È morto Francesco Nuti,
volto del cinema anni ’80

Aveva 68 anni e da tempo era ricoverato in una casa di cura: dal cabaret dei “Giancattivi” al successo come regista e attore, agli anni della malattia

Profonda commozione, nel mondo dello spettacolo, per la morte dell’attore e regista Francesco Nuti, avvenuta questa mattina nella casa di cura “Villa Verde”, a Roma, dov’era ricoverato da tempo. E’ stata la figlia Ginevra, con i familiari, a dare la notizia, ringraziando il personale sanitario che aveva in cura l’artista, travagliato da molteplici problemi di salute, seguiti a una fase depressiva a metà anni Novanta. La vicenda artistica di Nuti inizia nella sua Toscana - era nato a Firenze e si era poi trasferito con la famiglia a Prato -, con il cabaret. L’incontro con i Giancattivi, del quale facevano parte Alessandro Benvenuti e Athina Cenci, è il passo decisivo per la carriera in palcoscenico: entra in sostituzione di un altro componente del gruppo e lascia il lavoro di operaio in un’impresa tessile, per dedicarsi completamente al teatro. La grande popolarità arriva grazie alla tv, con la partecipazione a “Non stop” (1977-1979) nella prima serata di Raiuno. Pochi anni dopo, per Nuti si apre il capitolo del cinema, che coincide con l’abbandono dei Giancattivi. Maurizio Ponzi lo vuole, per la sua ironia surreale, in “Madonna che silenzio c’è stasera” (1982); seguono due film che gli danno grande successo, anche come sceneggiatore: “Io, Chiara e lo Scuro” e “Son contento”, entrambi del 1983. Il David di Donatello e il Nastro d’argento come miglior attore segnano l’inizio di un decennio di affermazioni al botteghino e tra i critici, anche come regista. Titoli come “Casablanca, Casablanca” (1985), “Tutta colpa del Paradiso” (1985), “Willy Signori e vengo da lontano” (1989) e “Donne con le gonne” (1991) segnano un crescendo artistico che intercetta anche la musica, con una partecipazione al Festival di Sanremo (“Sarà per lei”; 1988). La parabola discendente è velocissima. Il flop di “OcchioPinocchio” (1994) e titoli successivi che non riescono a riaccendere la popolarità degli anni Ottanta, incidono sullo stato d’animo di un artista sensibile e multiforme. Una depressione lo tiene lontano dal set per anni. Ma nel 2006 la sua strada si blocca di nuovo. Stavolta per una brutta caduta che, nel 2006, lo fa entrare in coma. Qualche comparsata televisiva, dopo la lunga riabilitazione, consegna un Nuti che vuole ripartire, stavolta come scrittore. La sua biografia è uscita nel 2011, a cura del fratello, il compositore Giovanni Nuti. Nel 2017 la figlia Ginevra diventa la tutrice del padre, ricoverato alla clinica Villa Verde, dove è spirato.

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