’avanzata del paradigma tecnocratico un pensiero, una politica, uno stile di vita più rispondente ad un concetto di uomo che sappia dialogare con la natura e l’ambiente per il bene di tutti – prosegue Oppici -. Quindi consapevolezza da parte dei governi dell’urgenza di agire e da parte dei giovani di diventare amministratori responsabili».

La foresta che brucia

Questo è il senso dell’evento di sabato 24 settembre perché «la foresta che brucia è una ferita profonda prodotta al suolo e alla biodiversità, è un atto di sopruso nei confronti delle etnie che abitano quei luoghi, è una volontà che risponde alla logica meccanicistica antropocentrica, alla visione consumistica dell’essere umano favorita dall’economia globalizzata».

«Dal grande bioma della foresta amazzonica infatti - è la conclusione - dipendono infatti i cicli delle piogge, l’equilibrio del clima, una grande varietà di esseri viventi e il filtraggio del diossido di carbonio».

© RIPRODUZIONE RISERVATA